Covid-19: gli investitori scoprono nuovi modi per promuovere effetti sociali positivi

In primo piano

  • La pandemia da Covid-19 ha messo sotto i riflettori le prassi societarie ESG, richiamando l'attenzione su questioni come la salute pubblica, la gestione del capitale umano e le diseguaglianze sociali
  • Sempre più stakeholder si chiedono come coniugare l'attività d'investimento con la produzione di impatti ed effetti sociali positivi
  • In questo studio considereremo i diversi approcci adottati da AXA IM per consentire ai nostri clienti di realizzare questi obiettivi
  • Gli investitori possono influire positivamente sulla società investendo in diverse asset class ed esercitare un impatto sociale attraverso prassi di azionariato attivo e di partecipazione al voto

 

La pandemia da Covid-19 è stata un test per la sostenibilità delle imprese. Ha acuito l'attenzione del pubblico e degli investitori alle prassi ambientali, sociali e di governance (ESG), intensificando il focus sulla componente ‘sociale’. La cosa non ci sorprende. Il pilastro sociale dell'approccio ESG abbraccia una vasta gamma di aspetti, emersi per effetto del virus e delle conseguenti misure di lockdown. La pandemia ha fatto emergere diversi problemi connessi, tra l'altro, al trattamento dei lavoratori, alla gestione della supply chain, alle diseguaglianze di genere, alla diversità etnica, alla salute globale, ai sistemi scolastici e alla riservatezza dei dati.

È cresciuto così l'interesse degli stakeholder per investimenti capaci di promuovere effetti sociali positivi, sia intervenendo nell'immediato per l'emergenza sanitaria, sia con l'obiettivo a più lungo termine di contribuire a sviluppare una società più resiliente in caso di pandemia. Il tutto contestualizzato nella più ampia ambizione di compiere un passo decisivo verso il raggiungimento degli SDG delle Nazioni Unite¹.  In questo studio cercheremo di mettere in luce alcuni approcci adottati da AXA IM e illustreremo alcune delle sfide e delle opportunità con le quali abbiamo a che fare.

 

Pandemia e attenzione alle questioni sociali

La crisi sanitaria legata al Covid-19 ha in particolare destato preoccupazione per la salute e la sicurezza dei lavoratori e per la qualità delle condizioni di lavoro. Le misure di lockdown hanno accentuato l'attenzione del pubblico sui temi legati alla retribuzione dei lavoratori, alla sicurezza dell'occupazione e alla salute psicofisica ed emotiva dei dipendenti, oltre che alla necessità di adattarsi al lavoro da casa. Tutto questo è avvenuto in un momento in cui diseguaglianze e tassi di povertà erano già in crescita in molte delle principali economie.

La conseguenza a livello di investitori è stata una maggiore attenzione alle questioni sociali. In un'indagine condotta da JPMorgan è stato chiesto di valutare le implicazioni ESG più significative del Covid-19: al primo posto è risultato il capitale umano, al terzo il lavoro da casa (nel contesto di una politica HR che supporti lo sviluppo del capitale umano).

Le imprese non sono sole alle prese con questa nuova dinamica. A fronte della crescente rilevanza in termini finanziari e reputazionali delle questioni sociali per effetto della pandemia, governi e autorità politiche sono intervenuti a supporto del cambiamento in atto.

È importante che gli investitori comprendano le implicazioni di questo trend e che si tengano al passo con l'evoluzione politica e normativa.

Tra le varie misure adottate dai governi ricordiamo l'aumento della spesa sanitaria a favore dei lavoratori e delle fasce vulnerabili (ad esempio con benefici previdenziali, contributi speciali alle famiglie povere, sussidi per percettori di salario minimo, pagamento dei dipendenti senza ricorso al permesso per malattia, accesso a piani assicurativi per i lavoratori). L'attività si è inoltre concentrata sui settori più colpiti (concedendo esenzioni dal versamento dei contributi previdenziali, finanziamenti a copertura dei costi del personale, proroga delle scadenze fiscali), oltre che su politiche di contrasto di aumenti ingiustificati dei prezzi. Le principali misure varate dalle autorità politiche nazionali per limitare le ripercussioni economiche e umane della pandemia sono state monitorate dal Fondo monetario internazionale.

