Undici miliardi di tonnellate di ghiaccio sciolto in un solo giorno in Groenlandia

È giunto il momento di entrare nel panico (o almeno di prestare maggiore attenzione). 

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L’annuncio che in Groenlandia si sono sciolti 11 miliardi di tonnellate di calotta glaciale in un giorno è un esempio degli effetti del cambiamento climatico che ha fatto notizia.  I video drammatici dello scioglimento dei ghiacciai sono diventati un fenomeno virale.  A parte la spettacolarità di queste immagini, normalmente è difficile attirare l’attenzione dei media sulla calotta glaciale della Groenlandia.  E questo è indubbiamente un problema.

Perché le cose stanno andando peggio di quanto credessimo.

Basti pensare che secondo il centro dati nazionale della NASA che monitora neve e ghiacciai, tra l’11 e il 20 giugno di quest’anno, la calotta glaciale della Groenlandia avrebbe perso 80 miliardi di tonnellate di ghiaccio.  Si tratta di una media di 8 miliardi di tonnellate ogni 24 ore per 10 giorni, un evento record per il riscaldamento climatico. La notizia è passata però quasi inosservata, probabilmente perché non c’erano video spettacolari che riprendevano il fenomeno.

Forse è vero il vecchio cliché per cui un’immagine vale più di mille parole.  Dopo tutto, la calotta glaciale della Groenlandia si sta sciogliendo da decenni, ma è un fenomeno a cui raramente si presta attenzione. Nel nord est della Groenlandia la calotta sta svanendo ancora più rapidamente di quanto prevedono i modelli sul clima. Secondo una recente ricerca, lo scioglimento più rapido si concentra nel sud ovest della Groenlandia dove i ghiacciai non finiscono in mare. Tale risultato, che ha colto di sorpresa molti scienziati del clima, tendenzialmente conferma che la causa del fenomeno è l’innalzamento delle temperature più che i cambiamenti delle correnti oceaniche.

Certamente, è possibile che la calotta di ghiaccio sia di fatto aumentata leggermente nel 2017. È altresì possibile che le nevicate del 2017 e del 2018 abbiano sostanzialmente bilanciato la perdita di ghiaccio. Prima che gli scettici del cambiamento climatico mi bombardino malignamente di “te l’avevamo detto” (@StepCarter), tenete però presente che sono solo possibilità. Sfortunatamente, il satellite GRACE (Gravity Recovery And Climate Experiment), il nostro strumento di misurazione più sensibile, ha smesso di trasmettere dati affidabili nel 2016 ed è stato disabilitato nel corso del 2017. (Una successiva missione è stata lanciata in orbita nel maggio 2018).

Inoltre, la recente crescita del ghiaccio sembra rappresentare un’anomalia nell’ambito della tendenza allo scioglimento a lungo termine. Gli stessi ricercatori danesi che hanno attirato l’attenzione sulle precipitazioni nevose hanno sottolineato che “la variazione della massa neutrale negli ultimi due anni non inizia neppure a compensare tali perdite, né sarà in grado di farlo”. 

Anche qualche illustre scettico sul cambiamento climatico ha iniziato ad ammettere che la scomparsa della calotta glaciale della Groenlandia è collegata ai cambiamenti del clima globale.  In un saggio che fa riflettere, il noto economista di Yale William Nordhaus sostiene che è già troppo tardi. In assenza di interventi di contenimento estremi che appaiono politicamente impossibili, scrive Nordhaus, la calotta glaciale della Groenlandia si scioglierà nel giro di qualche secolo, e ci vorranno molte generazioni per ricostituirla.

