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Il Covid-19 potrebbe cambiare le nostre abitudini alimentari e il nostro modo di divertirci

Gli ultimi dati sulla disoccupazione — ancora una volta peggiori di quanto previsto — dipingono il quadro di un'economia in grande difficoltà. La ripresa dipenderà dalla capacità di controllare il nuovo coronavirus, ma ogni giorno il numero di contagi segna un nuovo record. Non sorprende che si stabiliscano preoccupanti analogie con la Grande Depressione.

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Se questi raffronti hanno un valore, potremmo assistere a cambiamenti duraturi. È noto che la Grande Depressione produsse una generazione di parsimoniosi, ma diede luogo anche a trasformazioni più sottili — nel modo di cucinare e di trascorrere il tempo libero. Le testimonianze che ci giungono dagli anni trenta suggeriscono che gli stratagemmi nati in periodi di difficoltà hanno uno strano modo di sopravvivere alle crisi che li hanno generati. Qualcosa di analogo potrebbe essere in atto oggi.

Consideriamo, per esempio, come cambiarono le abitudini degli americani sulla scia della Grande Depressione: sprecare il cibo fu considerato un peccato mortale, e avanzi che prima sarebbero probabilmente finiti nella spazzatura o versati nello scarico del lavandino iniziarono ad essere trasformati in nuovi piatti. “Fai durare più a lungo il tuo prezioso arrosto trasformandolo in un ripieno” consigliava allegramente una rubrica del Washington Post negli anni Trenta. La redattrice responsabile suggeriva di riciclare l'arrosto facendone torte salate di carne e verdure, polpettoni o peperoni ripieni, e con gli ultimi avanzi salsine da servire sui cracker.

Non si buttava via nulla. Dopo avere lessato la verdura, l'acqua di cottura — “brodo vegetale” — si riutilizzava per zuppe e salse. Allo stesso modo, gli avanzi di verdura di un pasto venivano passati insieme ad altri ingredienti di recupero e ripresentati a tavola. Le casalinghe ricorrevano a stratagemmi per non far capire che si trattava di un riciclo.

Una strategia comune consisteva nel nascondere gli avanzi sotto un generoso strato di besciamella, salsa a base di latte, burro, sale e farina. Erano rari i piatti degli anni Trenta che non prevedessero un'abbondante dose di questa salsa delle meraviglie. E la besciamella che avanzava? Finiva aggiunta alle zuppe, sorte prima o poi condivisa da moltissimi ingredienti.

Come hanno evidenziato gli storici, i tentativi di combinare gli ingredienti più disparati provenienti da dispense semivuote producevano strani miscugli. Nell'insalata di carne, per esempio, potevamo avere gelatina, piselli in scatola, succo di limone, cavolo e altri ingredienti. Utilizzando la gelatina, un cuoco poteva combinare gli alimenti più disparati in un composto tremolante.

Durante la Grande Depressione fecero la loro apparizione i cibi confezionati a livello industriale: zuppe condensate, carne in scatola e altri prodotti di base. Queste novità consentivano di risparmiare tempo, denaro e combustibile per la cucina. E potevano essere utilizzate insieme ad altri ingredienti nella preparazione di sformati.

Nato durante la depressione economica del 1890 e tornato in auge durante la prima guerra mondiale, fu all'epoca della Grande Depressione che lo sformato entrò nel pantheon dell'arte culinaria. Si poteva fare uno sformato utilizzando gli avanzi dei pasti della settimana, ottenendo una pietanza sempre nuova.

I cuochi negli anni Trenta cercarono anche dei sostituti della carne, creando diverse  versioni vegetariane del polpettone — di arachidi, di fagioli, persino di fagioli di lima. Naturalmente, tutte queste versioni erano spesso abbondantemente ricoperte di besciamella.

Quasi tutti i cuochi americani mantennero le abitudini prese durante la Grande Depressione fino agli anni Cinquanta. Se consultate qualche ricetta del dopoguerra — c'è un bel sito Internet dedicato all'argomento - noterete una grande somiglianza con le ricette degli anni Trenta. Cibi confezionati e misteriosi sformati hanno continuato a far presa sul palato degli americani fino agli anni settanta e ottanta.

Gli effetti della Grande Depressione furono ancora più duraturi sulle abitudini degli americani nel tempo libero. All'improvviso, volente o nolente, la gente si trovò ad avere più tempo a disposizione. Con l'esigenza di riempirlo spendendo il meno possibile. Osserviamo come i sociologi Robert ed Helen Merrel Lynd descrivevano i cambiamenti di stile di vita avvenuti a Muncie, nell'Indiana — che i Lynd chiamavano “Middletown.” Durante la crisi, le famiglie bianche di ceto medio-alto abbandonarono l'abitudine di avere invitati a cena o di incontrarsi con gli amici al country club, e iniziarono a organizzare piccoli buffet informali a casa. Riscoprirono anche i giardini dietro casa, dove piantarono fiori e ortaggi, installandovi griglie e mobili da esterno. L'organizzazione di questi “rifugi casalinghi” consentiva alla gente di divertirsi senza uscire di casa.

Si diffusero il Monopoli e altri complessi giochi da tavolo. Ancora più economici, ed estremamente popolari tra gli impiegati, erano i giochi di carte come il bridge. Nel 1931, circa 20 milioni di americani, pari a quasi un quinto della popolazione, giocavano a bridge. La classe operaia prediligeva il poker e il blackjack.

L'idea stessa di coltivare un hobby — un'attività per il tempo libero organizzata e con un fine — divenne estremamente popolare. La gente si diede alle raccolte di francobolli e monete, al bricolage, persino al birdwatching. Nel 1934, la prima "Guida all'osservazione degli uccelli" di Roger Tory Peterson esaurì immediatamente tutte le copie.

Queste nuove abitudini persistettero a lungo anche dopo il ritorno del benessere. Gran parte dell'ideale suburbano del periodo postbellico ruotava intorno alle attività ricreative casalinghe a basso costo entrate in voga negli anni Trenta.

Forse è troppo presto per sapere se la crisi di questi giorni lascerà un marchio altrettanto indelebile. Ma siamo già stati testimoni di un fortissimo aumento di interesse verso le attività ricreative casalinghe, dagli orti alla costruzione di altalene ai giochi da tavolo. Il duplice trauma della pandemia e di una catastrofe economica potrebbe portare a una ripresa delle abitudini nate durante la depressione. Potrebbe non essere così male. Eviterei soltanto il polpettone di fagioli di lima.

 

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