Investire per un impatto sul capitale umano - la prospettiva del gestore

Questa crisi sanitaria ha cristallizzato la necessità di una più rapida evoluzione dei nostri modelli economici e societari, tenendo conto di tutti gli stakeholder. Per AXA IM, la pandemia ha rafforzato l'importanza di integrare obiettivi sociali nella nostra strategia d'impresa.

Questo aspetto emerge con particolare rilevanza nella strategia Human Capital Impact Equity e nel dialogo mirato che abbiamo intrattenuto nel corso di quest'anno con il management delle società in cui investiamo, cercando di scoprire l'importanza attribuita al benessere dei dipendenti durante la pandemia. In questo periodo la sicurezza e la protezione delle persone sono diventate una priorità non negoziabile, ed è emersa la necessità di implementare in fretta modalità di lavoro da casa – a un livello mai visto prima.

La buona notizia, almeno in un primo tempo, è stata che quasi tutte le società in cui investiamo hanno adottato misure efficaci, e non hanno denunciato cali di produttività. Non ne siamo sorpresi, poiché da sempre  selezioniamo società attente alle esigenze del capitale umano e al benessere dei dipendenti.

La prova reale in futuro sarà l'evoluzione delle nuove modalità di lavoro in sistemi formalizzati e in politiche aziendali. Le migliori imprese con l'approccio più avanzato alla gestione del capitale umano dovranno tenere conto di fattori psico-sociali e di aspetti legati alla cultura d'impresa, alla gestione dei progetti, alla fidelizzazione dei dipendenti e alla capacità di attrarre nuovi collaboratori.

All'interno della strategia Human Capital Impact Equity, cerchiamo di supportare le imprese che ci sembrano rispettare le migliori prassi di mercato in termini di gestione del personale, e quelle più capaci di trasformare le proprie prassi e di favorire la transizione sociale. L'idea centrale è che vi sia un potenziale vantaggio per gli investitori intenzionati a supportare queste imprese, sia tramite l'allocazione di capitale, sia attraverso un dialogo attivo. È importante rilevare il ruolo prioritario che attribuiamo a un dialogo costante e costruttivo con il management e con gli organi direttivi su questioni rilevanti legate al capitale umano, anziché limitarci a imporre il nostro modo di vedere. Secondo la nostra esperienza, le imprese sono sempre più disponibili a un dialogo attivo sulle questioni sociali. La ragione di questa disponibilità è duplice. Da un lato, vogliono migliorarsi, ma, dall'altro, non vogliono sfigurare rispetto agli altri operatori del settore/mercato nel momento in cui potenziali investitori dovranno decidere a chi destinare i propri fondi. Grazie all'engagement attivo con il management abbiamo avuto accesso a più informazioni qualitative sulle società, che ci hanno consentito di comprenderle più a fondo.

Resta comunque difficile avere accesso a dati societari rilevanti e comparabili. I problemi evidenziati nella nostra ricerca Human Matters sono ancora rilevanti. Le società faticano a selezionare indicatori di performance (KPI) e parametri adeguati. Inoltre, in alcune giurisdizioni la divulgazione di alcuni dati può essere vietata o soggetta a limitazioni. La nostra attività di engagement ha lo scopo di superare l'attuale mancanza di trasparenza per ottenere maggiori informazioni sulla performance aziendale. Lo facciamo richiedendo l'uso di indicatori con definizioni e parametri in linea con l'informativa societaria standard consolidata e incoraggiando le imprese a divulgare al pubblico i risultati ottenuti.

