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Cleantech, 5 motivi per cui il coronavirus non fermerà la corsa dell’auto elettrica europea

La recessione economica riuscirà solo temporaneamente a rallentare il boom delle “vetture alla spina”, che in Europa sono sostenute da robusti incentivi pubblici e colossali investimenti dei costruttori. Ecco perché la crescita delle e-car sarà inarrestabile

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I veicoli elettrici rappresentano assieme alle energie rinnovabili uno dei pilastri del cleantech, le “clean technologies” del futuro che contribuiscono alla sostenibilità riducendo l’impatto ambientale. Il termine “cleantech” è stato coniato alla fine degli anni Novanta nel mondo del venture capital di Wall Street proprio per indicare le startup all’epoca attive nello sviluppo di prodotti, servizi o tecnologie “green”. Spinto dal timore del cambiamento climatico e dalla necessità di creare un’economia circolare, oggi il vasto mondo del cleantech attira enormi investimenti, dando vita a ricerca scientifica e tecnologica, a nuove professionalità e a un’enorme offerta di posti di lavoro.

All’interno del mondo cleantech hanno assunto un ruolo sempre più importante i costruttori di veicoli ibridi o elettrici. Oggi però la recessione innescata dal coronavirus ha sollevato alcuni interrogativi sul futuro del settore. Acea, l’associazione dei costruttori europei, ha riportato un crollo del mercato continentale del 41,5% nei primi cinque mesi del 2020: come se la caveranno le “auto alla spina” su cui i colossi delle quattro ruote hanno investito importanti risorse finanziarie?

Secondo i maggiori esperti del settore il coronavirus potrebbe rallentare la progressione delle e-car, ma non riuscirà certo a fermarle. Anzi, in Europa proprio la risposta economica e finanziaria alla crisi, con la distribuzione di prestiti e sussidi per la svolta green oltre che per quella digitale, potrebbe tirare la volata definitiva all’auto del futuro. La conferma è arrivata da un recente report di Markets and Markets, che a livello mondiale per il 2021 prevede un aumento di oltre il 22% delle vendite di veicoli elettrici (4,18 milioni di unità contro i 3,42 milioni previsti per quest’anno). Un incremento a doppia cifra percentuale, che è di un terzo inferiore rispetto alle stime pre-Covid, ma che comunque risulta enorme.

Vediamo allora più in dettaglio i cinque motivi che giocano a favore delle e-car a dispetto della recessione mondiale.

 

1. Enormi investimenti dai costruttori

L’industria automobilistica mondiale ha investito decine di miliardi nello sviluppo di e-car: se facesse dietrofront, metterebbe a rischio la sua stessa sopravvivenza. Il solo gruppo Volkswagen ha messo sul tavolo 33 miliardi di euro per la mobilità elettrica, sviluppando la piattaforma modulare Meb per tutte le marche del gruppo (Volkswagen, Skoda, Seat e Audi). La vettura media cinque porte ID.3, elettrica pura di nuova generazione, è già in produzione nel moderno stabilimento di Zwickau, capace a regime di produrre 330mila e-car l’anno. Audi produce due suv nati per contrastare Tesla, Porsche punta sulla Taycan, mentre Bmw sta per lanciare la i4 e la versione elettrica del suv X3, con Mercedes che da parte sua ha dato vita alla gamma EQ. Nella vicina Francia il gruppo Psa (Peugeot, Citroën, Opel e Ds) ha già sviluppato la piattaforma Cmp, utilizzata sia per i motori a combustione che per quelli elettrici. Massicci anche gli investimenti di Renault e di Nissan, quest’ultima in grado di sfoggiare la leader di mercato Leaf, mentre Hyundai, Kia e Toyota sono a loro volta scese in campo. Dare un colpo di spugna a investimenti di questa portata è impensabile: per l’industria dell’automotive indietro non si torna.

 

2. Incentivi governativi e maxipiano finanziario

Gli incentivi fiscali per comprare auto ibride o full electric sono stati decisivi sia in Europa che in Cina, dove è stato di recente deciso di estendere per altri due anni i bonus. A inizio giugno la Germania ha raddoppiato da 3mila a 6mila euro l’incentivo per l’acquisto di ibride plug-in o elettriche pure (le Bev, Battery electric vehicle) con prezzi di listino fino a 40mila euro, ai quali si aggiungono i 3mila euro di sconto messi a disposizione dai costruttori arrivando a ben 9mila euro. Ma in Europa c’è ben altro che bolle in pentola: a fine maggio la Commissione Ue ha varato il maxipiano di finanziamenti da 750 miliardi di euro “Next Generation Eu” il cui obiettivo dichiarato è la transizione «verso un’Europa verde e digitale». Facile prevedere che buona parte degli investimenti comunitari prenderanno forma di incentivi di vario tipo per l’auto elettrica.

 

3. Target Ue di riduzione delle emissioni

In Europa, poi, le case costruttrici devono rispondere a requisiti sempre più stringenti sulle emissioni: dal 2020 per i veicoli nuovi è vietato superare i 95 grammi di CO2 per chilometro. Per raggiungere questi obiettivi la quota di auto elettriche dovrà aggirarsi intorno al 4-6% del mercato europeo, stima Bloomberg New Energy Finance. Se si vogliono ridurre le emissioni, insomma, l’unica strada è puntare sulle e-car.

 

4. Fascia di mercato premium

Rispetto alle vetture tradizionali, i contraccolpi della crisi dovrebbero essere meno pesanti per l’auto elettrica, che sempre secondo le stime di Bloomberg New Energy Finance quest’anno dovrebbero addirittura aumentare le vendite rispetto al 2019. Le vetture “alla spina” fanno infatti parte della fascia premium del mercato, meno esposta alla recessione economica. Anche in Italia il 68% dei cittadini è interessato all’acquisto di un’auto elettrica, secondo le recenti rilevazioni dell’Osservatorio Smart & Connected Car della School of Management del Politecnico di Milano, ma solo il 7% intende comprarne una nei prossimi 12 mesi, il 15% entro tre anni, e il 46% non ha ancora fissato una data. Il motivo è da una parte riconducibile alla fascia “premium” e dall’altra alla scarsità di colonnine nel nostro Paese: gli utenti sono infatti frenati dal prezzo troppo elevato (46%), oltre che dalle preoccupazioni sulla durata della batteria (33%), sulla mancanza di infrastrutture adeguate (il 28% crede che ci siano poche colonnine per la ricarica, il 23% lamenta di non poterle installare a casa) e sui tempi di ricarica (18%).

 

5. Esigenze di distanziamento sociale

L’emergenza sanitaria sta anche cambiando il modo di muoversi: come ha confermato l’Osservatorio Lockdown di Nomisma, gli italiani prevedono nei prossimi mesi di aumentare gli spostamenti in auto (+17%) riducendo drasticamente quelli in treno, aereo e autobus (-37% per ciascuna delle tre categorie) e metropolitane (-29%). Una vera e propria rivoluzione per gli assetti di mobilità urbana, che contribuirà a consacrare definitivamente le vetture elettriche come protagoniste del terzo millennio.

 

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