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COP26 una "sfida" anche per la finanza

Gli impegni che il settore finanziario saprà prendere alla COP26 di Glasgow saranno decisivi nella lotta alla crisi climatica. Sia la finanza pubblica, sia le istituzioni finanziarie private sono chiamati a fare di più. Anche stimolati dalle richieste espresse dai giovani alla Youth4Climate di Milano.

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L'appuntamento della COP26 di Glasgow (31 ottobre-12 novembre 2021) dirà quali sono le iniziative che i leader mondiali intendono mettere in campo per contrastare l'emergenza climatica e cercare di contenere l'aumento delle temperature medie globali in linea con gli obiettivi fissati nell'Accordo di Parigi raggiunto alla COP21 a fine 2015. Sarà un appuntamento decisivo anche per il mondo finanziario, perché la finanza dovrà giocare un ruolo cruciale nella lotta alla crisi climatica.

 

La finanza al centro

Nella fase preparatoria alla COP26 sono stati definiti quattro macro-obiettivi fondamentali da raggiungere nei negoziati: azzerare le emissioni nette a livello globale entro il 2050 e puntare a limitare l'aumento delle temperature a 1,5°C (obiettivo di mitigazione); adattarsi per la salvaguardia delle comunità e degli habitat naturali (obiettivo di adattamento); mobilitare i finanziamenti; collaborare (rafforzare la collaborazione tra governi, imprese, società civile).

Alla finanza, dunque, non solo è rivolto specificamente uno dei quattro macro-obiettivi, ma si tratta anche di un obiettivo strumentale per il raggiungimento degli altri. Un obiettivo che a sua volta può essere suddiviso in due grandi ambiti: quello che riguarda la finanza pubblica e quello relativo alla finanza privata.

Fonti:

 

Obiettivi per la finanza pubblica

In tema di finanza pubblica, la COP26 dovrà fare in modo che i Paesi sviluppati mantengano la loro promessa di mobilitare almeno 100 miliardi di dollari all'anno in finanziamenti per il clima a favore dei Paesi in via di sviluppo. I Paesi in via di sviluppo, infatti, sono quelli meno attrezzati ad affrontare la crisi climatica nei prossimi anni e saranno quindi i più duramente colpiti, nonostante storicamente siano i meno responsabili dell'aumento delle emissioni di CO2 che è alla base del riscaldamento globale.

Al 2020, data entro cui il suo raggiungimento era stato fissato, questo obiettivo non è stato ancora centrato. Secondo stime OCSE nel 2018 i fondi mobilitati dai Paesi sviluppati a favore di quelli in via di sviluppo si sono fermati a poco meno di 80 miliardi di dollari. Con l'avvicinarsi della COP26 molti Paesi hanno rivisto e aumentato i loro impegni, costantemente monitorati dalla Presidenza della COP26, che nel documento preparatorio in cui indicava le priorità di finanza pubblica ha invitato se possibile a superare la soglia dei 100 miliardi di dollari l'anno.

 

Obiettivi per la finanza privata

Agli attori della finanza privata si chiede di agire in collaborazione con i soggetti pubblici per liberare quanto più possibile risorse finanziarie da indirizzare nella lotta alla crisi climatica, con particolare riferimento al raggiungimento dell'obiettivo di zero emissioni nette (neutralità climatica) entro il 2050 a livello mondiale.

L'invito è in generale a tenere in considerazione le questioni climatiche in ogni decisione finanziaria. Per banche, assicuratori e investitori, ciò significa ad esempio garantire che la propria operatività sia allineata all'obiettivo della neutralità climatica, anche attraverso l'informazione trasparente sui rischi che i cambiamenti climatici comportano per la propria attività. Nel documento preparatorio alla COP26 a cura di Mark Carney, ex-Governatore della Banca centrale d'Inghilterra e Inviato Speciale delle Nazioni Unite per l'Azione sul Clima e la Finanza Climatica, si indicavano come prioritari per la finanza privata i seguenti quattro ambiti di miglioramento: la rendicontazione sui rischi climatici (reporting); la gestione dei rischi climatici (risk management); l'individuazione delle opportunità di investimento legate alla transizione verso la neutralità climatica (returns); l'incremento dei flussi finanziari verso le economie emergenti (mobilisation). A quest'ultimo riguardo, secondo stime OCSE la transizione energetica richiederà 3,5 trilioni di dollari di investimenti, il 70% dei quali dovrà essere indirizzato appunto ai Paesi in via di sviluppo.

In un ulteriore appello a loro rivolto, le istituzioni finanziarie private sono state anche invitate ad aderire alla Glasgow Financial Alliance for Net Zero (GFANZ), una coalizione lanciata lo scorso aprile da 160 istituzioni finanziarie internazionali con oltre 70 trilioni di dollari in gestione. Obiettivo di GFANZ è coordinare l'azione di tutti gli attori del settore finanziario, garantendo credibilità e coerenza ai loro obiettivi per la neutralità climatica.

 

Le richieste dei giovani

A fine settembre in Italia, Paese co-organizzatore della COP26 insieme al Regno Unito, si è tenuta Youth4Climate, la conferenza che ha portato a Milano 400 giovani di quasi 200 Paesi, fra cui Greta Thunberg, per avanzare le proprie richieste in vista dei negoziati di Glasgow. Riguardo al ruolo della finanza, i giovani hanno chiesto lo stop dei finanziamenti alle fonti fossili, insieme alla chiusura delle industrie basate su queste fonti al più tardi entro il 2030.

 

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