 

Addestramento e perfezionamento professionale dei dipendenti – un fattore determinante nella gestione del capitale umano

Anche prima della pandemia, il luogo di lavoro era soggetto a numerosi cambiamenti tecnologici e oggetto di nuove aspettative da parte della società civile. La diffusione della digitalizzazione, dell'automazione e della sostenibilità hanno indotto le imprese ad adattarsi nel tempo alle nuove competenze e capacità richieste ai propri collaboratori. Molte mansioni sono soggette a una rapida evoluzione; alcune andranno a scomparire, mentre emergeranno lavori completamente nuovi.

Il World Economic Forum (WEF) ha previsto che potrebbero aprirsi sei milioni di opportunità di lavoro a livello mondiale nelle professioni emergenti tra il 2020 e il 2022. Si tratta di nuove posizioni legate alla tecnologia rese possibili dalla digitalizzazione e dall'automazione. Per di più, circostanze eccezionali come la pandemia del 2020 hanno costretto i dipendenti e le imprese ad essere più flessibili nella gestione del lavoro, un'attitudine essenziale per aumentare la capacità dell'organizzazione di riprendersi dalla crisi.

Prima della pandemia, la metà delle imprese nel mondo faticava già a coprire alcune  posizioni per mancanza di candidati con le qualifiche necessarie. I CEO delle società più importanti, in risposta a un'indagine condotta da PricewaterhouseCoopers, hanno dichiarato che, tra i fattori che minacciano le loro organizzazioni, al terzo posto c'è l'accesso a competenze ed esperienze chiave.

In che modo le imprese e i loro dipendenti dovrebbero adeguarsi alla rapida e talvolta imprevedibile evoluzione dell'ambiente di lavoro? A nostro avviso formazione e sviluppo – perfezionamento professionale, riqualificazione, apprendimento permanente – sono strumenti adeguati per affrontare la carenza di competenze. Assumere un nuovo dipendente costa molto e richiede parecchio  tempo: si stima che il reclutamento e i costi connessi valgono circa in media sei mesi di retribuzione[1]. Inoltre, i dipendenti si aspettano sempre più dal datore di lavoro un percorso formativo nell'ambito del pacchetto di incentivi[2].

Conviene economicamente alle società – sia in modo indipendente sia tramite collaborazioni nel proprio settore – evitare di contribuire alla creazione dei cosiddetti "stranded workers" (lavoratori non collocabili nel mercato del lavoro che rischiano di restare intrappolati in situazione di inattività). Crediamo inoltre che possa essere vantaggioso anche per gli investitori saper rispondere alla sfida delle competenze, destinando i propri capitali alle imprese più preparate e più agili. Indipendentemente dai vantaggi più generali per la società civile e per l'economia, da un'analisi condotta negli USA è emerso che un investimento complessivo di 4,7 miliardi di dollari potrebbe riqualificare un quarto dei lavoratori con lavori divenuti obsoleti, con un buon rapporto costi-benefici. Questo dovrebbe incoraggiare le imprese a esplorare i vantaggi del riaddestramento / perfezionamento professionale prima di licenziare e assumere personale per lavori obsoleti o in transizione.

 

Costi/benefici della riqualificazione e del perfezionamento professionale rispetto a esuberi e assunzioni esterne

Fonte: Towards a reskilling revolution, World Economic Forum, AXA IM

 

Sarà importante sviluppare sia le hard skill (competenze tecniche) che le soft skill (competenze trasversali: leadership, creatività, empatia e capacità di adattamento). Si tratta di competenze non sostituibili dalle macchine, che saranno ancora più preziose nel futuro ambiente di lavoro dove predomina la tecnologia.

 

Investire promuovendo diversità e inclusione

I concetti di diversità e inclusione negli ultimi anni si sono affermati come importante area d'investimento e di engagement, con particolare riguardo alla diversità di genere. Ne sono derivate alcune norme importanti, ad esempio l'obbligo di informativa sul divario retributivo di genere nel Regno Unito, l'Indice di parità professionale tra uomini e donne in Francia e le quote di genere negli organi direttivi delle società in California. Questi argomenti suscitano sempre più interesse – un trend ulteriormente rafforzato da due eventi del 2020.

