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Talent Garden compie 10 anni: come funziona il gioiello italiano dell’innovazione digitale europea

A fine 2011 due ragazzi bresciani hanno fondato una startup oggi presente in otto Paesi europei con 18 campus, da Copenaghen a Madrid, da Dublino a Vienna. Ecco la storia del loro ecosistema digitale.

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“Creiamo campus per far crescere i talenti del digitale e connetterli globalmente”. Nello slogan di Talent Garden c’è già l’intuizione di una delle più intriganti startup tricolori degli ultimi anni: per creare idee e innovazione, la relazione umana all’interno di uno spazio condiviso è fondamentale. Nata dieci anni fa a Brescia, oggi “Tag” soffia su dieci candeline forte dell’espansione in otto Paesi europei, con 18 campus e oltre 4.500 innovatori tra startupper, agenzie, realtà corporate, freelance, investitori, media e studenti. È tra l’altro presente in Spagna, Danimarca, Irlanda e Francia, senza dimenticare il Mezzogiorno italiano, nel quale Talent Garden ha investito con altri partner oltre 9 milioni di euro per la creazione di tre campus.

 

Le origini

Ma andiamo con ordine. Tutto è iniziato alla fine del 2011, quando il poco più che ventenne Davide Dattoli lascia l’università e dopo una breve esperienza lavorativa si butta assieme all’amico Lorenzo Maternini in una startup che sarebbe diventata un punto di riferimento nell’ecosistema dell’innovazione europeo.

L’idea di fondo è quella di mettere assieme le persone che innovano in un luogo unico, aperto ventiquattr’ore al giorno, sette ore su sette, pensato per creare “contaminazione” di saperi, idee e competenze. Dieci anni fa gli spazi di coworking iniziavano ad andare di moda, ma Talent Garden ha saputo differenziarsi dai competitor per la creazione di un vero ecosistema. Nel mondo dei “taggers” infatti non si condividono solo gli spazi di lavoro, ma si organizzano eventi e soprattutto si fa formazione centrata sulle esigenze del mercato. La qualità del network, l’attrazione di talenti e la capacità di essere verticali nel settore del digitale permette di creare innovazione di alto livello.

 

Il salto di qualità

La community dei “tagger” non è passata inosservata. Il primo grande salto di qualità è arrivato nel 2016, con un aumento di capitale da 12 milioni di euro firmato da 500 Startups, famoso incubatore di San Francisco. Grazie a questo e a numerosi altri finanziamenti la startup tricolore ha continuato a crescere, con Dattoli che due anni fa è entrato nella lista di Forbes degli “under 30” più influenti d’Europa, unico italiano fra trecento giovani innovatori.

Nemmeno il coronavirus è riuscito a bloccare l’ambizioso business plan di espansione: in maggio è arrivato lo sbarco in Francia, a Lille, in una sede di 2.500 metri quadrati che offrirà spazi strategici a trecento persone. Nell’ottobre dell’anno scorso era stato invece inaugurato il campus di Barcellona, un edificio ecosostenibile di più di 4.500 metri quadrati nel distretto dell’innovazione 22@, all’interno del quartiere di Poblenou: un nuovo polo nel capoluogo catalano che si affianca a quello, in grande crescita, di Madrid.

All’inizio di quest’anno la startup italiana ha inoltre annunciato un piano da oltre nove milioni di euro (in partnership con Cdp Venture Capital Sgr-Fondo Nazionale Innovazione e Gama, il Family Office della famiglia Marzotto) per la creazione di tre campus in Campania, Puglia e Sicilia e più in generale per la trasformazione digitale del Mezzogiorno italiano. Il progetto punta ad accelerare l’imprenditorialità legata ai temi dell’innovazione e della tecnologia, favorendo il fenomeno del “South Working” e promuovendo la formazione sui temi del digitale.

 

La chiave del successo

Qual è stata la ricetta del successo di Talent Garden? Probabilmente quella di pensare in grande, “unendo i puntini” non solo su scala nazionale ma puntando all’Europa. Da sempre Dattoli è convinto che per innovare sia necessario mettere a sistema creatività, talento e conoscenze, dando vita a progetti esportabili e scalabili su scala europea. In modo da creare, appunto, un network senza confini.

«Il primo Paese dove andammo fu la Lituania - spiega Davide - un posto poco conosciuto ma giovane e molto internazionale: fu il bacino naturale dove testare il nostro modello e crescere. Poi ci siamo poco a poco allargati ad altre nazioni e capitali: Vienna, Copenaghen, Dublino, Madrid, Barcellona e altre ancora, tutte simili alle città italiane dove c’è tanta gente in gamba ma dove serve mettere i talenti in connessione con il resto d’Europa».

Sul fronte della formazione, Talent Garden offre percorsi flessibili e soprattutto molto pragmatici per formare le figure professionali oggi più richieste (come per esempio i data scientist). «La formazione dev’essere sempre più pratica e continua - spiega il giovane bresciano - . Non esiste più una diversità tra il mondo della formazione e del lavoro. Questi due universi sono totalmente connessi, senza barriere, in un processo di lifelong learning». Il credo di Dattoli è quindi affiancare al tradizionale curriculum universitario un portfolio di percorsi più verticali, che forniscano competenze molto concrete in cui riuscire a mettersi in gioco. Il tutto nel nome dell’inclusione di talenti, perché la diversità è il valore fondamentale per poter dare vita a una conversazione di qualità.

Accanto a coworking, eventi e formazione, Talent Garden ha infine una quarta anima: quella della consulenza alle imprese. «Le grandi aziende hanno molto bisogno di connettersi con le startup: ne abbiamo alcune che vengono a lavorare nei nostri campus non perché abbiano bisogno di uffici, ma perché la contaminazione che si crea negli “spazi Tag” è fondamentale. È il principio dell’open innovation: aprirsi agli altri». Tra l’altro la startup di Dattoli a sua volta è cresciuta grazie alla presenza in ecosistemi avanzati come quello di Copenaghen, dove il “design thinking” e altre tecniche creative per generare innovazione sono di casa da anni. E dove c’è tanto da imparare.

 

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