Cosa succederà? Secondo uno studio del 2017, la calotta glaciale della Groenlandia, che fino al 1993 contribuiva all’innalzamento del livello del mare per il 5% soltanto, oggi è responsabile per il 25% di tale variazione.  Lo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia negli ultimi 40 anni ha fatto salire il livello del mare solamente di poco più di un centimetro. Tuttavia, secondo i recenti modelli, la disintegrazione del ghiaccio della Groenlandia probabilmente farà innalzare il livello del mare lungo la costa orientale degli Stati Uniti di almeno 0,2 metri nel prossimo secolo. A meno che non si trascorra molto tempo in aree costiere, forse non sembra molto. Bisogna però tenere presente che questi pochi centimetri in più rappresentano l’inizio di un innalzamento di grandissima portata in futuro. (Certamente, lo scioglimento della calotta glaciale in Groenlandia può provocare effetti analoghi sulle coste dell’Europa).

Non fraintendetemi. So che i cambiamenti climatici pongono sfide più grandi che lo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia, per quanto tale evento possa sembrare drammatico. In questo momento però è un fenomeno che fa notizia, e che potrebbe essere impossibile bloccare.

Se tutto ciò è inevitabile, cosa possiamo fare? Si parla di adattamento e di contenimento dei danni.
Per adattamento intendiamo anche che dobbiamo imparare a convivere con ciò che succederà poi. Se sapremo adattarci con successo, potremo ridurre di sette volte il costo dei danni alle coste nel prossimo secolo. Per esempio, chi vive lungo la costa potrebbe spostarsi in altre aree. Sebbene alcuni attivisti considerino la mancanza di un intervento ufficiale un fallimento, un certo grado di adattamento potrebbe già essere in corso. Secondo la teoria della “gentrificazione climatica”, nel momento in cui si viene a conoscenza degli effetti del cambiamento climatico, chi può permettersi di spostarsi lo farà. In particolare, gli abitanti delle zone costiere inizieranno a spostarsi all’interno. Il fenomeno potrebbe essere già iniziato. Da uno studio del mercato immobiliare di Miami è emerso che dal 2000, le proprietà che si trovano ad altitudini più elevate si sono rivalutate più rapidamente rispetto a immobili analoghi ad altezze più basse. (La ricerca viene spesso citata erroneamente dalla stampa che riporta che gli immobili nelle zone costiere avrebbero perso valore).

Alcune forme di adattamento danno risultati positivi. Per esempio (non ridete!), un recente articolo su Nature Sustainability sostiene che a seguito del ritiro dei ghiacciai in Groenlandia, l’isola potrebbe diventare un esportatore di sabbia e ghiaia (di cui sembra ci sia carenza a livello mondiale). Negli Stati Uniti, molte aziende probabilmente potranno trarre profitto dalla necessità di rafforzare le infrastrutture.

I tentativi di contenere gli effetti del cambiamento climatico si riferiscono solitamente alla riduzione delle emissioni di gas serra. Ed è qui che spesso vengono presentate proposte normative draconiane e politicamente non realizzabili. L’ottimista che c’è in me è più interessato alle soluzioni tecnologiche. Gli attivisti del cambiamento climatico tendono a etichettare l’ingegneria climatica, o geoengineering, come una pratica “eclettica, messianica e per lo più non provata.” Tuttavia, considerata l’emergenza della crisi, dovremmo essere pronti a testare tutto il possibile.

Il traguardo più agognato è la capacità di eliminare i gas serra dall’aria senza costi.  La tecnologia per la cattura di carbonio, che si propone di utilizzare questi gas per creare carburanti sintetici, ha attirato l’attenzione di investitori importanti, come Bill Gates.  Anche le società che operano nel settore gas e petrolio sono comprensibilmente interessate.

Spero che questa tecnologia si riveli realizzabile. Come ho già detto, quando vengono proposte delle soluzioni ingegneristiche per contenere gli effetti del cambiamento climatico, i critici si affrettano a sostenere che gli interventi tecnologici non funzioneranno. Lo stesso avviene per la cattura del carbonio. Sa un po’ di magia.  Di tanto in tanto, però, qualche magia siamo riusciti a farla.  Se siamo convinti che la minaccia del cambiamento climatico è reale, e quanto sta accadendo in Groenlandia ne è la prova, non ci sono scuse, non possiamo lasciare nulla di intentato.

 

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