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Casa, effetto Covid sul mercato immobiliare: per molti è fuga dalla città

In tutto il mondo i lockdown e lo smart working hanno fatto riscoprire l’importanza dello spazio in casa e del verde. Nell’acquisto della casa sembra prevalere il desiderio per un giardino, una location rurale, semi-rurale oppure costiera. Fenomeno transitorio o nuovo megatrend?

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Case grandi, con giardino, immerse nel verde della campagna, oppure sulla costa e vicine al mare, comunque lontane dalle città. In tutto il mondo il coronavirus, con il suo corollario di lockdown e smart working, ha innescato un fenomeno nuovo di valorizzazione delle aree rurali o costiere, alla riscoperta della natura e degli spazi e in nome di uno stile di vita più sostenibile.

In Italia, il recente Rapporto 2021 sul mercato immobiliare redatto da Nomisma segnala un maggior interesse del 93,7% degli italiani per immobili più grandi, fuori dal Comune principale (preferenza espressa dal 64% del campione) e performanti dal punto di vista del risparmio energetico (70,5% del campione). Le famiglie cercano insomma case più grandi e confortevoli, spiegano gli esperti del settore, magari con giardino, confidando sul fatto che anche a pandemia conclusa lo smart working resterà, almeno in forma parziale.

Fonte: Scenari Immobiliari

 

Anche sul fronte affitti l’ufficio studi di Tecnocasa segnala un calo dei canoni nelle grandi città (-0,9% per bilocali e trilocali), in particolare Milano, Bologna e Roma, mentre nei capoluoghi di provincia i prezzi aumentano sia per i bilocali (+0,3%) che per i trilocali (+0,7%).

Il trend di allontanamento dalle aree urbane è iniziato anche in Gran Bretagna, dove durante la pandemia le compravendite si sono impennate un po’ ovunque (con 180mila transazioni solo in marzo di quest’anno, più del doppio rispetto allo stesso periodo del 2020), ma soprattutto nelle zone rurali e costiere. Kirsty Allsopp, popolare presentatrice televisiva diventata famosa per una serie sull’acquisto della prima casa (“Location, Location, Location”), ha spiegato alla Bbc come la gente «oggi prenda decisioni finanziarie importanti dando per scontato che non dovrà più fare il pendolare e avrà tempo libero da trascorrere nel grande giardino di casa». Il popolare sito immobiliare online Rightmove ha rivelato che Fair Oak, un paesino nell’Hampshire vicino a Southampton, ha visto aumentare le vendite del 78% nei primi otto mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma ottime sono state anche la performance di Bearsted (nel Kent, +63%) e di Shenfield (nell’Essex, +58%).

 

La flessibilità nella settimana lavorativa permetterà a molti di vivere lontano dall’ufficio

Il punto è capire se si tratta di un fenomeno transitorio o se il trend è destinato a continuare anche quando gran parte della popolazione tornerà in città per lavoro. Sembra delinearsi uno scenario in cui, per molte aziende, prevarrà la flessibilità. Londra e soprattutto il centro nevralgico finanziario della City resteranno un importante punto di ritrovo e di business: le presenze fisiche in uffici sempre più ecosostenibili e funzionali diventeranno più flessibili, ma resteranno. E’ opinione condivisa da alcuni operatori del settore immobiliare che la vocazione del futuro degli uffici potrebbe essere quella degli incontri con i clienti e della collaborazione tra i team di lavoro. E come ha documentato il CBRE’s Real Estate Market Outlook Report 2021, le prospettive di lungo termine a Londra restano buone sia per il commerciale che per il residenziale.

In Francia, il trend di delocalizzazione da Parigi era iniziato ben prima del coronavirus, con il TGV (il treno ad alta velocità) che aveva contribuito agli spostamenti in centri urbani meno cari. Con la pandemia anche gli acquirenti più facoltosi hanno cominciato a mettere il naso fuori dalla Ville Lumiére, orientandosi in particolare nell’area di Saint-Cloud (ribattezzato “Le Village” per le sue belle case con giardino), che si trova ad appena un quarto d’ora di treno dalla Defénse, il distretto finanziario parigino. Una recente indagine di Meilleurs Agents conferma che nelle grandi città francesi i prezzi sono in discesa, da Parigi (-2,5% in sei mesi) a Tolosa (-2,2%), da Lione (-1,9%) a Bordeaux (-1,1%), mentre al contrario nelle città di medie dimensioni si registra una leggera crescita delle quotazioni (+0,3%).

L’interesse per le zone rurali e costiere è un trend rilevato anche nel resto del mondo industrializzato. Negli Stati Uniti, spiega un’analisi del World Economic Forum, il 48% degli adulti americani preferisce un paesino o una zona rurale ai grandi centri (nel 2018 erano il 39%). E nell’iperurbanizzato Giappone, dove quasi nove persone su dieci abitano in una città, la pandemia ha portato alla riscoperta di verde e spazi aperti: nel solo mese di settembre, riporta un’altra analisi del World Economic Forum, oltre 30mila persone hanno abbandonato Tokyo (+12,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). Molti sono giovani. Ad accelerare il fenomeno di fuga dalle megalopoli nipponiche ha anche contribuito l’attenzione del nuovo premier Yoshihide Suga per la rivitalizzazione delle aree rurali.

Una volta debellato il coronavirus tornerà tutto come prima? I pareri degli esperti sono discordi. Di fatto, due macrotrend di lungo periodo sembrano contribuire ad alimentare il fenomeno di deurbanizzazione: l’invecchiamento demografico, che spinge i baby boomer pensionati fuori dalle aree urbane, e la diffusione del telelavoro, con la maggior flessibilità che comporta, e con le famiglie dei Millennial pronte ad adottare la “Zoom economy” per abbandonare le costose e inquinate aree urbane. La voglia di spazio e di natura dovrebbe restare tra noi anche quando lockdown, mascherine e gel disinfettanti saranno solo un brutto ricordo.

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