AXA WF Defensive Optimal Income

ISIN LU0094159042

Last NAV 70,7100 EUR as of 24/01/20

Panoramica

Obiettivo d'investimento

Il Comparto è gestito attivamente e in maniera discrezionale al fine cogliere le opportunità offerte da un'ampia gamma di classi d'attivi, con una strategia d'investimento fondata su:- Allocazione di attivi tattica (basata su opinioni macroeconomiche a medio termine e sull'individuazione di opportunità del mercato a breve termine)- Costruzione del portafoglio al fine di gestire i rischi conformemente allo scenario di mercato e all'obiettivo del fondoIl gestore mira a raggiungere l'obiettivo del Comparto investendo in una gamma di azioni (fino al 35% del patrimonio netto del Comparto) o esponendo il Comparto ad esse e/o investendo in titoli di debito trasferibili emessi da governi, società o istituzioni di paesi appartenenti all'OCSE. Tuttavia, il gestore potrà investire fino al 15% dei suoi attivi in azioni e/o titoli di debito trasferibili emessi da governi, società o istituzioni di paesi non appartenenti all'OCSE.All'interno del suddetto 35%, il Comparto può investire fino al 20% dei suoi attivi in società a piccola capitalizzazione.Il Comparto non investirà oltre il 15% dell'attivo netto in titoli di debito trasferibili con rating sub-investment grade.La selezione degli strumenti di credito non è esclusivamente e meccanicamente basata sui relativi rating di credito pubblicamente disponibili, ma anche su un'analisi interna del rischio di credito o di mercato. La decisione di acquistare o vendere attivi è inoltre basata su altri criteri di analisi del gestore.Se il gestore è dell'opinione che esiste un rischio di significativo di movimento avverso del mercato, il Comparto potrà detenere la totalità dei suoi attivi sotto forma di liquidità, equivalente di liquidità e/o strumenti del mercato monetario. Il Comparto mira a ottenere una crescita di capitale a medio termine investendo in un portafoglio diversificato comprendente un'ampia classe di attivi attraverso un approccio difensivo che mira a limitare al 5% la volatilità annualizzata. Il Comparto applica gli Standard ESG (ambientali, sociali e di governance) di AXA IM disponibili alla pagina www.axa-im.com/en/responsible-investing.L'esposizione totale del Comparto sarà monitorata misurando il Valore a Rischio (VaR) assoluto, con un VaR massimo del 1,10%, orizzonte temporale di cinque (5) giorni lavorativi e un livello di confidenza del 95%, che corrisponde a un VaR del 3,11% con orizzonte temporale di venti (20) giorni lavorativi e un livello di confidenza del 99%, in base alla supposizione di una distribuzione normale del VaR. Ciò significa che esiste un 5% di probabilità che una perdita subita dal Comparto entro cinque (5) giorni lavorativi possa essere superiore al 1,10% del valore patrimoniale netto del Comparto, in normali condizioni di mercato.Il gestore prevede che il livello di leva del Comparto, in base alla somma dell'approccio nozionale, sarà compreso tra 0 e 3. Tuttavia, si intende richiamare l'attenzione di ciascun investitore del Comparto sul fatto che il livello effettivo di leva del Comparto potrebbe essere superiore rispetto al livello atteso come sopra esposto, a seconda delle condizioni di mercato.La strategia d'investimento può essere raggiunta attraverso investimenti diretti e/o derivati stipulando Credit Default Swaps e Total Return Swaps. Gli strumenti derivati possono essere usati anche a fini di copertura.Il Comparto sarà gestito con una sensibilità del tasso d'interesse compresa tra -2 e 8. La sensibilità è un indicatore che misura l'impatto sul valore del Comparto di una variazione dell'1% del tasso d'interesse del mercato.Il Comparto può investire fino al 5% del proprio patrimonio netto in contingent convertible bond ("CoCo bond").

Indicatori di rischio

Indicatore sintetico di rischio e rendimento (SRRI)

1 2 3 SRRI Value 4 5 6 7

La categoria di rischio viene calcolata sulla base dei risultati passati e di conseguenza non è un indicatore affidabile del profilo di rischio futuro del Comparto. La categoria di rischio non è garantita e potrebbe variare nel tempo. La categoria più bassa non è priva di rischi.

Perché il fondo è in questa categoria?

