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Così cambierà la scuola dopo il coronavirus: piattaforme, strumenti e strategie di e-learning per studenti e insegnanti

La pandemia ha costretto scuole e università di tutto il mondo a bruciare le tappe del digital learning. Ma quello che stiamo vivendo nell’emergenza del Covid-19 è solo l’inizio di una delle più grandi rivoluzioni didattiche della storia. Ecco cosa accadrà

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Sono oltre 1,5 miliardi, secondo l’Unesco, gli studenti costretti dalla pandemia di coronavirus a studiare da casa. I primi sono stati i cinesi, che partivano da buone basi di didattica a distanza già prima del contagio. Poi è arrivata l’Italia e, a seguire, altri 136 Paesi in tutto il mondo. I vari sistemi scolastici nazionali sono stati obbligati dal contagio a bruciare le tappe dell’e-learning per garantire una continuità formativa. In buona parte del mondo si è ricorsi a piattaforme internet, a volte accompagnate a una programmazione televisiva di didattica dedicata agli studenti (è il caso per esempio di Francia, Spagna, Corea e della stessa Cina).

 

La Cina fa da battistrada

Iniziamo dalla Cina. Già prima della pandemia nel Dragone il mercato dell’online learning correva a doppia cifra percentuale: secondo le stime di iResearch Consulting Group, nel 2019 è cresciuto del 24,5% rispetto all’anno precedente. Un boom che si spiega con l’alta competitività del sistema educativo cinese, dove è normale un ricorso generalizzato a lezioni e verifiche online extrascolastiche, ma anche con l’alta qualità di una didattica a distanza basata su algoritmi di intelligenza artificiale. Con l’emergenza coronavirus, poi, Pechino ha mobilitato tutte le forze per assicurare le lezioni a distanza, aumentando la capacità di banda larga e fibra, potenziando le piattaforme di e-learning, arricchendo contenuti e metodologie didattiche nel nome della flessibilità. La risposta cinese al Covid-19 in termini di scuola a distanza ha impressionato perfino l’Unesco, dando un ulteriore impulso a un settore già florido, nel quale spiccano i nomi di Tal Education e New Oriental Education & Technology Group.

 

L’emergenza in Italia

L’Italia, secondo grande Paese investito dall’epidemia, era meno avanzata della Cina nel settore e-learning e ha dovuto “inventare” su due piedi una didattica a distanza per milioni di studenti. Lo ha fatto muovendosi in ordine sparso, come segnalano i monitoraggi ministeriali, con l’utilizzo di piattaforme multimediali indicate dallo stesso ministero, da Microsoft Office 365 Education a Google Suite for Education passando per Zoom e Amazon Chime, oppure usando funzionalità del registro elettronico. Stando alle rilevazioni, il 95% degli studenti viene raggiunto da didattica a distanza, ma nelle forme più eterogenee: si va da evolute piattaforme online alle semplice mail o ai messaggi via chat, il tutto a macchia di leopardo. Il decreto “cura Italia” ha messo a disposizione delle scuole 85 milioni di euro per l’e-learning: 10 milioni per piattaforme e infrastrutture, 70 milioni per acquistare Pc e tablet distribuendoli agli studenti meno abbienti e 5 milioni per l’aggiornamento dei docenti. Nel mezzo di un’emergenza formativa inedita, buona parte degli insegnenti si è comunque dovuta “inventare” strumenti di didattica online dall’oggi al domani, senza averli potuti sperimentare prima: una ricerca dell’Autorità delle Comunicazioni rivela che, prima della pandemia, solo l’8,6% degli insegnanti utilizzava tecnologie digitali per attività progettuali a distanza.

 

Riprogettare da zero i percorsi formativi

Il problema è che la didattica a distanza non si traduce semplicemente nel mettere una telecamera davanti alla cattedra: è indispensabile una completa riprogettazione del percorso formativo. «Esistono infatti già molte risorse su internet, di ottima qualità, è però necessario sviluppare la capacità di selezionarle e aggregarle in un percorso che abbia una logica», spiega Federico Frattini, dean del MIP-Politecnico di Milano, la Business School che di recente è entrata nella top ten mondiale degli MBA in distance learning della classifica del Financial Times, unica in Italia e quarta in Europa. Il MIP ha tra l’altro messo gratuitamente a disposizione degli insegnanti delle scuole superiori materiali, video e webinar sul distance learning nella nuova piattaforma MIP4School.

 

Frequenza con cui gli insegnanti svolgono attività didattiche con tecnologie digitali (in %)

Fonte: AGCOM su dati MIUR

 

Un nuovo paradigma

Settimane e settimane di e-learning stanno dunque cambiando molte cose. E dopo la fine della crisi sanitaria, sarà difficile tornare in aule e banchi con il vecchio spirito. Nell’emergenza coronavirus i sistemi scolastici mondiali, compreso quello italiano, hanno avviato o accelerato una rivoluzione nella quale il perno della formazione non è più rappresentato dal docente che insegna, ma dall’allievo che apprende. La didattica ha conquistato una flessibilità sconosciuta alla tradizionale lezione frontale, ai programmi rigidi e agli standard codificati di valutazione. La scuola del futuro, nella quale siamo stati proiettati dalla crisi del Covid-19, sarà al contrario fatta di percorsi formativi personalizzati e flessibili, con ritmi e stili di apprendimento diversificati e spalmati su più media.

 

I grandi trend della formazione online

Ma quali sono, più in particolare i segmenti dell’industria dell’e-learning che beneficieranno di più della trasformazione della scuola? Secondo lo studio E-learning Trends 2020 redatto da Docebo, azienda italiana quotata alla Borsa canadese che sviluppa soluzioni di formazione a distanza, continuerà la progressione del mobile learning (su piattaforme specifiche per gli smartphone), del game-based learning (apprendimento basato su modalità simili a quelle dei videogame) e del microlearning (percorsi brevi di formazione), mentre inizia a essere saturo il mercato dei wearable (dispositivi “indossabili” per l’apprendimento, per esempio caschetti per realtà virtuale o realtà aumentata). Resta comunque centrale la personalizzazione dei percorsi formativi, anche con l’uso di algoritmi di intelligenza artificiale.

 

Il modello dei “Mooc”

La scuola del terzo millennio è così destinata a essere centrata più sulla domanda che sull’offerta, più su spazi virtuali digitali e laboratori di apprendimento collettivo che su orari e programmi rigidi. Un po’ come già accade con i “Mooc” (Massive Open Online Course), i corsi online organizzati da università o imprese private e aperti a tutti: i più celebri sono Coursera (unione di sei università statunitensi tra cui Stanford e Princeton, con 37 milioni di utenti registrati), edX (nata dal Mit di Boston e da Harvard, con 18 milioni di utenti), la cinese XuetangX (14 milioni) o Udacity (10 milioni). E l’insegnante? Diventerà il regista di processi di apprendimento basati sulle esigenze dei singoli e sull’analisi dei big data. Un regista prezioso e creativo, in grado di costruire percorsi formativi personalizzati organizzando contenuti multimediali su piattaforme eterogenee. Social network compresi. Addio vecchia scuola: dopo il coronavirus, nulla sarà come prima.

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