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Il futuro dei veicoli autonomi: la Cina alla guida

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La trasformazione dei comportamenti di consumo orientata a modalità di lavoro e di vita a elevato contenuto digitale ha impresso un'accelerazione agli sviluppi verso un futuro driverless.

Anche prima del Covid-19, il potenziale del mercato era stato ampiamente anticipato, sottolineandone i vantaggi legati a un migliore utilizzo dei veicoli e alla riduzione delle emissioni di CO2 grazie alla presenza su strada di auto, camion e bus meno ingordi di carburante. Oggi, spinta dal desiderio di superare le restrizioni e le paure per la salute legate alla diffusione del coronavirus, la corsa mondiale riscalda i suoi motori.

Cina e Stati Uniti si contendono la pole position, come dimostra, tra le tante cose, l'accelerazione dei test sui veicoli senza conducente in entrambi i paesi. Inoltre, durante la pandemia i veicoli autonomi sono stati utilizzati per il trasporto di cibo e forniture mediche al personale sanitario e al pubblico, mentre molte case automobilistiche e aziende tecnologiche leader hanno investito miliardi di dollari in tecnologia driverless.

Tutti buoni motivi per essere ottimisti. Si stima, ad esempio, che il mercato mondiale dei veicoli autonomi supererà i 200 miliardi di dollari entro il 20253.

 

Cina e Stati Uniti fanno grandi passi avanti nella corsa tecnologica

Prima della pandemia, lo sviluppo dei veicoli autonomi si concentrava soprattutto negli Stati Uniti. La Silicon Valley è per lo più considerata il luogo di nascita della tecnologia driverless. Le società in questo distretto nel 2019 hanno accumulato oltre milioni di kilometri, con un incremento di oltre mille kilometri rispetto al 20184.

Tuttavia, la generica ambizione della Cina nella ricerca di soluzioni tecnologiche per l'applicazione dell'intelligenza artificiale (AI) fa capire come il paese punti a un futuro senza conducente. La presenza di un quadro normativo nazionale più favorevole costituisce un importante fattore di spinta verso la realizzazione di questo obiettivo, oltre alla dimostrata efficienza cinese nello sviluppo di nuove tecnologie.

I dati di Capgemini, per esempio, indicano la preferenza del mercato cinese per la guida autonoma al 60%, molto più che nel resto del mondo, segno dell'accettazione delle nuove tecnologie, inclusi i sistemi driverless, da parte della popolazione.

I produttori cinesi di veicoli autonomi, inoltre, non si limitano al mercato interno, ma hanno richiesto l'autorizzazione a condurre prove in California.

Un esempio emblematico è quello della start-up AutoX. Cresciuta grazie alla stretta relazione con le autorità locali di Shanghai e Shenzhen, che negli ultimi anni hanno condotto prove su veicoli a guida autonoma, a metà 2020 è stata la prima società cinese a ottenere il nullaosta del California Department of Motor Vehicles per iniziare a testare auto senza conducente in alcune zone di San Jose.

Anche l'importanza del 5G in funzione di enabler favorisce la Cina rispetto alla capacità di realizzare la propria aspirazione a un futuro a guida autonoma – secondo alcuni studi di settore, ridurrebbe il costo della strumentazione di bordo grazie alla possibilità di controllare da remoto parte delle funzioni computerizzate.

Sulla base di questo e di altri esempi simili circa i progressi compiuti nel settore, alcune analisi prevedono che la Cina diventerà presto il più grande mercato mondiale in questo universo.

McKinsey, per esempio, stima che nel 2040 questi veicoli potranno rappresentare fino al 66% del chilometraggio per trasporto passeggeri, generando entro quell'anno oltre mille miliardi di dollari di ricavi da servizi di mobilità, e 900 miliardi di dollari grazie alla vendita di veicoli autonomi. In termini unitari, significa che i veicoli autonomi rappresenteranno poco più del 40% delle vendite di veicoli nuovi nel 2040, pari al 12% della base installata.

 

Capitalizzare l'impegno della Cina

Nonostante il grande fermento, la strada verso una vera e propria rivoluzione driverless è ancora lunga. Una delle principali difficoltà è la necessità di dimostrare la superiorità di questa tecnologia rispetto alla guida umana, e la sua capacità di adattarsi agli stili di guida locali, alle condizioni stradali e al codice della strada. Manca inoltre una metrica efficace e universalmente riconosciuta, come pure non c'è consenso sulle modalità di implementazione, e permangono dubbi rispetto alla fiducia del pubblico nella nuova tecnologia e nella sua applicazione.

Allo stesso tempo, il costo elevato del componente critico - il sistema avanzato di assistenza alla guida (ADAS) - rallenta per il momento il tasso di produzione cinese. Di conseguenza, quasi tutti i veicoli driverless nel paese non sono ancora dotati di sistemi ADAS.

Eppure, l'opportunità che si presenta è grande, soprattutto in Cina, dove i colossi di Internet e alcune case automobilistiche affermate concentrano i propri sforzi nella ricerca sulle auto a guida autonoma.

Forse la più grande prova della volontà del paese di arrivare alla fase di commercializzazione va vista nella presenza del Presidente Xi Jinping a una cerimonia a fine luglio 2020 per il lancio del sistema di navigazione satellitare BeiDou-3.

L'impegno del governo si evince anche dal comunicato congiunto sullo standard industriale nazionale dell'Internet of Vehicles emesso, sempre a fine luglio, da quattro ministeri – il Ministero dell'industria e dell'informatica, il Ministero dei trasporti, il Ministero della pubblica sicurezza e le Standardization Administration of China.

In sintesi, l'obiettivo è quello di introdurre un sistema integrale di standardizzazione per i trasporti intelligenti entro il 2022/2025. La politica punta inoltre sugli investimenti pubblici nell'infrastruttura ‘Internet of Vehicles’ e sul miglioramento del tasso di adozione dei veicoli a guida autonoma nel paese.

 

Potenziale di commercializzazione

Se plausibilmente ci vorrà diverso tempo prima di poter fruire di queste nuove tecnologie, il settore dei veicoli a guida autonoma presenta alcune aree con un promettente potenziale commerciale – dai RoboTaxi alla consegna dell'ultimo miglio, fino al trasporto merci e ai trasporti pubblici.

Nel segmento dei bus a guida autonoma, per esempio, dall'ultima ricerca di mercato condotta da Technavio emerge che, a partire dal 2020-2024, si prevede un incremento globale di 2.364 unità – per il 45% nella regione Asia Pacifico – con una probabile accelerazione del settore nell'arco di tempo considerato.

Rispetto alla Cina, Pechino, prima città del paese a testare auto senza conducente su strada nel 2017, è tra le città al mondo più proattive in vista dell'affermazione futura dei veicoli autonomi, che avranno un ruolo di rilievo in alcuni prossimi importanti eventi come le Olimpiadi invernali e le paralimpiadi del 2022.

Nonostante qualche difficoltà, forse è solo questione di tempo prima che i veicoli a guida autonoma rivoluzionino la nostra mobilità, e se dovessimo puntare sul primo paese che ne realizzerà la commercializzazione, potrebbe valere la pena di scommettere sulla Cina.

 

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