Il capitale del Comparto non è garantito. Il Comparto investe nei mercati finanziari attraverso tecniche e strumenti soggetti a variazione, che possono dar luogo a utili o perdite.

Rischi aggiuntivi

Rischio di credito: rischio per cui gli emittenti dei titoli di debito detenuti nel Comparto possano risultare inadempienti verso i propri obblighi o possano subire un declassamento del rating, il che comporterebbe una diminuzione del NAV del Comparto. Impatto delle strategie, come per esempio i derivati: alcune tecniche di gestione comportano rischi specifici, come il rischio di liquidità, il rischio di credito, il rischio di controparte, il rischio legale, il rischio di valutazione, il rischio operativo e rischi legati agli attivi sottostanti.L'utilizzo di tali strategie può anche includere la leva che può aumentare l'effetto dei movimenti di mercato sul Comparto e dare luogo ad un rischio significativo di perdita. Rischio della gestione discrezionale: per un dato Comparto, esiste il rischio che le tecniche o le strategie d'investimento non abbiano successo e che il Comparto possa subire delle perdite. Gli azionisti non avranno nè il diritto nè l'autorità di partecipare alla gestione ordinaria o al controllo delle attività del Comparto, nè tantomeno l'opportunità di valutare gli investimenti specifici compiuti dal Comparto o i termini di tali investimenti.

Orizzonte temporale d'investimento

Questo Comparto è idoneo per quegli investitori che intendano mantenere l'investimento per un periodo minimo di 3 anni.