In primo luogo, gli effetti della crisi economica causata dalla pandemia hanno accentuato le diseguaglianze sociali. Secondo l'ex presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, gli effetti della recessione negli Stati Uniti sono stati più che mai squilibrati, aggiungendo che “i settori più duramente colpiti dal Covid sono quelli che impiegano in misura preponderante donne, minoranze (etniche) e lavoratori a basso reddito”.

Le donne sono in prima linea nell'emergenza sanitaria, rappresentando il 70% degli operatori sociosanitari nel mondo. Il lockdown ha anche aumentato i casi di violenza domestica contro le donne. Il contributo degli uomini alle faccende domestiche durante il confinamento può essere aumentato, ma il peso delle attività domestiche e di cura non retribuite a carico delle donne – in tempi normali circa il triplo di quello degli uomini – si è comunque intensificato.

Secondariamente, gli eventi tragici all'origine delle proteste del movimento Black Lives Matter negli Stati Uniti hanno chiaramente messo sotto i riflettori la diversità etnica e razziale nel mondo delle imprese e nel settore finanziario. È in gioco la reputazione delle società restie a prendere posizione in modo credibile sulla questione della diversità e della giustizia razziale, integrandola nella propria strategia d'impresa. S&P ha riscontrato che le imprese più reattive quotate nell'S&P 500 al 25 giugno erano quelle del settore finanziario e di comparti a diretto contatto con i consumatori.

Fonti: Canali societari sui social, siti societari, S&P Global Ratings, dati al 25 giugno 2020. Copyright 2020, Standard & Poor’s Financial Services LLC. Tutti i diritti riservati.

 

Le società che trascurano l'importanza della diversità e dell'inclusione possono rischiare di perdere clienti, ma anche dipendenti e potenziali candidati. Glassdoor, un sito in cui i lavoratori possono dare un voto ai datori di lavoro, quest'anno ha aggiunto un nuovo elemento di valutazione, consentendo agli utenti di esprimere un giudizio sulle imprese anche riguardo a diversità e inclusione. L'introduzione è stata decisa sulla scorta di un'indagine da cui è emerso che, per il 76% di chi cerca un'occupazione, la diversità è un criterio essenziale di scelta del posto di lavoro.

Nonostante le dichiarazioni di impegno per la giustizia razziale, dalla ricerca di MSCI ESG è emerso che, al momento, solo circa un quarto di 375 grandi aziende quotate in borsa negli Stati Uniti divulga informazioni sulla composizione etnica dei suoi organici[3], e solo l'8% ha reso pubbliche tutte le informazioni richieste dalla US Equal Employment Opportunity Commission. Tali informazioni includono dati sulla percentuale o sul numero di dipendenti per razza e dettagli relativi alla diversità negli incarichi di responsabilità e nelle funzioni esecutive/di senior management.

L'eco degli eventi americani si è diffuso anche oltreoceano. Le valutazioni delle performance societarie oggi sono limitate dai vincoli alla pubblicazione dei dati sulla diversità etnica, con l'eccezione del Regno Unito. Gli investitori si aspettano trasparenza e assunzione di responsabilità rispetto alla diversità e faranno uso dei loro diritti di azionisti per esprimere pareri e fare emergere eventuali criticità. La Global Benchmark Survey Policy pubblicata nel 2020 dall'ISS (Institutional Shareholder Services) ha rivelato che quasi il 75% degli investitori si aspetta che le società rendano pubblica la composizione demografica dei propri organi direttivi, anche riguardo all'appartenenza etnica, se consentito dalla legge.

