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In Italia sempre più boschi e foreste, ma Africa e Sudamerica continuano a perdere miliardi di alberi

Secondo il nuovo “Global Forest Resources Assessment” della Fao, negli ultimi cinque anni il nostro Paese ha guadagnato 320mila ettari di boschi e foreste (+2,9%), area pari all’intera provincia di Arezzo. Ma a livello globale la deforestazione continua, con la perdita di 10 milioni di ettari.

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L’Italia diventa sempre più verde: negli ultimi cinque anni le foreste hanno guadagnato 270mila ettari, un’area pari all’estensione della provincia di Vicenza o di quella di Modena. A rivelarlo sono i dati elaborati da Istat, Crea, Carabinieri forestali e Sisef, coordinati dalla Direzione generale Foreste del ministero delle Politiche agricole, e pubblicati sul Global Forest Resources Assessment 2020, il corposo report quinquennale della Fao (Food and Agriculture Organization) che scatta una fotografia molto dettagliata sul patrimonio forestale globale. L’Italia ha messo a segno un buon risultato: se assieme alle foreste si considerano anche le “aree boscate” come la macchia mediterranea, ecco che l’espansione delle aree verdi arriva addirittura a 320mila ettari (+2,9% rispetto al 2015), pari all’intera provincia di Arezzo o a quella di Reggio Calabria.

L’espansione di boschi e foreste non è una novità nel nostro Paese: segue di pari passo l’abbandono dei terreni agricoli legato all’urbanizzazione e al miracolo economico degli anni Cinquanta e Sessanta, quando milioni di persone lasciarono i campi per entrare a lavorare nelle fabbriche del Nord. Rispetto al 1940, oggi l’estensione di boschi e foreste è aumentata addirittura dell’80%, fenomeno che si spiega anche con il meticoloso utilizzo “autarchico” in era fascista di ogni superficie agricola, per far fronte alle sanzioni economiche internazionali imposte all’Italia dopo l’aggressione all’Etiopia. Negli ultimi trent’anni foreste e boschi del nostro Paese hanno aumentato del 25% la loro estensione, arrivando oggi a ben 11,4 milioni di ettari, superficie superiore a quella dell’intera Bulgaria.

Il bello delle aree verdi italiane è la loro maggior biodiversità rispetto a quelle dell’Europa centrale, cosa che le rende più resistenti e in grado di fornire un grande contributo all’assorbimento dell’anidride carbonica. Oltre due terzi (per la precisione il 68%) delle foreste tricolori sono subtropicali: sono composte soprattutto da querceti, che occupano circa un milione di ettari, ma anche da pinete e altre specie mediterranee. Un terzo delle aree verdi italiane (il 32%) sono invece temperate, dominate da un milione di ettari di faggeti e dai boschi alpini.

Purtroppo il cambiamento climatico degli ultimi anni, con le sue temperature molto al di sopra delle medie storiche, sta mettendo a repentaglio il futuro delle nostre foreste. Nel 2017 l’assorbimento del carbonio delle nostre aree boschive e forestali è stato quasi azzerato dagli innumerevoli incendi scoppiati per il caldo torrido. Non solo: l’innalzamento della colonnina di mercurio sta indebolendo foreste e boschi per mancanza di acqua, esponendoli agli attacchi dei parassiti. Non a caso alcune specie di alberi stanno cercando di “difendersi” spostandosi a nord o a latitudini più elevate.

Secondo le stime del ministero dell’Ambiente, il processo di espansione delle aree verdi italiane si arresterà intorno al 2030. A quel punto sarà indispensabile spingere l’acceleratore su politiche di riforestazione programmata, che vengono sostenute con grande convinzione dall’Unione europea soprattutto nelle aree urbane: l’obiettivo è creare vere e proprie “biocities” in grado di assorbire CO2 e allo stesso tempo di mitigare le ondate di calore provocate dal cambiamento climatico.

Timidi segnali incoraggianti stanno arrivando anche a livello mondiale: secondo il report della Fao il processo di deforestazione sta rallentando, anche se nell’ultimo trentennio sono scomparsi qualcosa come 420 milioni di ettari di aree verdi, portando l’estensione mondiale delle foreste poco al di sopra dei quattro miliardi di ettari. Il tasso annuo netto globale di deforestazione è stato stimato dall’organizzazione delle Nazioni Unite in 10 milioni di ettari nell’ultimo quinquennio, contro i 12 milioni di ettari del periodo 2010-2015. Il Global Forest Resources Assessment Report sottolinea anche come le aree protette abbiano raggiunto i 726 milioni di ettari, 200 milioni in più rispetto al 1990.

Resta comunque molto lavoro da fare, sottolinea la Fao, in particolare in Africa, dove negli ultimi tre decenni il tasso di deforestazione non ha mai smesso di aumentare, arrivando a 3,9 milioni di ettari nel periodo 2010-2020. In Sudamerica l’erosione delle aree verdi si è invece dimezzata nell’ultimo decennio rispetto a quello precedente, restando comunque a livelli elevati (2,6 milioni di ettari). I tre Paesi che hanno registrato la maggior deforestazione dal 2010 a oggi sono, nell’ordine, il Brasile, il Congo e l’Indonesia. A seguire il report della Fao indica l’Angola, la Tanzania, il Paraguay, il Myanmar e la Cambogia, con Bolivia e Mozambico che chiudono la top ten.