Climate change, 10 nuove tecnologie per sfamare 10 miliardi di persone (senza distruggere il pianeta)

Per combattere il cambiamento climatico dobbiamo sfruttare meno terreni agricoli e allevamenti, ha ammonito l’IPCC nel suo ultimo rapporto. Ma come è possibile sfamare sette miliardi di persone (che diventeranno dieci miliardi nel 2050) senza distruggere il pianeta? Le soluzioni esistono.

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Il rebus sembra senza soluzione: come farà la Terra nel 2050 a sfamare dieci miliardi di persone, tre miliardi in più di quelle di oggi? Da una parte siamo obbligati ad aumentare del 56% la produzione di cibo, impresa che implica un’estensione dei terreni agricoli pari a due volte la superficie dell’India, ma dall’altra dobbiamo fermare la deforestazione per ridurre le emissioni di gas serra in modo da evitare i micidiali effetti del riscaldamento del pianeta. A cercare di trovare la soluzione al rebus è una recente pubblicazione congiunta della Banca Mondiale e delle Nazioni Unite, “World Resources Report: Creating a Sustainable Food Future”, che individua la risposta in una parola semplice e chiara: tecnologia. La ricerca scientifica può darci una mano a sfamare il pianeta senza distruggerlo, spiega il corposo studio, a patto di avere idee chiare e una volontà di ferro.

Intanto va premesso, come ha ricordato il recente studio “Climate Change and Land” dell’IPCC (il gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico), che il sistema alimentare globale contribuisce per circa il 25-30% delle emissioni di gas serra di origine antropica. Dal 1960 il consumo di calorie pro capite è cresciuto di circa un terzo, quello di carne è raddoppiato e l’uso di fertilizzanti chimici si è incrementato di nove volte. Peggio: le aree naturali convertite in terreni agricoli sono aumentate di qualcosa come 5,3 milioni di chilometri quadrati, corrispondenti a poco meno della superficie dell’Europa continentale (Russia esclusa), con un consumo idrico per l’irrigazione pari al 70% di quello umano di acqua dolce. Lo spreco alimentare pro capite è aumentato del 40%: corrisponde attualmente al 30% del cibo prodotto e contribuisce all’8-10% delle emissioni del sistema alimentare. Il tutto mentre il riscaldamento globale sta minacciando la sicurezza alimentare nelle zone aride del pianeta, in particolare in Africa ma anche nelle regioni montuose dell'Asia e del Sud America.

Sfamare più persone senza distruggere il pianeta sembra un’impresa impossibile, ma in realtà la via d’uscita esiste: si chiama innovazione tecnologica, spiega il “World Resources Report”, che elenca dieci possibili soluzioni concrete al rebus della sostenibilità alimentare. Vediamole una per una.

 

  1. Carne “vegetale”. Una ricerca del World Resource Institute dimostra come ogni grammo di proteina animale (in particolare quelle provenienti da bovini e ovini) generi gas serra venti volte superiori alla stessa quantità di proteine vegetali. Il futuro passa quindi da prodotti “green” in grado di replicare aspetto, consistenza e gusto delle classiche bistecche: braciole vegetali che riducano in un colpo solo sia il consumo di proteine animali che le emissioni di gas serra, continuando ad appagare il palato degli amanti della carne (per giunta in modo più salutare). Il successo di aziende come “Beyond Meat” e “Impossible Food” nel proporre prodotti vegetali simili a quelli animali testimonia le enormi potenzialità di queste soluzioni.
  2. Cibo a lunga conservazione. Stando ai dati Fao, nel tragitto dalla fattoria al nostro stomaco ben un terzo del cibo viene perduto o sprecato, in particolare frutta e verdura. Troppo. Ma la tecnologia può aiutarci anche su questo fronte: esistono composti naturali, come quelli per esempio di “Apeel Sciences”, che rallentano la maturazione, grazie a una pellicola spray sottilissima che inibisce la crescita batterica contribuendo a non disperdere l’acqua contenuta all’interno del frutto.
  3. Riduzione del metano emesso dalle mucche. Sembra incredibile, ma è drammaticamente vero: circa un terzo dei gas serra prodotti dal settore agricolo proviene dalla digestione dei bovini. Per fortuna la ricerca scientifica sta mettendo a punto nuovi composti per mangimi in grado di ridurre la formazione di metano nello stomaco delle mucche. È il caso per esempio del 3-NOp, prodotto dall’olandese DSM, in grado secondo i primi test di ridurre del 30% le emissioni di “metano enterico” senza controindicazioni per la salute degli animali o per l’ambiente.
  4. Composti per non disperdere l’azoto. Il 20% dei gas serra agricoli proviene dall’azoto rilasciato dai fertilizzanti, in particolare dai microrganismi. Oggi gli scienziati hanno iniziato a mettere a punto degli “inibitori dell’azoto” che riducono le emissioni di questo gas serra nell’atmosfera, mantenendolo imprigionato nel suolo. Siamo a uno stadio preliminare delle ricerche, ma con adeguati incentivi finanziari e una miglior regolamentazione normativa queste tecnologie possono raggiungere nuovi traguardi.
  5. Coltivazioni che assorbono l’azoto. Gli scienziati hanno anche individuato metodi di coltura, in particolare dei cereali, in grado di ridurre le emissioni di azoto, permettendone l’assorbimento nel suolo.
  6. Riso a basso contenuto di metano. Circa il 15% dei gas serra agricoli proviene dai microrganismi presenti nelle colture di riso. La ricerca scientifica ha individuato i tipi di riso che emettono basse quantità di metano, incrociandoli tra loro e ottenendo una varietà che “inquina” il 30% in meno.
  7. Uso della “genetica” per aumentare i raccolti. Per sfamare 10 miliardi di persone è necessario incrementare la resa agricola, ma senza deforestare e possibilmente evitando un uso eccessivo sia di fertilizzanti che di acqua. Un aiuto determinante potrebbe arrivare dalle tecnologie CRISPR, in grado di “regolare” a livello genetico i tratti del DNA delle piante, garantendo una maggior resa. Si tratta di ricerca genetica, quindi da maneggiare con cura, ma da non escludere a priori.
  8. Olio di palma ad alto rendimento. Il boom della domanda di olio di palma, ingrediente fondamentale di prodotti di ogni tipo (dai biscotti allo shampoo), ha portato alla deforestazione del Sudest asiatico e ora minaccia Sudamerica e Africa. Oggi però la ricerca scientifica ha messo a punto varietà di piante in grado di raddoppiare o persino quadruplicare la produzione di olio di palma.
  9. Mangimi per pesci a base di alghe. Il boom dell’acquacoltura ha evitato lo sterminio di parte della fauna marina, ma non dei piccoli pesci che vengono utilizzati come mangime negli allevamenti ittici. Per fortuna sono state sviluppate speciali varietà di mangimi naturali, basati su alghe o semi oleosi, in grado di rimpiazzare i grassi acidi omega-3 contenuti nei piccoli pesci, salvando loro la vita.
  10. Concimi a energia solare. Esistono tecnologie che permettono di produrre l’idrogeno necessario ai fertilizzanti con energia solare, e non con i tradizionali combustibili fossili, che inquinano. In questo caso siamo già alla fase operativa: alcuni impianti pilota per produrre concimi “a basse emissioni” sono già in costruzione in Australia.

 

Come creare un futuro alimentare sostenibile entro il 2050

Fonte: World Resources Institute

 

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