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Il nostro corpo è pieno di microplastiche. Quali pericoli corriamo?

Secondo stime Onu, gli oceani contengono qualcosa come 51mila miliardi di particelle di plastica: un enorme pericolo per l’ecosistema marino e un’incognita sulla nostra salute (visto che finiscono anche nel nostro corpo).

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Ogni settimana ci mangiamo una carta di credito intera. Lo hanno dimostrato i ricercatori dell’Università di Newcastle, in Australia, che in un recente studio scientifico hanno scelto una metafora decisamente “indigesta” per farci capire a cosa corrispondono i cinque grammi di microplastiche ingeriti a cadenza settimanale da ogni abitante del pianeta. Non è un caso che l’inquinamento da plastica stia diventando una delle principali emergenze ambientali mondiali, con oltre otto milioni di tonnellate di polimeri di vario tipo che ogni anno finiscono in mare, distruggendo l’ecosistema marino per poi finire nel nostro corpo. E in parte restarci, come ha rivelato uno studio dell’American Chemical Society, che ha trovato microplastiche nei tessuti umani e in organi come fegato, milza, reni e polmoni.

 

Cosa sono

Le microplastiche sono frammenti di dimensioni inferiori ai 5 millimetri di diametro; quando il diametro scende a meno di 0,001 millimetri si tratta di nanoplastiche. Come fanno a disperdersi nel mare? Con la degradazione di sacchetti e bottigliette, certo, ma anche per esempio con il lavaggio di capi sintetici o l’abrasione dei pneumatici, come spiega un’analisi del Parlamento europeo.

 

Come arrivano a noi

Secondo una stima delle Nazioni Unite, negli oceani ci sono qualcosa come 51mila miliardi di particelle di microplastica, 500 volte le stelle della nostra galassia. Se i numeri sono questi, non è difficile capire come fanno i polimeri ad arrivare, attraverso la catena alimentare, alla nostra forchetta. E non lo fanno solo attraverso il pesce che abbiamo nel piatto: le microplastiche sono presenti in prodotti apparentemente insospettabili come birra, miele, zucchero, pane e acqua del rubinetto, perché viaggiano anche in aria oltre che in acqua. Persino le salubri frutta e verdura le contengono, come ha dimostrato un’analisi dell’Università di Catania condotta su vegetali edibili come patate, carote, lattuga, broccoli, mele e pere: la contaminazione media è pari a 223mila particelle per grammo nella frutta e quasi 98mila nella verdura.

 

Fonte: Human Consumption of Microplastics, Environmental Science & Technology

 

L’impatto sulla salute

Lo studio dell’American Chemical Society ha confermato che il nostro corpo è pieno di microplastiche, a partire dagli organi che più si prestano a trattenerle e filtrarle, come fegato, milza, reni e polmoni. In particolare, è stato trovato quasi dappertutto bisfenolo A, ma anche polietilene, polietilene tereftalato e policarbonato. Gli effetti sulla nostra salute sono ancora sconosciuti, spiega l’analisi del Parlamento europeo, ricordando però che la plastica contiene additivi come stabilizzatori, materiali infiammabili e altre sostanze chimiche tossiche in grado di rappresentare un potenziale pericolo sia per gli animali che per gli esseri umani.

 

La lotta alle microplastiche

Come combattere l’assedio della plastica? Anche in questo campo l’Unione europea si comporta meglio di altri Paesi, con un inquinamento da micropolimeri inferiore per esempio a quello di Stati Uniti o India, spiega la ricerca della Newcastle University. Ma di strada da fare ce n’è ancora molta, se è vero che dei 25 milioni di tonnellate di rifiuti plastici prodotti ogni anno dal Vecchio continente ne viene riciclato meno del 30%. Troppo poco. Anche perché la produzione e lo smaltimento di plastica, a livello mondiale, ha un impatto ambientale stimato in 400 milioni di tonnellate di CO2 l’anno. Per cercare di risolvere il problema, nel gennaio 2018 Bruxelles ha adottato la sua prima Strategia europea per la plastica in un’economia circolare, che promuove un approccio sostenibile nella produzione e nell’utilizzo quotidiano. A partire dalle vecchie buste usa e getta della spesa, sostituite da quelle in plastica biodegradabile e compostabile per i sacchetti più piccoli e da una percentuale di materiali riciclati per quelli più pesanti. Per continuare con le campagne per la riduzione della plastica monouso, per esempio attraverso l’utilizzo di borracce di metallo o posate di legno. Ma la Strategia europea, che contribuirà a raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile 2030, mira anche a sostenere finanziariamente il riciclo di plastica e a dotare i grandi porti di infrastrutture per gestire i rifiuti prodotti dalle navi. Nella speranza, un giorno, di non essere più costretti a mangiare una carta di credito alla settimana.

 

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