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Sei cose da sapere sui mutamenti demografici in Europa dopo il coronavirus

Invecchiamento della popolazione, diminuzione della forza lavoro e migrazioni: nei prossimi cinquant’anni il Vecchio continente dovrà affrontare enormi sfide demografiche, spiega il primo studio della Commissione Ue sul tema. Ecco le principali

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Assieme ai problemi legati al climate change, nei prossimi decenni l’Europa dovrà affrontare anche le grandi sfide legate ai mutamenti demografici. A metterlo nero su bianco è il primo approfondito studio dedicato dalla Commissione Ue al tema (“The Impact of Demographic Change”), redatto durante la pandemia di coronavirus, che sintetizza i sei grandi trend di cambiamento della popolazione del Vecchio continente. I cittadini europei, spiega il report, continueranno a diminuire di numero e a invecchiare, aumentando la propria mobilità all’interno della Ue (in particolare dopo una pandemia che potrebbe accentuare le differenze tra i Paesi più forti e quelli meno dinamici). Ma vediamo più in dettaglio i sei grandi trend demografici europei.

 

1. Una migliore aspettativa di vita

Nell’ultimo mezzo secolo l’aspettativa di vita alla nascita nel Vecchio continente è aumentata di dieci anni sia per gli uomini che per le donne: merito anche del welfare europeo e di servizi sanitari tra i più avanzati a livello globale, sottolinea con orgoglio lo studio della Commissione Ue. Si tratta di un trend inarrestabile che entro il 2070 porterà l’aspettativa di vita alla nascita di uomini e donne rispettivamente a 86,1 e 90,3 anni (dai 78,2 e 83,7 anni di oggi), con aree dove la longevità continuerà a battere record mondiali come la Sardegna.

 

2. Culle più vuote

Quello del calo delle nascite è un trend demografico iniziato negli anni Sessanta e che - salvo un breve e temporaneo recupero negli anni Duemila - non accenna a rallentare: nel 2018 in Europa il tasso di fecondità è di appena 1,55, ben lontano dal 2,1 considerato sufficiente per mantenere un livello costante della popolazione in assenza di immigrazione. Alcune aree del Vecchio continente registrano tassi addirittura inferiori a 1,25, per esempio la Sardegna, assieme a buona parte dell’Italia meridionale, della Grecia e della Penisola iberica. Si allunga anche l’età in cui le donne fanno figli: era in media di 29 anni nel 2001, è arrivata a sfiorare i 31 anni nel 2018.

 

3. Invecchiamento della popolazione

La conseguenza di una migliore aspettativa di vita, combinata con il calo delle nascite, produce il più importante trend demografico europeo: l’invecchiamento della popolazione. Nel 2070 l’età media in un continente che merita sempre più l’appellativo di “Vecchio” toccherà i 49 anni, cinque più di oggi. Sempre tra mezzo secolo, tre europei su dieci saranno over 65 (oggi sono due su dieci) e gli ultraottantenni raddoppieranno al 13% del totale. La parte preoccupante del fenomeno è rappresentata dal calo della popolazione lavorativa rispetto a quella complessiva, destinata a scendere dal 59% di oggi al 51% del 2070. Nel prossimo cinquantennio “scompariranno” dall’Europa la bellezza di 12,6 milioni di giovani di età inferiore ai 20 anni.

Fonte: stime Eurostat

 

 

4. Nuclei familiari più piccoli

Un altro importante fenomeno demografico nel Vecchio continente è il “rimpicciolimento” dei nuclei familiari. Oggi una famiglia su tre è composta da una persona sola (con un impressionante incremento del 19% dal 2010), e secondo lo studio della Commissione Ue sono destinate ad aumentare anche le coppie senza bambini e i genitori tornati single (questi ultimi già in crescita del 13% in dieci anni). Il trend di restringimento dei nuclei familiari, nota il report, potrebbe essere in parte accelerato dalle esigenze di distanziamento sociale imposte dalla pandemia.

 

5. Migrazioni interne alla Ue

L’Europa è anche un continente di migrazioni interne ed esterne: oggi oltre 13 milioni di cittadini Ue abitano in un altro Paese dell’Unione rispetto a quello in cui sono nati. Le ricadute economiche del coronavirus potrebbero contribuire ad accelerare i flussi diretti dai Paesi meno dinamici della Ue a quelli più avanzati. Dalla metà degli anni Ottanta, inoltre, l’Europa è diventata stabilmente terra di immigrazione: il numero di persone che approdano nella Ue è sempre superiore a chi la lascia. Lo studio di Bruxelles sottolinea la grande importanza delle migrazioni, perché potrebbero rappresentare la chiave per risolvere molti dei nodi demografici dei prossimi cinquant’anni.

 

6. Popolazione destinata a calare

L’Europa ha visto la sua popolazione crescere di un quarto dal 1960, arrivando a sfiorare i 447 milioni di abitanti nel 2019. Ma il fenomeno non è destinato a continuare a lungo. Senza flussi di immigrazione, anzi, il Vecchio continente avrebbe già iniziato a spopolarsi, perché dal 2012 il numero dei nuovi nati è inferiore a quello dei decessi. Il picco della crescita dovrebbe verificarsi intorno al 2025, quando la popolazione Ue secondo le stime arriverà a 449 milioni, per poi iniziare un lento declino che la porterà a 424 milioni entro il 2070. Ma questa è solo la media generale, perché in alcuni Paesi (come Bulgaria, Romania e Croazia) il declino demografico è iniziato già dagli anni Novanta, mentre altri (come Belgio, Irlanda, Cipro, Malta e Svezia) stanno ancora registrando un incremento dei residenti.

 

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