 

Sviluppo di una nuova politica di voto sulla diversità di genere in AXA IM

Quest'anno abbiamo potenziato la nostra politica di voto sulla diversità di genere, estendendola anche ai paesi in via di sviluppo e rafforzando i nostri standard nei mercati sviluppati. Ciò che ci aspettiamo nei mercati sviluppati è che i consigli di amministrazione societari siano composti pre almeno un terzo dal genere meno rappresentato (in quasi tutti i casi le donne – con qualche rara eccezione). Nei mercati sviluppati, e anche in Giappone, richiediamo il 10%. Per dettagli completi potete leggere qui. Queste nuove norme sul voto son già applicate nei mercati in via di sviluppo e saranno attivate da partire dal 2021 per le economie sviluppate.

 

Leader nell'engagement collaborativo - 30% Club France Investor Group

Nel 2020, AXA IM è stata tra le società artefici del lancio del 30% Club France Investor Group, in cui ricoprirà funzioni di copresidenza. L'iniziativa ha lo scopo di indurre le imprese francesi a includere almeno il 30% di donne negli organi esecutivi entro il 2025. Focus principale dell'iniziativa saranno le società dell'indice SBF 120. Il Gruppo riconosce la necessità di migliorare la diversità nelle aziende in tutte le sue forme. Tuttavia, in considerazione delle norme sull'informativa vigenti in Francia, le attività di stewardship si concentreranno sulla diversità di genere, fino a ulteriore avviso. La nostra appartenenza al 30% Club Investor Group nel Regno Unito – il modello originale – è iniziata già da qualche anno. In parallelo, abbiamo intrattenuto anche un dialogo costante con le imprese sui temi della diversità di genere in quattro paesi (Cina, Germania, India e Giappone), dove la nostra ricerca ha individuato importanti ostacoli alle pari opportunità di carriera.

 

Investire in Covid Bonds – la pandemia ha generato una nuova asset class

Il 2020 è stato un anno decisivo per il mercato dei social bond. Le emissioni di questo tipo di titoli erano rimaste limitate, fino a quest'anno, rispetto al mercato in rapida crescita dei green bond. Ciò era principalmente dovuto alla difficoltà di trovare un pool sufficiente di asset sociali idonei in cui investire il ricavato della raccolta obbligazionaria. Un'altra difficoltà era legata alla selezione e alla pubblicazione di dati su indicatori utili di performance e impatto sociale.

I social bond, i cui proventi servono a finanziare o rifinanziare progetti con ricadute sociali positive, hanno trovato applicazione per raccogliere fondi destinati ad affrontare gli effetti della crisi innescata dal Covid-19. Per fare qualche esempio, lo strumento è servito per finanziare nell'immediato i sistemi sanitari nazionali e progetti legati all'assistenza sanitaria, oltre che per supportare la resilienza dei sistemi economici attraverso prestiti a sostegno delle piccole e medie imprese durante l'emergenza. A metà ottobre i social bond e i sustainability bond – che finanziano progetti in ambito ambientale e sociale – rappresentavano rispettivamente il 20% e il 27% di tutte le emissioni obbligazionarie con proventi destinati a progetti sostenibili, contro il 5% e il 15% rispettivamente di tutto il 2019. Le emissioni di social bond a fine settembre hanno toccato il valore massimo di 56 miliardi di dollari, quasi tre volte più di quello raggiunto nel 2019

 

Evoluzione del mercato dei sustainability bond

Fonte: Natixis Green and Sustainable Hub, 16 ottobre 2020

 

L'accesso al mercato dell'Unione europea con il meccanismo di assistenza finanziaria da 100 miliardi di euro SURE (Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency), che prevede l'emissione di social bond entro la fine del 2021, accrescerà l'importanza del mercato dei social bond, il cui peso sarà inevitabilmente rivisto al rialzo. Il programma SURE farà dell'UE il più grande emittente di social bond e farà quasi triplicare le dimensioni del mercato.

