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Covid bond, la "risposta" della finanza alla pandemia

La necessità di reperire risorse per dare risposte concrete all'impatto del Covid-19 ha portato alla nascita e al rapido sviluppo di un nuovo tipo di prodotto obbligazionario. In pochi mesi questo prodotto ha conosciuto un boom a livello mondiale. Ma attenzione al "social washing".

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Fra i molteplici effetti della pandemia di Covid-19 c'è quello di aver fatto crescere notevolmente l'attenzione degli investitori sull'impatto sociale delle proprie scelte. In particolare, alla necessità di sostenere settori, come quello sanitario, il cui ruolo decisivo per il buon funzionamento della società e dell'economia è stato ancora più evidente durante l'emergenza sanitaria. Si è così assistito a un vero e proprio boom di strumenti finanziari, in ambito obbligazionario, pensati specificamente per dare risposte in questo senso e perciò indicati con il nome di Covid-19 bond o, più semplicemente, Covid bond (o Corona bond).

 

Contro la pandemia e i suoi effetti negativi

Analogamente a quanto accade per strumenti finanziari già presenti sul mercato, quali i green bond e i social bond, i Covid bond raccolgono risorse da destinare a un obiettivo specifico che è appunto il contrasto alla pandemia. Le risorse vengono orientate in due direzioni: il sostegno di settori e attività necessari a fronteggiare direttamente la pandemia (strutture medico-sanitarie, attività di laboratorio e ricerca, produzione di dispositivi e attrezzature); e il contrasto agli effetti socio-economici negativi della pandemia (sostegno a imprese e lavoratori in difficoltà, ai programmi per la ripartenza dell'economia).

Trattandosi di prodotti che hanno debuttato nei primi mesi del 2020, i Covid bond non possono ancora contare su un quadro regolamentare definito. La questione è stata prontamente affrontata da ICMA (International Capital Market Association, l'organizzazione che definisce le linee guida cui gli emittenti di green bond e social bond sono chiamati ad attenersi, su base volontaria) insieme a IFC (International Finance Corporation, agenzia della Banca Mondiale), che hanno messo a disposizione del mercato linee guida e casi di studio.

 

Un fenomeno mondiale

In pochi mesi i Covid bond hanno visto un boom di emissioni a livello internazionale, che ha avuto come protagonisti gli emittenti sovrani e sovranazionali. In poco meno di due mesi il mercato mondiale dei Covid bond è arrivato a circa 60 miliardi di euro. A fine 2020 potrebbe arrivare a 100 miliardi di euro.

 

Fonte: Covid-19: come una nuova tipologia di obbligazioni può contribuire a finanziare la lotta al coronavirus

 

La prima a emettere Covid bond è stata la Bank of China ("Covid-19 impact alleviation social bond"). La African Development Bank ha emesso un Covid bond da 3 miliardi di dollari ("Fight Covid-19 Social Bond") per alleviare l'impatto della pandemia sull'economia africana. Hanno emesso Covid bond la Banca Europea per gli Investimenti, la Banca Interamericana di Sviluppo, la Banca di Sviluppo del Consiglio d'Europa, l'Indonesia, il Guatemala. In Italia, il Gruppo Cassa Depositi e Prestiti ha lanciato il CDP Covid-19 Social Response Bond e il Ministero del Tesoro ha emesso il Btp Futura (destinato interamente al mercato retail) per finanziare le spese dell'emergenza Covid-19.

Più in generale, nella prima metà del 2020 sono notevolmente cresciute a livello mondiale le emissioni di social bond, di cui i Covid bond fanno parte, che hanno già superato quelle di tutto il 2019.

 

Fonte: S&P Global Market Intelligence

 

Rischio "social washing"?

«Questa situazione straordinaria e drammatica della pandemia ha posto al centro dell'attenzione del mondo il tema sociale», commenta Lorenzo Randazzo, Senior Institutional Sales Manager di AXA Investment Managers. «Crediamo che i Covid bond siano uno strumento di finanziamento utile sia per mitigare l'impatto negativo della pandemia, sia per favorire la fase di ripresa dell'attività fornendo un supporto concreto per combattere la malattia e supportando le imprese di qualità che hanno manifestato esigenze di liquidità», aggiunge Randazzo. AXA Investment Managers ha  già investito in Covid bond in diversi portafogli per conto del gruppo AXA e per clienti terzi e intende continuare ad investire attivamente in questo nuovo mercato, spiega.

Riguardo alla rapidissima ascesa dei Covid bond, e più in generale dei social bond, c'è stato anche chi ha lanciato l'allarme sul rischio di "social washing", cioè di un uso eccessivo e improprio di questi strumenti che potrebbe alla fine minare la credibilità dell'intero mercato dei bond che si rivolgono a temi di sostenibilità in senso lato (green bond, social bond, sustainability bond). Anche per questo ci sono attori finanziari che hanno definito in proprio delle linee guida sui Covid bond, come il fondo pensione olandese APG.

«Come già facciamo da diversi anni per gli investimenti in green bond, social bond e sustainability bond - spiega Randazzo -, stiamo analizzando i Covid bond sulla base di un sistema di valutazione proprietario basato su quattro pilastri: qualità ESG (ambientale, sociale e di governance) e strategie dell'emittente, uso dei proventi e selezione dei progetti, gestione dei proventi, impact reporting. Per quanto in questo contesto sia necessaria una certa flessibilità e una particolare urgenza nell’intervento, al fine di evitare di imbattersi in progetti d'investimento poco solidi e credibili, riteniamo che sia fondamentale e imprescindibile una corretta allocazione dei proventi e la presenza di una reportistica adeguata».

 

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