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Green Building: sei modi per combattere il climate change con le nostre case

La lotta al cambiamento climatico passa anche dagli edifici, responsabili del 40% del consumo mondiale di energia e di un terzo delle emissioni dei gas serra. Ecco come le nostre case possono diventare “green” abbattendo la CO2 e facendoci vivere meglio

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Il mondo del mattone si sta progressivamente convertendo alla bioedilizia, dagli architetti agli ingegneri, dalle compagnie edilizie agli investitori, dai legislatori agli acquirenti finali. Secondo il World Green Building Trends 2018 SmartMarket Report, studio relativo a 86 Stati mondiali, i progetti di edilizia sostenibile sono destinati a balzare dal 27% del 2018 al 47% del 2021. Ma la cosa non deve sorprenderci.

In Europa trascorriamo il 90% del nostro tempo all’interno di edifici: per vivere, studiare, lavorare, divertirci. Le pareti che abbiamo intorno a noi rappresentano una parte molto importante della nostra vita. Contribuiscono al miglioramento della nostra salute, della nostra produttività e del nostro benessere. Ma sono anche responsabili del 40% del consumo mondiale di energia e di un terzo delle emissioni di gas serra. Bioedilizia e architettura ecosostenibile si sono imposte nel settore per combattere il cambiamento climatico e allo stesso tempo per regalarci dei “nidi” sempre più piacevoli e salutari. Vediamo allora più in dettaglio i sei modi per rendere un edificio “green” nell’era dell’economia circolare.

 

1. Ridurre i consumi energetici

La Commissione europea stima che tre quarti delle costruzioni della Ue sia “energy inefficient”, ovvero che buona parte dell’energia utilizzata venga dispersa inutilmente. Un rinnovamento del patrimonio edilizio del Vecchio Continente porterebbe a un contenimento dei consumi di energia del 5-6% e a un abbattimento delle emissioni del 5%. Ma in media in Europa ogni anno viene rinnovato solo l’1% degli edifici esistenti: troppo pochi, sottolinea Bruxelles, che punta a raddoppiare il passo anche per raggiungere l’ambizioso obiettivo di un’Europa ad impatto zero entro il 2050.

Un buon isolamento termico è solo il primo passo per minimizzare i consumi. Importanti sono anche la classe energetica degli elettrodomestici, l’utilizzo di fonti alternative come il solare, ampie finestrature che massimizzino i benefici della luce naturale, l’uso di sistemi di illuminazione efficiente come i LED e l’inserimento di vegetazione nell’edificio, fonte di isolamento naturale e “spugna” in grado di trattenere l’acqua piovana.

 

2. Contenere gli sprechi d’acqua anche creando sistemi di raccolta idrica

Fondamentale è anche il miglioramento dell’efficienza idrica creando sistemi di raccolta dell’acqua piovana, ma anche diversificando l’utilizzo delle risorse. Per esempio, utilizzando acqua potabile per bere e lavarsi e acqua “grigia” per l’irrigazione e per la toilette. All’efficienza idrica contribuisce anche la tecnologia, con impianti in grado di minimizzare le perdite delle tubature regolando la pressione nel modo migliore. Sul fronte rifiuti, buona parte della spazzatura che produciamo può essere riciclata, attraverso una raccolta differenziata alla quale dobbiamo sempre dedicare grande attenzione.

 

3. Scegliere materiali ecosostenibili progettando l’intero ciclo di vita dell’edificio

La scelta dei materiali è un momento molto importante per i costruttori di “green building”. Vanno privilegiate materie prime locali, per ridurre l’impatto ambientale del trasporto, e magari materiali riciclati o comunque durevoli. Nella selezione va considerato l’utilizzo di risorse (in particolare acqua ed energia) necessarie per la fabbricazione e il trasporto dei prodotti. Un buon costruttore deve inoltre pianificare l’intero ciclo di vita dei materiali che utilizza, dal design alla fabbricazione, dall’installazione alla manutenzione, senza dimenticare il futuro rinnovamento e il riutilizzo dopo una possibile demolizione.

 

Fonte: sondaggio Ramboll, “Sustainable Buildings Market Study 2019”

 

4. Mettere salute e benessere in primo piano

Il benessere fisico e psicologico di chi ci abita è una delle caratteristiche fondamentali di un “green building”, che dev’essere ben ventilato con aria pulita, privo di umidità, luminoso, isolato non solo termicamente ma anche acusticamente. I materiali utilizzati devono essere possibilmente naturali e comunque anallergici, oltre che atossici.

 

5. Puntare sulla riforestazione urbana

Un occhio di riguardo nel design di un bioedificio va posto agli spazi verdi, sia comuni che individuali, che devono essere ampi e progettati nel nome della biodiversità. La “riforestazione urbana” aiuta infatti le nostre città ad assorbire la CO2, arrivando in alcuni casi anche a creare forme di agricoltura a chilometro zero.

 

6. Creare una cultura della sostenibilità anche nel vicinato

L’attenzione alla sostenibilità non si deve fermare al singolo green building, ma deve integrarsi alla progettazione urbana dell’intero quartiere, conferendo per esempio ampi spazi a percorsi pedonali e piste ciclabili, in modo da ridurre l’impatto ambientale dei trasporti individuali. E’ importante anche il coinvolgimento della comunità locale nella discussione e progettazione degli spazi urbani, come avviene spesso nei Paesi nordeuropei.

 

L’esempio di “The Edge”

Uno dei migliori esempi mondiali di “green building” è “The Edge”, sede di Deloitte ad Amsterdam: con 98,36% ha ottenuto il più alto punteggio della storia di Breeam (Building Research Establishment Environmental Assessment Method), famoso sistema per valutare la sostenibilità degli edifici. Il palazzo olandese è un capolavoro di bioedizia tecnologicamente avanzata: coperto di pannelli solari, utilizza il 70% di elettricità in meno rispetto a edifici simili grazie a sofisticati sistemi hi-tech che ottimizzano ogni tipo di consumo in tempo reale a seconda dei livelli di luce naturale, del numero di persone presenti nel palazzo, dell’umidità e della temperatura. Un esempio da imitare.

 

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