Tomorrow Augmented

Le specie in pericolo potrebbero essere l'ennesima vittima del coronavirus

Il distanziamento sociale può salvare vite umane, ma sta avendo effetti devastanti su alcune tra le specie più minacciate del pianeta.

Tempo di lettura: 4 minuti

 

In Botswana, paese fortemente dipendente dal turismo, durante la pandemia i bracconieri hanno approfittato dell'improvvisa assenza di visitatori nelle riserve naturali per ammazzare almeno sei rinoceronti, animali a rischio di estinzione. Almeno altri nove sono stati uccisi in Sudafrica, nella provincia del Nord Ovest, nel periodo in cui sono mancati gli escursionisti. Crescono i timori che anche tigri, elefanti e innumerevoli specie meno conosciute possano incorrere in minacce dello stesso tipo.

Per diversi decenni, governi, ambientalisti e industria hanno convenuto in linea di massima sul fatto che un turismo ben gestito possa dare alle comunità locali un vantaggio economico legato alla protezione della natura. È una buona idea che ha favorito la conservazione di habitat minacciati in ogni parte del mondo. Ma l'amara lezione del coronavirus ci dice che questo modello non è sostenibile in un contesto di profonda crisi economica. Se vogliono proteggere specie e habitat in un'ottica di lungo termine, gli ambientalisti dovranno rimettere in discussione alcuni loro punti fermi.

Il settore del turismo internazionale è stato colpito come pochi altri dalla pandemia, come pochi altri. A livello mondiale, il numero giornaliero di voli da inizio aprile è crollato quasi dell'80%. Gli unici aerei che hanno continuato a volare sono in genere utilizzati su tratte interne in Asia e negli Stati Uniti. Il World Travel & Tourism Council stima che piccoli stati insulari come le Seychelles e le Maldive ricavino dal turismo fino al 30% del loro prodotto interno lordo. La cancellazione dei voli ha messo a terra l'intero settore.

La crisi si fa sentire in modo particolarmente acuto nelle aree in cui la biodiversità rappresenta la principale attrattiva per i viaggiatori. Il Madagascar, per esempio, ha dedicato decenni alla promozione dei suoi straordinari habitat e delle specie rare che ospitano. Il suo obiettivo non era solo di proteggere la biodiversità, ma anche di creare vantaggi economici durevoli per la comunità locale. Ci è riuscito in modo mirabile: il paese ospita 144 aree protette, per lo più gestite da ONG, che tipicamente collaborano con le comunità locali per assicurare un'ampia condivisione dei benefici derivanti dal turismo e dalla salvaguardia dell'ambiente.

Per effetto della pandemia, oggi quel modello è quasi del tutto morto e sepolto. Da gennaio in poi, l'impatto combinato delle restrizioni ai viaggi e delle cancellazioni dei voli ha spazzato via 500 milioni di dollari di previsti ricavi. Il Ranomafana National Park, che ospita 12 specie di lemuri e altri animali rari, ha completamente azzerato le sue entrate. Sicuramente queste perdite si ripercuoteranno sull'economia del paese e sulla società civile.

 

E il Madagascar non è l'unico caso. Rwanda, Uganda e Repubblica Democratica del Congo hanno sospeso ogni attività turistica per tutelare i gorilla di montagna dal virus, con mancati guadagni sia per le comunità locali che per le associazioni ambientaliste. In Costa Rica, che attira ecoturisti e birdwatcher da ogni parte del mondo, le guide naturalistiche lamentano la cancellazione del 100% delle future prenotazioni. In Cambogia, a causa degli effetti della pandemia sulle economie locali, gli ambientalisti rilevano una ripresa della caccia di frodo a specie protette, incluso l'ibis gigante.

La minaccia per le specie in via di estinzione potrebbe persino peggiorare. Alcuni studi condotti in passato hanno dimostrato una forte correlazione tra povertà e bracconaggio, ma non serve essere sociologi per capire che le comunità deprivate dai proventi del turismo cercheranno altre fonti di reddito. Se non ci sarà una ripresa dell'economia, la spinta al bracconaggio è destinata ad aumentare nel tempo. Secondo il World Travel & Tourism Council, dopo le grandi pandemie del passato ci sono voluti in media 19 mesi perché il numero di visitatori tornasse ai livelli precedenti. La profondità della crisi attuale quasi certamente richiederà più tempo.

Per il momento, l'alleggerimento del debito e altri interventi di assistenza ai paesi in via di sviluppo con una ricca biodiversità da proteggere potrebbero essere di aiuto. In un'ottica a più lungo termine, gli ambientalisti dovranno assicurare un'ampia condivisione dei benefici economici generati dalla protezione della natura e degli habitat naturali. Un primo passo potrebbe consistere nel coinvolgere i locali nel processo decisionale e nella gestione della fauna selvatica. In termini pratici, ciò significa in via generale concedere loro diritti di caccia e di sfruttamento agricolo in aree che in altre condizioni sarebbero protette. In Namibia, negli ultimi decenni un approccio di questo tipo ha portato a un netto incremento delle popolazioni di rinoceronti, elefanti e leoni. Potrebbe funzionare anche in altre regioni.

Nel frattempo, governi e ONG potrebbero attingere al settore in crescita degli investimenti sostenibili per ottenere un supporto volto alla creazione di incentivi di mercato alla protezione dell'ambiente. L'anno scorso, la Zoological Society of London and Conservation Capital ha annunciato l'emissione di un impact bond con scadenza a 5 anni da 50 milioni di dollari per la protezione del rinoceronte. Se il numero di capi crescerà, gli investitori riavranno il loro capitale, più un margine di rendimento. Obbligazioni dello stesso tipo potrebbero promuovere la tutela ambientale e lo sviluppo economico nelle aree emergenti di tutto il mondo.

Naturalmente non esiste una ricetta facile per proteggere la biodiversità su scala globale, ma il crollo dell'ecoturismo determinato dalla pandemia ci ricorda che non basta un safari per garantire la presenza di  habitat naturali sufficienti che l'uomo possa condividere con gli animali.

 

Ti potrebbe interessare anche: Band impegnate a ridurre l'impronta di carbonio dei tour

Contenuto a cura di: