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Sostenibilità in crescita negli investimenti previdenziali

Fra gli investitori previdenziali italiani l'integrazione della sostenibilità è una tendenza ormai diffusa. Le iniziative normativo-regolamentari dell'Unione Europea, insieme alla domanda del mercato, hanno contribuito alla sua diffusione. Fra le aree di miglioramento l'engagement, che in AXA IM è un ambito d'impegno prioritario.

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Durante la Settimana SRI 2019, lo scorso novembre, è stata presentata un'importante ricerca sugli investimenti sostenibili e responsabili degli operatori previdenziali italiani, realizzata con il supporto anche di AXA IM. Giunta alla quinta edizione, la ricerca di quest'anno ha assunto una speciale rilevanza alla luce delle recenti iniziative normativo-regolamentari promosse dall'Ue1, che insieme alla crescente domanda del mercato stanno rapidamente trasformando l'integrazione di principi e criteri ESG (ambientali, sociali e di governance) da scelta volontaria a requisito indispensabile per operare sul mercato.

 

La sostenibilità fa tendenza

Ad assicurare l'elevata rappresentatività della ricerca è stato il vasto campione preso a riferimento, costituito da 115 piani previdenziali (più del doppio rispetto alle edizioni precedenti) che complessivamente gestiscono quasi 220 miliardi di euro di investimenti, insieme all'alto tasso di risposta registrato (78%, che sale al 95% fra i fondi pensione aperti). Sono state incluse le seguenti categorie:

  • Casse di previdenza
  • Fondi pensione aperti
  • Fondi pensione negoziali
  • Fondi pensione preesistenti
  • Piani individuali pensionistici

Alcuni risultati della ricerca evidenziano come nel complesso l'integrazione dei fattori ESG sia una tendenza ormai in atto anche in Italia che interessa, seppure con modalità varie, quasi l'80% degli operatori previdenziali. In particolare, il 47% già adotta una strategia SRI (di investimento sostenibile e responsabile) ed è il dato più elevato a confronto con quelli di tutte le edizioni precedenti (tenendo presenti le differenze nella composizione del campione). Un altro 31% la sta invece valutando.

Fonte: Le politiche di investimento sostenibile e responsabile degli investitori previdenziali (Quinta Edizione)

Fra gli operatori già attivi sul fronte SRI, più della metà (il 55%) dichiara di applicare tali strategie a una quota del patrimonio gestito molto elevata (75-100% degli asset). Elevata è anche la consapevolezza fra gli operatori delle iniziative normativo-regolamentari sui temi ESG avviate a livello europeo, di cui si accennava: quasi tutti i rispondenti (98%) le conoscono, almeno in termini generali. Il coinvolgimento dei Consigli di Amministrazione (CdA) nella definizione delle politiche SRI, sebbene variamente declinato, sembra essere ormai la regola: fra gli operatori attivi, nel 64% dei casi il CdA definisce l'approccio SRI in termini generali e nel 36% in termini specifici (indicando ad esempio settori o criteri d'interesse prioritario); nel 93% dei casi il CdA esprime valutazioni sulle politiche SRI almeno annualmente (il 42% dichiara una frequenza anche superiore).

Fonte: Le politiche di investimento sostenibile e responsabile degli investitori previdenziali (Quinta Edizione)

 

Spazi di miglioramento

Una parte dei risultati della ricerca ha messo invece in luce gli ambiti nei quali gli operatori previdenziali italiani, nel loro complesso, possono ancora migliorare.

Fra chi non adotta politiche SRI, c'è chi ammette di non aver ancora affrontato il tema e chi dichiara che l'obiettivo del proprio piano previdenziale è l'ottimizzazione del profilo rischio-rendimento, implicitamente sostenendo che l'integrazione dei criteri ESG confligge con tale obiettivo, mentre una consolidata letteratura in materia ha sfatato quello che si può ormai considerare un "falso mito" sulla finanza sostenibile. Anche fra i piani che hanno attivato strategie SRI, il 50% non calcola la carbon footprint (impronta di carbonio) del poprio portafoglio d'investimento. Per quanto riguarda la comunicazione della politica SRI, circa la metà dei piani non offre informazioni agli aderenti e, in generale, c'è poca disponibilità a divulgare i dati relativi alle masse gestite secondo le strategie SRI adottate nelle diverse asset class. Fra queste, è ancora poco diffusa quella dell'engagement, che prevede il dialogo con le società investite per promuoverne il miglioramento in termini di sostenibilità.

 

L'engagement in AXA IM

Emerso come uno dei punti deboli nell'approccio alla sostenibilità degli operatori previdenziali italiani, l'engagement costituisce invece da tempo un'area d'impegno prioritario nell'ambito delle strategie SRI applicate da AXA IM. “Sul mercato sta maturando la consapevolezza - afferma Lorenzo Randazzo, Senior Institutional Sales Manager in AXA IM - che per una maggiore sostenibilità sia necessaria la partecipazione attiva degli azionisti al successo delle aziende in cui si investe. Crediamo che il ‘dovere fiduciario’ di un investitore non si fermi all'integrazione di criteri ESG negli investimenti, ma contempli il dialogo con le società investite e l'esercizio del diritto di voto nelle assemblee degli azionisti (AGM-Annual General Meeting)”. Randazzo spiega che si tratta di un'attività che AXA IM svolge sistematicamente per tutte le masse in gestione, non solo in relazione agli investimenti previdenziali. “Nel 2018 abbiamo votato in quasi 4.500 AGM, vale a dire il 97% delle società che abbiamo in portafoglio, e nel 51% dei casi con il nostro voto non abbiamo supportato interamente il management, mentre nel 10% abbiamo votato contro o ci siamo astenuti. Fra i temi su cui abbiamo focalizzato la nostra attenzione – conclude Randazzo – ci sono: climate change, capitale umano, salute pubblica, e corporate governance”.

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Note

1 Il riferimento è sia alle previsioni in materia contenute nelle Direttive europee IORP II (relativa alle attività e alla vigilanza degli enti pensionistici aziendali o professionali) e Shareholders Rights II (sull’incoraggiamento dell’impegno a lungo termine degli azionisti), recepite in Italia rispettivamente con il D.lgs. 147/2018 e il D.lgs. 49/2019, sia al Piano d'azione per finanziare la crescita sostenibile varato dalla Commissione Ue nel marzo 2018.