Documenti principali

COMMENTO MENSILE DEL GESTORE : 31/12/19

Le incertezze sono diminuite a dicembre: Cina e Stati Uniti hanno infatti raggiunto un accordo cosiddetto di "Fase 1" e il partito conservatore ha ottenuto una larga maggioranza alle elezioni politiche nel Regno Unito, aprendo pertanto la fase di transizione che dovrebbe durare sino a fine 2020. Le indagini congiunturali hanno confermato la stabilizzazione dell'attività nelle principali economie. Gli Stati Uniti e la Cina hanno infine annunciato un accordo commerciale, che ha scongiurato l'aumento dei dazi doganali su importazioni cinesi per 160 miliardi di dollari previsto il 15 dicembre. Dalle indagini condotte nel settore manifatturiero sono emersi segni di stabilizzazione e l'occupazione ha sfoggiato l'incremento mensile più significativo da gennaio. La disoccupazione è pertanto calata al 3,5%, il minimo da cinquant'anni, mentre a novembre gli stipendi sono cresciuti del +3,1%. All'ultima riunione dell'anno la Federal Reserve ha lasciato invariata la politica monetaria e precisato che il suo approccio resterà accomodante salvo in caso di una "drastica inversione" dell'attività. La Camera dei rappresentanti ha votato in favore di una destituzione, che dovrà però essere approvata dal Senato a maggioranza repubblicana. Appare quindi poco probabile un'uscita di scena di D. Trump, a meno che l'opinione pubblica non cambi radicalmente idea. Nell'eurozona le statistiche sono migliorate, pur restando fragili. A dicembre l'indice PMI composito è lievemente avanzato a 50,9. I PMI del settore dei servizi potrebbero registrare la media trimestrale più bassa dal 2014 e la fiducia dei consumatori vacilla, con le famiglie preoccupate per la sicurezza del posto di lavoro. Sul fronte commerciale, l'amministrazione americana non ha introdotto dazi doganali sulle automobili entro la scadenza del 13 novembre e ha minacciato l'imposizione di un dazio pari al 100% su prodotti francesi, per un totale di 2,4 miliardi di dollari, in risposta alla nuova imposta digitale. Alla prima conferenza di C. Lagarde non è stata annunciata alcuna variazione della politica monetaria. Le ultime previsioni dell'Eurosistema hanno legittimato il piano di allentamento varato dalla BCE a settembre, con una crescita che dovrebbe mantenersi debole nel 2020 al +1,1% e un'inflazione all'1,1% (+0,1 pp). Nel Regno Unito il premier uscente B. Johnson è stato riconfermato alle elezioni, con una maggioranza più ampia di quella prevista dai sondaggi. Il partito conservatore ha infatti ottenuto 365 seggi (rispetto ai 318 del 2017) a fronte dei 203 (262) conquistati dai laburisti. Il governo dovrebbe pertanto approvare il progetto di legge sull'accordo di uscita e abbandonare l'UE entro il 31 gennaio, termine ultimo per la proroga dell'articolo 50. Tuttavia, l'incertezza che circonda la Brexit dovrebbe persistere, con i conservatori che non intendono prolungare la fase di transizione oltre la fine del 2020. Tale fase è volta a evitare che entrino direttamente in vigore le leggi dell'OMC, lasciando il tempo di negoziare nuovi accordi commerciali. In Giappone la crescita del PIL per il terzo trimestre è stata rivista al rialzo nella seconda stima, da +0,2% a +1,8% (su base annua). Al riguardo, il previsto aumento dell'IVA ha ricoperto un ruolo determinante. La crescita dovrebbe tuttavia calare nel quarto trimestre, come suggerisce la flessione a ottobre delle vendite al dettaglio (-14,4%). Il governo ha approvato nuove misure volte a rilanciare la spesa pubblica per 26.000 miliardi di yen, allo scopo di attenuare l'impatto dell'IVA maggiorata e i danni causati dai tifoni. Dal suo canto, la Banca del Giappone ha mantenuto lo status quo alla sua ultima riunione di politica monetaria. In Cina i dati sono lievemente migliorati. Gli indici PMI manifatturieri sono balzati sopra i 50 punti. Relativamente al commercio, sono aumentate sia le esportazioni che le importazioni. Il recente taglio del tasso di rifinanziamento a medio termine ha permesso al credito di sostenere l'attività. In merito al bilancio, ultimamente il Consiglio di Stato ha annunciato l'emissione nel 2020 di obbligazioni per un valore di 142 miliardi di dollari, al fine di preservare la dinamica degli investimenti infrastrutturali. In questo contesto, a dicembre i mercati azionari hanno guadagnato terreno. Negli Stati Uniti l'indice S&P 500 sale del +2,9% e in Europa l'Euro Stoxx 50 avanza del +1,1%. Il mercato spagnolo sovraperforma (IBEX +2,8%), mentre il listino francese (CAC +1,3%) e quello italiano (MIB +1,1%) terminano con performance analoghe e la borsa tedesca accumula ritardi (DAX +0,1%). Nel Regno Unito l'indice FTSE 100 è in rialzo del +2,7%. I mercati asiatici presentano performance divergenti. L'indice giapponese Topix segna un +1,3%, il Nikkei arretra lievemente (-0,4%), mentre i mercati cinesi sfoggiano incrementi significativi: +7% per l'indice Hang Seng di Hong Kong e +6,6% per lo Shanghai Composite. Stessa tendenza sui mercati emergenti (indice MSCI EM Total Return) che rendono il +5,6% in euro e il +7,4% in dollari. I mercati obbligazionari calano lievemente. I rendimenti decennali americani raggiungono il +1,92% (+14 pb) e quelli del Bund tedesco il -0,19% (+18 pb). Medesima evoluzione per i rendimenti degli OAT francesi che si attestano al +0,12% (+17 pb) e dei BTP italiani che chiudono al +1,41% (+18 pb). Al contrario, i BONOS spagnoli evidenziano una progressione meno marcata (+5 pb al +0,47%). Anche il rendimento del Gilt britannico a 10 anni risulta in ascesa al +0,82% (+13 pb), così come quello delle obbligazioni giapponesi (+6 pb al -0,01%). Sul mercato creditizio, gli spread IG si sono lievemente contratti e ancora una volta in misura maggiore per le obbligazioni high yield. Sul fronte delle valute, il dollaro americano si è svalutato del -1,7% rispetto all'euro, al pari dello yen che cede il -0,9%. Per contro, tutte le altre principali valute si sono apprezzate rispetto alla moneta unica: sterlina +0,8%, franco svizzero +1,7%, dollaro canadese +0,5%, dollaro australiano +2%. Riguardo ai mercati delle materie prime, l'indice Bloomberg (agricoltura e allevamento esclusi) cresce del +5,1% in dollari. I prezzi del petrolio sono in forte aumento (Brent +8,3%, WTI +10,7%), mentre i metalli industriali (rame +5,3%) e l'oro (+3,6%) registrano rialzi più contenuti. Nel corso di dicembre abbiamo sfruttato la progressione del mercato osservata a fine anno, un obiettivo che siamo riusciti a raggiungere puntando sulla continuità. Di conseguenza, l'esposizione azionaria è stata ulteriormente incrementata (32% a fine dicembre), per quanto in misura minore rispetto agli scorsi mesi. Nello specifico, abbiamo continuato a rafforzare in modo considerevole la nostra esposizione alle azioni cicliche (meno dell'1%), introducendo titoli appositamente selezionati sulla base di un modello di business solido e prospettive di crescita a lungo termine (quali Volvo o la compagnia Financière de Richemont). Abbiamo inoltre adottato una strategia tattica investendo l'1% del portafoglio in azioni emergenti (tramite future), in quanto tale segmento ha terminato l'anno in ritardo rispetto alle azioni mondiali. I minori timori di recessione, l'allentamento delle tensioni geopolitiche, la stabilizzazione dei dati macroeconomici e gli afflussi di capitali sono le principali ragioni che ci hanno spinto ad aprire questa posizione. Infatti, dopo le significative uscite registrate nel 2019, ultimamente i flussi sono tornati in territorio positivo, il che denota un rinnovato interesse per il segmento da parte degli investitori. Nel mese la performance lorda si è attestata all'1,02%, mentre quella trimestrale è risultata pari al 2,21% Outlook per il 2020: A fine 2019 i nostri indicatori macroeconomici continuavano a mostrare segni di miglioramento, poiché il declino del settore manifatturiero sembra essersi arrestato, grazie in particolare alla tregua commerciale sino-americana e al taglio dei tassi operato dalla Fed. La nomina di Boris Johnson come primo ministro, che conferma di fatto l'adozione dell'accordo sulla Brexit, si è aggiunta alle buone notizie. Prevediamo una politica più accomodante della Banca d'Inghilterra a sostegno dell'economia. Siamo sovraponderati sulle azioni, in quanto intravediamo chiari segni di una stabilizzazione economica. L'anno si è chiuso con due sviluppi molto favorevoli: l'accordo commerciale di "fase 1" tra Cina e Stati Uniti e la rielezione di Boris Johnson. I nostri indicatori macroeconomici si stabilizzano nell'eurozona, malgrado le difficoltà in cui versa il settore manifatturiero tedesco. Privilegiamo i titoli ciclici la cui valutazione presenta uno sconto rispetto a quelli growth. Le minori tensioni commerciali dovrebbero favorire le azioni dei mercati emergenti e, pertanto, siamo sovraponderati in tale segmento. Sul mercato obbligazionario, conserviamo un giudizio positivo sulle obbligazioni high yield europee pur non avendo aumentato la relativa esposizione. Il nostro posizionamento sul credito Investment Grade resta per ora neutro. Alla luce di anticipazioni d'inflazione che permangono deboli, manteniamo un'esposizione long ai break-even point d'inflazione americani e dell'eurozona.

