Perché la finanza buona può dare più lavoro

Serviranno sempre più professionisti dell’investimento responsabile: analisti, ricercatori, audit, marketing.

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E se fosse la finanza rispettosa il miglior posto dove lavorare nei prossimi anni? I lupi di Wall Street ci saranno ancora, con i denti affilati pronti a tutto pur di chiudere i deal più rischiosi e spregiudicati. Chi vuole intercettare il meglio, per qualità e forse per disponibilità di posti nei prossimi anni,  farà bene però a spostarsi verso modelli professionali totalmente diversi, in grado di accompagnare la crescita dell’investimento responsabile targato ESG (Enviromental, Social, Governance).

Ambiente, sensibilità sociale e corretta gestione societaria sono linee guida già utilizzate e già misurate periodicamente: l'ultima ESG Benchmark 2017 - analisi biennale dell'Associazione bancaria italiana (Abi) - segnala che il 93% delle banche commerciali interpellate dichiara di prendere in considerazione i tre criteri "per gestire meglio impatti, rischi e opportunità connessi alla propria attività di credito". L'81% ha saputo segnalare iniziative specifiche, già in corso, in linea con i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Le banche italiane si stanno muovendo (93%) con finanziamenti agevolati alle aziende clienti impegnate nell'approvvigionamento da fonti rinnovabili. Seguono (91%) finanziamenti a condizioni favorevoli per ristrutturazioni familiari con efficienza energetica, green e climate bond (73%).

 

Il ruolo delle università

A livello globale l’investimento responsabile  valeva a inizio 2016 circa 22.890 miliardi di dollari, in crescita del 25% sul 2014 (dati Global Sustainable Investment Alliance).

Figura 1: Crescita degli Asset SRI per regione 2014-2016

Fonte: Global Sustainable Investment Review 2016

Il settore cresce lentamente anche in Italia, trainato dagli investitori istituzionali. Parallelamente, aumenta la necessità di riconvertire le risorse interne di banche, assicurazioni, fondi pensione, società di gestione, di creare specializzazioni nei centri di analisi, negli uffici marketing e legali, l'audit, il reporting ai sottoscrittori e alle comunità. Ma è probabilmente insufficiente trasferire le sole competenze esistenti: l'analisi dell'investimento ESG richiede nuove sensibilità e skill che il mondo universitario ha da poco cominciato a proporre. Nell'ambito di corsi esistenti  come a UNI-Torino o Venezia Ca' Foscari, o in nuovi percorsi come nell'asset management di SDA Bocconi a Milano. C’è bisogno di formare professionisti con competenze ESG  al servizio delle priorità che risparmiatori e investitori richiedono ai loro consulenti.

L'Università Cattolica di Milano dallo scorso anno ha proposto un Master per chi vuole investire sulla propria preparazione coniugando una lettura etica dell'operatività societaria con la ricerca di performance. La prima non esclude la seconda. E poi un corso executive per chi già lavora nella finanza e vuol prendere in considerazione un nuovo percorso. Ma tanti altri si stanno muovendo, dall’AIAF, l'associazione degli analisti finanziari, a Confindustria, l’associazione degli industriali italiani, e Mefop, società per lo  sviluppo del mercato dei Fondi pensione.

 

Le competenze dei professionisti ESG saranno in gran parte nuove

Chi vuole avere un'idea delle competenze che saranno, e forse sono già,  vincenti può dare un'occhiata a "What it takes to work in Esg", studio sintetizzato in una presentazione per il Salone del Risparmio 2017. Servono giovani formati per entrare in un mercato che cerca le performance nel rispetto di un mandato socialmente responsabile. Per esempio, per la figura di Natural Capital Analyst occorre avere conoscenza dei criteri di valutazione delle risorse ambientali e del loro mercato, di biodiversità, acqua ed ecosistemi, saper fare analisi sui costi e sui benefici. Gli analisti in gestione dell’energia devono invece conoscere a fondo strategie e piani energetici, la gestione del carbone, l’efficienza energetica, ma anche avere competenze di gestione del rischio nell’approvvigionamento energetico.

 

Quando matureranno questi nuovi posti di lavoro in una realtà europea e italiana ricca di risparmio privato?

La previsione non è facile ma ci sono alcuni indicatori utilizzabili. La prima è la quantità di fondi che propongono una gestione più responsabile del denaro loro affidato. Secondo Morningstar nei primi nove mesi del 2017 in Europa sono nati 94 fondi ed ETF che dichiarano una politica d’investimento socialmente responsabile, di cui 11 disponibili anche in Italia. Altro indicatore leggibile sarà la legislazione (l'Action plan Ue e l'introduzione delle non financial information nei documenti societari come chiede la Consob) , così come le scelte autonome degli attori dei mercati finanziari.

Per restare in Italia, il 74% delle quotate sull'indice principale Ftse Mib  ha dichiarato di aver affrontato in Consiglio di amministrazione criteri di sostenibilità individuando modalità di gestione (CSR Manager Network). Il 70% ha inserito obiettivi socio-ambientali nei piani strategici. Rispetto alla rilevazione del 2013, nel 2016 le aziende sensibili sono cresciute di un 30-40 %. Altri termometri della velocità dell'evoluzione in corso si possono cercare nella qualità degli annunci e dell'offerta dei principali operatori dell'asset management e nell'offerta di green bond o climate bond, oltre che nell'aumento dei corsi di formazione interni ed esterni. 

 

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