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Senior Housing: soluzioni innovative ma ancora lentezze in Italia

L’invecchiamento della popolazione spinge a rinnovare il concetto dell’abitare. Diversi paesi hanno già da tempo iniziato a sperimentare soluzioni innovative di “senior housing”. L’Italia arranca, ma presenta un grande potenziale di crescita.

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Una struttura demografica che si modifica rapidamente richiede adeguamenti in tutti gli ambiti della vita. A cominciare da quello residenziale. Una popolazione mediamente più anziana induce infatti a ripensare modi e spazi dell’abitare. Tema evidenziato anche nei principi guida messi a punto nel 2012 dal Consiglio Europeo per adattare la società al progressivo invecchiamento della popolazione.

Paesi come Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Svezia, Paesi Bassi o Francia hanno già da tempo iniziato a sperimentare soluzioni come il Senior Housing. Si tratta di strutture residenziali con appartamenti di piccolo e medio taglio, spazi comuni e servizi come lavanderia, vigilanza, trasporti, concepite per anziani autosufficienti. L’idea è che l’anziano che si trasferisce in un complesso residenziale di Senior Housing possa continuare a mantenere l’autonomia data da un alloggio privato, unendola a uno stile di vita attivo e a una serie di servizi opzionali offerti da personale specializzato per rispondere a possibili esigenze di salute. Un concetto nato negli Stati Uniti, ma in forte crescita in Europa e principalmente nel Regno Unito, dove sono in costruzione circa 50.000 strutture abitative.

 

L’Italia arranca, tra urgenze demografiche e tradizioni

Il nostro paese appare in ritardo. Attualmente appena il 6,4% delle residenze per anziani è concepito per persone in salute e pienamente autosufficienti, mentre il 73,8% è dedicato a soggetti con autonomia più o meno limitata (fonte Ipso Korian per Osservatorio Senior). In Europa tra il 2015 e il 2017 le compravendite per questo tipo di abitazioni, hanno superato mediamente, nel complesso, i 13 miliardi di euro, mentre in Italia non si è andati oltre i 129 milioni.

Il comparto mostra pertanto ampi margini  di crescita, tanto che Invimit, società di gestione del Ministero dell’Economia, ha creato il fondo “I3Silver” destinato alla riqualificazione e valorizzazione di strutture abitative per anziani autosufficienti, identificate dall’Inps. Per ora sono in agenda interventi per un valore di circa 18 milioni di euro che dovrebbero ampliarsi in una seconda  fase. Tra le località scelte il Lido di Venezia, Lerici in Liguria, le Cinque Terre, Spoleto in Umbria e diverse residenze a pochi passi dal mare tra la Sicilia, la Calabria e le Marche.

Le ragioni del ritardo italiano sono anche, e forse soprattutto, culturali. La professoressa Maria Benedetta Spadolini, della facoltà di Architettura dell’Università di Genova, mette in evidenza come nel nostro paese esista “una tradizione molto radicata, specialmente al Sud, che è quella di tenere gli anziani in casa, con il resto della famiglia”. Una tradizione che di per sé sarebbe anche positiva, tuttavia, considerando i trend demografici, spiega Spadolini, potrebbe trasformarsi in una situazione esplosiva. “In un futuro prossimo potrebbe ad esempio verificarsi spesso la condizione di un adulto che vive con tre o quattro anziani. Un problema che si farà sentire soprattutto nelle grandi città, dove spesso manca quella rete di vicinato solidale tipica dei piccoli centri che consente  ad un anziano di scegliere di vivere solo in casa con maggiore tranquillità”.

Quali alternative dunque, e come dovrebbe essere l’abitazione ideale per un anziano autosufficiente? “Gli anziani vogliono fondamentalmente tutti la stessa cosa: mantenere le loro relazioni sociali e restare in una casa loro, ma in piena sicurezza. Non bisogna ad esempio dimenticare che l’80% degli infortuni che colpiscono persone anziane ed autosufficienti avviene tra le mura domestiche”, sottolinea Spadolini.

Servirebbero quindi abitazioni di piccola metratura, tipo bilocali, dotati però di accorgimenti architettonici e di arredamento che possano agevolare e semplificare le operazioni quotidiane, limitando le necessità di movimento. Dai forni alla giusta altezza, ai bagni realizzati per agevolare i movimenti di routine dell’igiene personale, fino ai moderni sistemi di controllo e di monitoraggio degli impianti domestici, grazie ai quali è possibile gestire la casa da una sorta di plancia di comando.

 

L’innovazione di Treviso: una soluzione di cohousing per over-65

Ispirandosi ai migliori esempi di senior housing, l’ISRAA (Istituto per i Servizi di Ricovero e Assistenza agli Anziani), ente pubblico di Treviso, ha avviato il progetto Borgo Mazzini Cohousing. Si tratta di un’offerta abitativa rivolta esclusivamente a persone di oltre 65 anni, studiata però per essere quanto di più lontano possa esistere dall’immagine di “ghetto per anziani”. Nella struttura esistono diverse aree comuni e spazi verdi per avere la possibilità di vivere ed invecchiare nella propria comunità, una soluzione abitativa indipendente e allo stesso tempo con spazi per la socialità e una leggera rete di protezione. Si compone di 44 appartamenti, di cui 24 già consegnati, recuperati dalla ristrutturazione di un ex ospizio e altri fabbricati del centro storico, per un intervento che ha superato i 12 milioni di euro, finanziato, in piccola parte, dall’Unione Europea. “Lo pensiamo come un luogo dove le persone possano realizzare in serenità progetti di vita, grazie all’ausilio di nuove tecnologie e con il coinvolgimento degli anziani stessi e i servizi di cura dell'Ente, spiega Maria Aurora Uliana, responsabile del progetto. “In futuro progettiamo di aprire la struttura alla città in misura sempre maggiore. Non solo con la predisposizione di spazi comuni, ma anche di un ristorante e di uno spazio di co-working rivolto principalmente ai più giovani”. 

Il canone mensile varia dai 690 ai 1300 euro, a seconda della tipologia degli appartamenti e del numero degli occupanti, comprensivo di tutti i costi relativi all'alloggio, compresa la possibilità di monitoraggio delle condizioni di salute dei residenti grazie a smartwatch e tablet. Altri servizi, con particolare riferimento a quelli sociali, assistenziali e sanitari, possono essere attivati su richiesta.  “Le domande arrivate sinora sono decisamente superiori rispetto agli appartamenti disponibili, e noto che l’interesse per soluzioni abitative di questo tipo si sta diffondendo in tutto il Nord Est”, conclude Uliana.

 

Potenziale di crescita

Strutture simili a Borgo Mazzini sono già oggi operative anche a Lucca e a Padova. A fine ottobre a Bologna sono iniziati i lavori di ristrutturazione del complesso Santa Marta dove, con un investimento di oltre 5 milioni di euro verranno realizzati 31 alloggi destinati ad anziani. Nel complesso saranno presenti anche una biblioteca, aree di socializzazione, area benessere, sala informatica e lavanderia. Previsto anche un costante servizio di assistenza infermieristica da remoto.

Nonostante queste iniziative, in Italia manca una visione strategica e, considerato il rapido invecchiamento della popolazione, in particolare degli over-85, ci sono ampi margini di crescita. I progetti già sviluppati in Europa possono rappresentare un esempio a cui guardare per lo sviluppo del mercato italiano.

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