Performance

Grafico della performance

Periodi

1M
3M
6M
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3A
5A
8A
10A
YTD
Dal lancio

Data iniziale

Data finale

Benchmark

Benchmark Data iniziale Data finale
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Tabella della performance

Data finale

Tabella della performance Performance netta Benchmark Data iniziale Data finale
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Indicatori di rischio

Data finale

Indicatori di rischio Volatilità del fondo Benchmark volatility Tracking Error Information Ratio Sharpe Ratio Beta Alpha
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6M - - - - - - -
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Dal lancio - - - - - - -

Tabella del NAV

Data iniziale

Data finale

NAV Data NAV Patrimonio totale del fondo
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NAV

Prima data NAV 18/01/99
Frequenza di calcolo del NAV Quotidiano

Amministrazione

COMMISSIONI

Spese correnti 1,25%
Commissioni di gestione 1,00%
Commissioni di distribuzione 0,00%

INFORMAZIONI CHIAVE

Valuta di riferimento del fondo EUR
Data di lancio del fondo 18/01/99
Asset class MULTI ASSET CLIENT SOLUTIONS
Expertise Asset Allocation, Absolute & Total Return
Fondo RI No
Passaporto europeo yes
Autorità di vigilanza Commission de Surveillance du Secteur Financier

GESTIONE

Gestore del fondo Serge PIZEM

Struttura

Forma legale SICAV

Documenti