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Il veganesimo dalla tavola agli investimenti

Sempre più consapevoli dell'impatto ambientale di quello che mettono in tavola, quote crescenti di consumatori stanno modificando la loro dieta privilegiando i cibi vegetariani. Anche il mercato finanziario sta intercettando la tendenza. È il fenomeno della "vegan economy" e del "vegan investing".

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Se fino a non molti anni fa sembrava destinato a restare confinato in un ambito di nicchia, oggi l'interesse per l'alimentazione vegetariana è una tendenza mainstream a livello mondiale. Sono sempre di più, infatti, coloro che se ne fanno interpreti attraverso le proprie scelte di consumo e investimento. Finendo per sostenere complessivamente una domanda crescente di prodotti a cui il mercato è chiamato a rispondere.

 

"Rivoluzione" in corso (nel piatto)

Uno degli ambiti in cui il suddetto mutamento delle preferenze si manifesta in modo più evidente è quello che riguarda il consumo di carne. Molti consumatori stanno infatti abbandonando la carne animale per inserire nella propria dieta la cosiddetta carne sintetica o vegetale ("plant-based"), ottenuta a partire dai legumi.

Secondo uno studio realizzato da UBS, le vendite di carne vegetale nel mondo sono destinate nei prossimi anni a crescere esponenzialmente: si stima che il loro valore salirà nel prossimo decennio (entro il 2030) da 4,5 miliardi di dollari a 85 miliardi di dollari. Sempre entro tale data, il mercato dell'innovazione alimentare, in cui la carne vegetale è inclusa, potrebbe arrivare a valere 700 miliardi di dollari, cinque volte il suo valore attuale.

 

Scelte dettate da motivazioni "sostenibili"

A testimoniare lo spostamento in atto verso l'alimentazione vegetale da parte di quote crescenti di consumatori è anche l'adesione massiccia che si registra ad iniziative di particolare valore simbolico. È il caso del Veganuary Challenge, un'iniziativa promossa dal 2014 dall'organizzazione non profit britannica Veganuary che invita ad alimentarsi soltanto con cibo vegetale nel primo mese dell'anno. Quest'anno ad aderire sono state oltre 500mila persone, il doppio rispetto a due anni prima.

 

 

Particolarmente interessanti sono le motivazioni che spingono sempre più persone ad abbandonare o quanto meno a ridurre il consumo di cibi animali. Motivazioni tra l'altro tutte riconducibili alla crescente sensibilità dell'opinione pubblica verso i temi di sostenibilità. Secondo il Veganuary Survey 2021, per chi decide di abbracciare una dieta vegetale la principale motivazione (nel 46% dei casi) è legata alla preoccupazione riguardante il benessere animale; seguono la salute personale (22%) e l'impatto sull'ambiente (21%). In larga misura, inoltre, chi decide di intraprendere questa strada di solito è intenzionato a proseguirla: l'85% dichiara di voler cambiare la propria dieta permanentemente, o mangiando solo cibo vegetale, o diminuendo di almeno il 50% l'assunzione di cibo di provenienza animale.

 

 

E il mercato risponde

Il mercato naturalmente intercetta queste tendenze, organizzandosi per offrire risposte capaci di soddisfarle, con varie modalità. Crescono ad esempio il numero e la quantità di prodotti vegani sugli scaffali dei supermercati, nell'offerta delle catene di fast food, e nei menù dei ristoranti.

Il fenomeno sta avendo impatti importanti anche nel mondo degli investimenti. Sono stati ad esempio creati indici azionari, su cui poi costruire prodotti finanziari ad hoc, che selezionano i propri panieri in base a principi e criteri ispirati al vegetarianesimo. Strategie e prodotti d'investimento che guardano alla cosiddetta clean economy, nell'ottica della transizione ecologica del modello di sviluppo, dedicano spazio crescente a considerazioni legate al veganesimo e alla sostenibilità dell'industria agro-alimentare, in virtù soprattutto dei connessi impatti su ambiente e cambiamenti climatici.

Analisti e investitori si concentrano sempre più sulle aspettative di rendimento delle società considerate al centro del fenomeno del veganesimo. Effetti si riscontrano anche nell'aumento, da parte soprattutto dei grandi investitori, delle attività di engagement focalizzate sui temi della sostenibilità in riferimento all'industria agro-alimentare in generale: il network FAIRR (Farm Animal Investment Risk and Return), il più importante al mondo in quest'ambito, in cinque anni ha visto l'adesione di oltre 250 investitori istituzionali internazionali, con asset complessivi per circa 29 trilioni di dollari.

 

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