Tomorrow Augmented

Sepolti da una montagna di rifiuti: come smaltirli con l’aiuto della tecnologia

L’umanità produce oltre due miliardi di tonnellate l’anno di spazzatura, destinati entro il 2050 ad aumentare del 70%. Nei Paesi poveri, dove già oggi il 93% dell’immondizia non viene smaltita, arriverà addirittura a triplicare. Come fronteggiare la futura emergenza rifiuti? La tecnologia può darci una mano a renderli sostenibili. Ecco in che modo

Tempo di lettura: 4 minuti

 

Mai sul pianeta Terra è stata prodotta così tanta spazzatura. Secondo la Banca mondiale, ogni anno l’umanità genera oltre due miliardi di tonnellate di rifiuti solidi: una vera e propria catena montuosa, il cui smaltimento crea 1,6 miliardi di tonnellate di CO2, pari al 5% delle emissioni complessive globali. I cittadini dei Paesi ricchi (pari al 14% del totale) producono una percentuale di spazzatura (34% del totale) molto più alta di quelli dei Paesi poveri. Ma c’è di peggio: entro il 2050 l’aumento della popolazione mondiale porterà a un aumento del 70% dei rifiuti, destinati a superare i 3,4 miliardi di tonnellate.

Ciascun abitante del pianeta produce in media 0,74 kg di rifiuti al giorno, spiega ancora la Banca Mondiale in uno degli studi più completi in materia (“What a Waste 2.0: A Global Snapshot of Solid Waste Management to 2050”), con punte massime di 4,54 kg. Il 37% della spazzatura è smaltita in discariche, il 33% purtroppo finisce dove capita, il 19% viene riciclata o sottoposta a compostaggio e solo l’11% approda in moderni termovalorizzatori.

Attenzione però, perché questa è solo la media generale: se spostiamo la lente d’ingrandimento sui Paesi poveri, scopriamo che ben il 93% dell’immondizia viene allegramente gettato nell’ambiente (contro appena il 2% delle economie sviluppate). Questo perché il sistema di raccolta rifiuti negli Stati in via di sviluppo è un mezzo disastro, con una copertura di appena il 48% delle aree urbane e addirittura di un misero 26% nelle campagne.

 

Problema amplificato nei paesi meno sviluppati

E’ dunque proprio nei Paesi in via di sviluppo che la bomba a orologeria della spazzatura fa più paura, anche perché entro il 2050 nelle regioni povere la produzione di immondizia è destinata a più che triplicare rispetto ai livelli attuali. Con conseguenze rovinose per l’ambiente e il climate change: pensiamo per esempio ai rifiuti plastici (242 milioni di tonnellate l’anno, il 12% del totale), in grado di contaminare l’ecosistema terrestre per centinaia se non migliaia di anni. Come uscirne?

Per smontare la valanga di spazzatura che rischia di travolgerci dobbiamo darci da fare su otto piani di lavoro diversi, spiega la Banca Mondiale, che dal 2000 ha finanziato con oltre 4700 milioni di dollari ben 340 progetti di smaltimento sostenibile dei rifiuti. Si va dalla cornice normativa e fiscale alle infrastrutture di trattamento, dall’istruzione al coinvolgimento dei cittadini, dalla sicurezza delle procedure di smaltimento alla sostenibilità ambientale, senza dimenticare l’impatto finanziario (nodo non indifferente, visto che il trattamento rifiuti in media impegna fino al 20% dei bilanci comunali). Per concludere con quella che - come per l’alimentazione - sarà una delle nostre grandi alleate nella battaglia contro la spazzatura: la tecnologia, con le sue infinite declinazioni. Vediamone alcune.

Fonte: Eurostat

Applicazioni della tecnologia contro l’aumento dell’immondizia

La raccolta e l’analisi dei big data sono sempre più importanti anche nella gestione dell’immondizia. Qualche esempio? A Quito, in Ecuador, è stato sviluppato un sistema che monitora tempi e itinerari della raccolta rifiuti, ottimizzando i percorsi dei camion e permettendo ai cittadini di segnalare eventuali disfunzioni. In altre città i bidoni sono dotati di sensori che segnalano quando sono pieni, in modo da evitare percorsi a vuoto dei camion di raccolta. Per non parlare dei “cassonetti smart”, che una volta pieni compattano automaticamente i rifiuti (con l’energia green prodotta dai loro pannelli solari) riducendone il volume a un sesto, salvo poi avvisare il Comune quando sono davvero stracolmi. Altre tecnologie molto diffuse permettono il riutilizzo di una parte della spazzatura o la produzione di materiali biodegradabili al posto della plastica.

In Giappone tutti gli impianti di smaltimento sono connessi a un sistema centralizzato di gestione, che tra l’altro controlla emissioni e livelli di inquinamento. Esistono anche ingegnosi metodi per limitare la produzione di spazzatura. In Corea per esempio speciali chip a radiofrequenza sono stati inseriti nelle tessere magnetiche utilizzate per aprire i bidoni comunali: i cittadini devono pesare i sacchi di immondizia presso il cassonetto prima di gettarli, e le informazioni vengono comunicate in tempo reale al locale ufficio della nettezza urbana per determinare le tasse. In questo modo chi produce meno rifiuti paga tariffe inferiori.

Le tecnologie per smaltire l’immondizia accomunano gli sforzi dei Paesi avanzati e di quelli in via di sviluppo. Nella ricca New York, la piccola Roosevelt Island sull’East River sta sperimentando la raccolta pneumatica dei rifiuti: chi vive ai piani alti butta i sacchi in uno speciale tubo che “aspira” l’immondizia in una centrale di smaltimento sotterranea. Mentre a Bangalore, in India, nel 2014 il colosso tecnologico Mindtree ha lanciato l’app “I Got Garbage” in grado di  dare lavoro a 10mila “spazzini indipendenti” che oggi servono più di 300mila abitazioni, permettendo la raccolta di oltre 77mila tonnellate di immondizia altrimenti destinate a essere gettate nell’ambiente. L’idea dell’app è stata l’uovo di Colombo in un Subcontinente dove la raccolta dei rifiuti ha sempre rappresentato un problema: aiuta a ripulire con metodo le megalopoli indiane e allo stesso tempo genera lavoro per i disoccupati. Un “win win” da replicare anche in altri Paesi emergenti.

 

Ti potrebbe interessare: Il nostro corpo è pieno di microplastiche. Quali pericoli corriamo?