In qualità di investitori attivi nel mercato delle emissioni obbligazionarie con proventi destinati a progetti sostenibili – il nostro portafoglio al 30 settembre evidenziava un AuM di 10 miliardi di euro in green bond, social bond e sustainability bond – abbiamo modificato il nostro sistema di analisi e di due diligence ai fini della valutazione dei Covid-19 bond. A oggi, abbiamo approvato investimenti in circa 30 obbligazioni di questa nuova categoria. Questo mercato ci sembra efficiente e scalabile e crediamo che possa consentire agli investitori di contribuire a finanziare la battaglia contro la pandemia. 

Alcuni emittenti di green bond dedicano il ricavato delle loro emissioni a finanziare gli sforzi di ripresa dalla pandemia, sfruttando l'accresciuto interesse per progetti con ricadute sociali positive. Da molti anni ormai molti green bond, oltre ad avere un impatto positivo sull'ambiente, hanno anche un effetto secondario positivo a livello sociale.                

Man mano che, col passare del tempo, l'informativa sull'impatto ambientale dei green bond si perfeziona, incoraggiamo gli emittenti a completare le informazioni fornite con l'aggiunta di KPI relativi agli effetti sociali. Si tratta di un aspetto particolarmente rilevante per progetti green idonei che migliorano gli standard di vita delle comunità circostanti, ad esempio nell'ambito dei trasporti puliti o della gestione sostenibile dell'acqua e delle acque reflue.

Alcuni emittenti, tra cui l'African Development Bank Group, hanno aggiunto già da qualche anno una componente sociale all'informativa sull'impatto dei green bond. È ora che anche altri emittenti seguano questo esempio e che facciano un salto di qualità nell'informativa.

 

Note

1 - Society for Human Resource Management, 2019

2 -HR Review

3 - MSCI Research, Corporate racial diversity : overview and challenge. Dati relativi a 373 componenti USA dell'indice MSCI ACWI al 30 novembre 2018

 

Disclaimer

Il presente documento ha finalità unicamente informativa e i relativi contenuti non vanno intesi come ricerca in materia di investimenti o analisi su strumenti finanziari ai sensi della Direttiva MiFID II (2014/65/UE), raccomandazione, offerta o sollecitazione all’acquisto o alla vendita di strumenti finanziari o alla partecipazione a strategie commerciali da parte di AXA Investment Managers o di società ad essa affiliate. I pareri, le stime e le previsioni qui riportati sono il risultato di elaborazioni soggettive e potrebbero essere modificati senza preavviso. Non vi è alcuna garanzia che eventuali previsioni si concretizzino. Informazioni su terze parti sono riportate unicamente per fini informativi. I dati, le analisi, previsioni e le altre informazioni contenuti nel presente documento sono forniti sulla base delle informazioni a noi note al momento della predisposizione degli stessi. Pur avendo adottato ogni precauzione possibile, non viene rilasciata alcuna garanzia (né AXA Investment Managers si assume qualsivoglia responsabilità) sull’accuratezza, affidabilità presente e futura o completezza delle informazioni contenute nel presente documento. La decisione di far affidamento sulle informazioni qui presenti è a discrezione del destinatario. Prima di investire, è buona prassi rivolgersi al proprio consulente di fiducia per individuare le soluzioni più adatte alle proprie esigenze di investimento. L’investimento in qualsiasi fondo gestito o promosso da AXA Investment Managers o dalle società ad essa affiliate è accettato soltanto se proveniente da investitori che siano in possesso dei requisiti richiesti ai sensi del prospetto informativo in vigore e della relativa documentazione di offerta.

Qualsiasi riproduzione, totale o parziale, delle informazioni contenute nel presente documento è vietata.

A cura di AXA Investment Managers SA, società di diritto francese con sede legale presso Tour Majunga, 6 place de la Pyramide, 92800 Puteaux, iscritta al Registro delle imprese di Nanterre con numero 393 051 826. In altre giurisdizioni, il documento è pubblicato dalle società affiliate di AXA Investment Managers SA nei rispettivi paesi.

© AXA Investment Managers 2020. Tutti i diritti riservati.