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Robot e software protagonisti del mondo post coronavirus. Cosa cambia per il lavoro umano?

La pandemia, accompagnata da lockdown e distanziamento sociale, ha accelerato la rivoluzione tecnologica nel segno dell’automazione e dell’intelligenza artificiale. Ma per fare gioco di squadra con i robot anche le competenze lavorative degli esseri umani dovranno cambiare

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Dalla telemedicina alla logistica, dalla produzione industriale alle interazioni sociali fino alla didattica: robot, software e intelligenza artificiale sono stati i protagonisti silenziosi ed efficienti dell’emergenza coronavirus. La pandemia non ha fatto altro che accelerare la transizione verso un mondo dominato dall’automazione. Immuni al contagio, le macchine hanno disinfettato ospedali, misurato temperature, perfino eseguito tamponi, processato big data per tracciare il contagio, ma anche gestito magazzini, produzioni industriali e complesse supply chain internazionali, non da ultimo consegnando merci. Robot infermieri, pulitori, manager, facchini e postini insomma: software e algoritmi, infaticabili, ci hanno pure tenuto compagnia durante la quarantena. Vediamo qualche esempio concreto.

Negli ospedali italiani e cinesi sono diventate famose le macchine della danese UVD Robotics e della texana Xenex Disinfection Services: piccoli robot che sanificano perfettamente stanze e corridoi grazie all’emissione di raggi ultravioletti in grado non solo di uccidere il 99,9% dei batteri, ma anche virus come Covid-19 o MERS. La stella delle consegne porta a porta è invece stato il robottino a sei ruote della Starship Technologies, azienda estone attiva in cinque nazioni compresi gli Stati Uniti. Nelle filiere globali di forniture sconvolte dai lockdown, ha acquisito un ruolo sempre più centrale la blockchain (registro digitale condiviso in cui viene registrata ogni transazione), in grado di tracciare complesse supply chain internazionali. Mentre un recente studio di McKinsey conferma il boom dell’automazione nella logistica, con magazzini pieni di sensori Internet of Things (ovvero connessi tra loro), veicoli senza autista, e i pochi umani rimasti dotati di smart glasses di realtà aumentata per renderli più rapidi ed efficienti nelle ricerche. E’ il caso per esempio di Ocado, catena di supermercati online britannica, che gestisce i suoi magazzini grazie a migliaia di robot che movimentano le merci in perfetto coordinamento grazie a sistemi di intelligenza artificiale.

L’ascesa di algoritmi e software è stata proporzionale alla migrazione online dei servizi e alla loro “dematerializzazione”, come nota un recente saggio su Science&Robotics. Il mondo in lockdown ha premuto l’acceleratore sul digitale, dai bonifici online ai pagamenti con carte, dall’e-commerce alla scuola, dal gaming allo streaming, e nella dimensione digitale i software hanno rimpiazzato parte del lavoro umano.

 

 

Fonte: Osservatorio Artificial Intelligence School of Management Politecnico di Milano

 

Sono due le ragioni che hanno sancito il trionfo delle macchine: da una parte sono immuni al virus, ma dilagano anche perché l’economia mondiale sta vivendo una delle peggiori crisi dal secondo dopoguerra. E come nota uno studio di Brookings, i momenti della storia in cui l’automazione ha fatto passi da gigante sono sempre coincisi con pesanti recessioni. Con un Pil globale dei Paesi sviluppati che quest’anno il Fondo Monetario Internazionale prevede in contrazione di oltre il 6%, robot e software aiuteranno le imprese a recuperare efficienza. Gli investimenti globali in Information Technology nel 2020 sono destinati a scendere dell’8% rispetto al 2019 a quota 3,4 miliardi di dollari, stima Gartner, e in tutte le aziende sta diventando prioritaria la spesa tecnologica in grado di generare ottimizzazione dei costi, oltre che crescita o trasformazione. Non a caso qualcuno ha rispolverato il celebre studio di McKinsey di tre anni fa sul futuro del lavoro, che stimava in un numero compreso tra i 400 e gli 800 milioni i posti di lavoro a rischio per l’automazione. In un mondo in crisi economica, gli esseri umani rischiano quindi di essere rimpiazzati dalle più efficienti ed economiche macchine?

I timori legati all’automazione nel mondo del lavoro sono arrivati anche nell’Italia colpita dalla crisi. Già prima del coronavirus nel nostro Paese il mercato dell’intelligenza artificiale aveva toccato per la prima volta i 200 milioni di euro, stando alle stime dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, e dopo il contagio probabilmente accelererà la sua crescita. A trainarlo in particolare sono stati l’Intelligent Data Processing, cioè gli algoritmi per estrarre informazioni dai dati, che da soli valgono un terzo del mercato, ma anche i Chatbot o Virtual Assistant, che gestiscono le relazioni con i clienti lavorando sulla comprensione del linguaggio naturale e che hanno una fetta del 28% sul mercato.

Ma attenzione: il 96% delle imprese che hanno adottato soluzioni di intelligenza artificiale non ha segnalato effetti di sostituzione del lavoro umano da parte delle macchine, si legge nel report. Il vero nodo resta comunque quello delle competenze, perché l’intelligenza artificiale è destinata ad aumentare la domanda di nuove professionalità. Da che mondo è mondo l’innovazione rende obsoleti alcuni tipi di lavoro completamente automatizzabili, ma allo stesso tempo ne crea altri. Dobbiamo focalizzarci su quelli, tenendo in mente che il progresso ha sempre creato nuove divisioni del lavoro. Per questo è fondamentale puntare sulla riqualificazione delle professioni meno specializzate e più in generale sulla formazione continua. Tenendo comunque presente che i robot non sono nostri nemici: come ha documentato una ricerca di McKinsey Global Institute, sono anzi preziosi in Paesi sviluppati come l’Italia e la Germania, dove l’invecchiamento della popolazione mina i livelli di produttività. L’automazione insomma non va demonizzata come ai tempi del movimento luddista, all’inizio dell’Ottocento, quando i telai meccanici venivano distrutti dagli operai terrorizzati dalla prospettiva di perdere il lavoro. Dobbiamo invece imparare a giocare di squadra con i robot. Proprio come accaduto durante il coronavirus.

 

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