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Così il Covid ha dato vita all'e-commerce di quartiere in Italia

Integrato con i negozi fisici di prossimità, per consegnare i prodotti (o farli ritirare) in giornata: è questo uno dei nuovi volti degli acquisti online durante una pandemia che ha rappresentato l’affermazione definitiva del commercio elettronico. Ecco le novità nei modelli di business del digital shopping e cosa cambia per i consumatori.

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Era già accaduto nel 2002/2003, durante l’epidemia di SARS (un altro coronavirus) in Estremo Oriente. Il contagio di allora, con le sue esigenze di distanziamento sociale, aveva dato un impulso decisivo alla “digital transformation” del retail tradizionale cinese, per esempio facendo evolvere la sconosciuta catena di negozi fisici Jingdong Century Trading nell’attuale e potentissima JD.com, una delle più grandi piattaforme di e-commerce del mondo, quotata al Nasdaq di Wall Street. Oppure dando vita a Taobab, la piattaforma lanciata nel 2003 da Alibaba per aiutare piccoli negozi e singoli imprenditori a vendere online direttamente ai consumatori.

Il copione si è ripetuto con il coronavirus del 2020/21, che ha cambiato volto all’e-commerce in tutto il mondo. Come spiega una recente ricerca dell’Ocse (“E-commerce in the time of Covid 19”), milioni di consumatori hanno saltato di slancio gli ostacoli tecnologici e culturali che li tenevano lontani dagli acquisti online, per esempio vincendo la diffidenza verso il denaro elettronico.

 

Nuovi utenti e nuovi modelli di business

Un’indagine di McKinsey ha rivelato come a livello globale metà del recente boom dell’e-commerce arrivi da utenti (in buona parte non giovani) che mai in precedenza avevano acquistato online. Mentre sul fronte aziendale si sta definitivamente affermando un modello complementare e integrato di esperienza d’acquisto, in parte fisica e in parte digitale. Con tutto quello che ciò comporta in fatto di allestimento di negozi reali e piattaforme internet, ma anche di logistica e di modelli di business (tra cui il livestreaming).

All’analisi dell’Ocse non è sfuggito il fatto che, durante la pandemia, Amazon sia cresciuta meno dei concorrenti: il colosso di Seattle ha messo a segno un incremento delle vendite del 26% nel primo trimestre del 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno prima, ma allo stesso tempo ha perso terreno rispetto a concorrenti più tradizionali. Nel settore e-commerce statunitense la quota di mercato dell’azienda di Jeff Bezos è scesa dal 42,1% del gennaio 2020 al 38,5% di giugno, mentre sono salite sia Walmart (dal 4,2% al 5%) che Target (dal 2,2% al 3,5%), ovvero grandi catene retail dotate di ipermercati e magazzini che facilitano un’esperienza fisica di prova del prodotto e di consegna o ritiro in tempi brevi.

 

In Italia boom degli acquisti online su piattaforme locali

Ma la vera, grande novità è la nascita un po’ dappertutto dell’“e-commerce di prossimità”. Costretti dai lockdown ad abbassare le saracinesche, molti piccoli negozianti sono ricorsi a piccole piattaforme locali di vendita digitale per poter consegnare a domicilio la propria merce. In Italia il fenomeno è stato molto evidente, sia nelle grandi città che in alcuni piccoli centri, contribuendo non poco al boom senza precedenti degli acquisti online. Qualche dato sul nostro Paese: secondo l’Osservatorio eCommerce B2c della School of Management del Politecnico di Milano, quest’anno il giro d’affari dell’e-commerce di prodotto è destinato a una crescita record di 5,5 miliardi di euro rispetto al 2019, raggiungendo i 23,4 miliardi di euro. Con il Food&Grocery che da solo ha generato 2,7 miliardi di euro di acquisti (+70% rispetto al 2019).

 

 

In Italia i nuovi e-commerce di prossimità stanno spuntando come funghi, mettendo a segno crescite verticali del giro d’affari. Ci sono per esempio “Io resto a casa delivery” creato a Milano da un’agenzia di comunicazione digitale e da una società specializzata nelle convenzioni aziendali; “Daje Shop” partito su iniziativa di tre giovani nel quartiere Monteverde di Roma; “Rialzati.it” a Udine e persino “Cecina Delivery” nel piccolo comune toscano.

Si tratta di servizi di consegna a domicilio che permettono ai clienti - anche quelli meno giovani e più in difficoltà con la tecnologia - di continuare a rifornirsi nei negozi di fiducia senza entrarci fisicamente, con consegne in giornata. Oppure di ricorrere al sistema “Click&Collect”, ovvero l’acquisto online (via siti, app o social) seguito dal ritiro in negozio, a orari prestabiliti, per evitare le lunghe file all’ingresso. Il tutto sfruttando quello che Amazon non potrà mai avere: il rapporto diretto di fiducia “fisico” tra negoziante e cliente.

Non è un caso che la stessa Shopify, una delle più famose piattaforme mondiali di e-commerce, si sia adeguata alle nuove tendenze allargando il suo modello di business ai negozi fisici di prossimità. Tutto sta cambiando molto in fretta. E anche nello shopping (come per scuola e lavoro), dopo la pandemia nulla sarà come prima.

 

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