Il consumo di bistecche potrebbe presto toccare i massimi livelli

L’aumento della popolazione e del reddito disponibile ci porterà a mangiare molta più carne bovina in futuro, considerata la più costosa e prestigiosa, ma questa prospettiva è disastrosa per il pianeta. Ci sono tuttavia segnali che indicano che presto potremmo toccare il picco massimo del consumo di carne bovina.

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Un’immagine che descriverebbe bene il futuro potrebbe essere quella di un essere umano che addenta un hamburger.

Sono certamente in molti a credere che questa sarà la nostra dieta in futuro. Con la crescita della popolazione e l’incremento del reddito è inevitabile che mangeremo molta più carne bovina, che in molte culture viene considerata la carne più costosa e prestigiosa.

È una prospettiva preoccupante per il pianeta. Già circa il 60% dei terreni agricoli al mondo è adibito a pascolo o alla produzione di mangimi destinati all’alimentazione del bestiame, nonostante la carne bovina fornisca solo il 2% delle calorie. Gli allevamenti di bovini e bufali producono circa 5 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente ogni anno, approssimativamente un settimo di tutte le emissioni di carburante fossile. Secondo un rapporto dello scorso anno, i Paesi occidentali devono ridurre il consumo di carne di manzo del 90% circa se vogliono evitare disastrosi cambiamenti climatici.

La buona notizia è che contenere questo desiderio di carne non è così improbabile come molti credono. Anzi, ci sono numerosi segnali che indicano che potremmo presto toccare il livello massimo del consumo di carne bovina.

Sebbene la produzione continui ad aumentare, il ritmo della crescita ha rallentato molto negli ultimi anni. Il tasso di crescita composito annuo, secondo i dati dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, negli ultimi dieci anni è stato dello 0,11% soltanto. È il tasso più lento dal decennio chiuso nel 2001, quando gli effetti dell’encefalopatia spongiforme bovina, ovvero la malattia della “mucca pazza”, hanno provocato un grosso tracollo nel consumo di carne bovina in Europa e altrove, ben al di sotto delle stime che prevedono un tasso di crescita di poco inferiore all’1% all’anno nei prossimi dieci anni.

Anche nell’America che ama la carne bovina, le abitudini stanno cambiando. Grazie a decenni di avvertimenti alla popolazione circa gli effetti dannosi della carne rossa sulla salute, il consumo di carne di pollo ha superato quello di carne bovina già dagli anni ‘90. E sono diversi anni che anche la carne di maiale minaccia di sorpassare quella di bovino. Con una crescita della popolazione negli Stati Uniti del 40% circa dagli anni ‘80, il consumo di carne bovina è aumentato del 15% soltanto.

In altre regioni del mondo il cambiamento è ancora più marcato. La produzione di carne bovina in Europa nel 2017 è stata inferiore del 26% rispetto ai livelli massimi del 1991. In Russia era diminuita del 55% rispetto al picco del 1992. Persino gli americani, con una storia da allevatori alle spalle, sembrano aver perso interesse per la cara vecchia bistecca. La produzione in Canada e in Argentina nel 2017 era scesa rispettivamente del 41% e del 16% rispetto ai picchi della metà degli anni 2000.

L’incognita resta invece il ritmo della crescita dei consumi nei mercati emergenti. Se convergeranno verso i livelli registrati nelle Americhe e in Oceania, allora in questo momento ci troviamo solo alle prime battute della crescita del consumo di carne bovina. Resta da vedere se sarà veramente così.

La Cina, che in passato considerava la carne di manzo come un ingrediente esotico, al pari della genetta o del capriolo d’acqua, è stato il motore trainante della crescita negli ultimi decenni. Un processo che potrebbe però presto concludersi. Il consumo di carne bovina pro capite ha già raggiunto i livelli di Paesi più ricchi come Taiwan e Singapore e sta per toccare i livelli massimi registrati in Giappone all’inizio degli anni ‘90. Tra i Paesi più benestanti nell’Asia dell’est, solamente in Corea del Sud il consumo di carne bovina è ancora in aumento.

L’industria locale della carne bovina in Cina sembra aver raggiunto i limiti di capacità, le mandrie di bestiame sono stabili da circa dieci anni, con un numero di capi che varia tra i 100 e i 108 milioni. Le importazioni hanno integrato il fabbisogno, una tendenza che potrebbe accelerare a fronte del calo della produzione locale di carne di maiale di quest’anno dovuto alla febbre suina africana. Il maggior peso delle importazioni potrebbe però rappresentare una sfida considerato che, al di fuori delle città più ricche, la maggior parte della carne bovina viene acquistata fresca al mercato locale e non surgelata o impacchettata come nel commercio internazionale.

Non dimentichiamoci inoltre che la popolazione in Cina raggiungerà il picco nel giro di tre anni soltanto. A quel punto, l’ondata successiva di crescita del ceto medio globale sarà in India, dove, per ragioni religiose, è ancora meno probabile che il consumo di carne di mucca raggiunga i livelli dei Paesi ricchi. Tutt’altra questione è la carne di bufalo, che rappresenta circa due terzi della produzione di carne bovina dell’India, ma che molte volte è stata travolta dalle politiche nazionaliste indù, spesso violente. Nel 2017 è stata ordinata la chiusura dei mattatoi nel principale stato del Paese a causa dei timori diffusisi tra i gruppi religiosi che venissero macellate le mucche, oltre ai bufali. Nel complesso, l’incremento del consumo di carne di manzo e di bufalo in India negli ultimi dieci anni è stato inferiore a quello del Guatemala.

In effetti, è verosimile che la crescita più rapida dei consumi nei prossimi dieci anni non dipenda dai soliti sospetti tra i mercati emergenti in Cina e nel Sud-Est asiatico, bensì da altre regioni come l’Asia centrale, il Medio Oriente e l’Africa. Tale domanda potrebbe non essere sufficiente a compensare un’eventuale differenza dovuta al calo o alla stabilizzazione della crescita nei mercati più vasti in Nord America, Europa, Oceania e India.

Negli ultimi decenni si è andata diffondendo una fame pressoché illimitata di carne bovina. Questa tendenza potrebbe essere presto saziata.

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