Covid-19: ripartire all'insegna del verde

In primo piano

  • L'arresto delle attività economiche imposto dalla pandemia di coronavirus ha fatto drasticamente diminuire le emissioni di gas serra in tutto il mondo. Dalle prime stime, pare si siano ridotte di un quarto.
  • Ciò significa che le emissioni potrebbero avere raggiunto il picco nel 2019, scendendo di oltre il 5% nel 2020.
  • Nonostante questa decisiva riduzione, per realizzare l'obiettivo di contenimento del riscaldamento globale entro 1,5 gradi centigradi, non sarà sufficiente replicare gli effetti di questi ultimi mesi, ma si dovrà fare di più.
  • Il mondo della politica, dell'industria e delle istituzioni finanziarie deve sfruttare questa crisi come un'opportunità per costruire un percorso di ripresa economica sostenibile, minimizzando le emissioni di carbonio.
  • AXA IM ha recentemente aderito all'Alleanza europea per una ripresa verde. Tra le nostre proposte, soluzioni concrete come un “Fondo europeo per l'emergenza climatica", che prenda esempio dal Meccanismo Europeo di Stabilità per finanziare progetti green.
  • AXA IM ritiene cruciale in questa fase il ruolo degli investitori, impegnati nella stewardship, ma è necessario che rafforzino il loro contributo in questo senso. Dovranno avere uno sguardo a 360 gradi, impegnandosi a fianco dei produttori di energia ma anche di settori collaterali legati alla domanda finale, e promuovendo sia il passaggio a un diverso mix energetico che una riduzione dei consumi nei settori energivori.

 

La diffusione del coronavirus è stata una tragedia per molti, uno shock per tutti e una crisi per le economie di tutto il pianeta. Ci siamo essenzialmente imbarcati in un massiccio esperimento – un blocco quasi totale dell'attività economica per limitare la pandemia, riducendo drasticamente le emissioni di carbonio e preparandoci a una lenta ripresa della crescita. La questione che si pone ora è se il mondo possa cogliere questa fase di ritorno a una sorta di normalità per costruire un modello economico a minore intensità di carbonio – un modello che avvicini agli obiettivi di contenimento della temperatura stabiliti nell'Accordo di Parigi.

Non sarà facile. Sembra probabile che, a causa del Covid-19, il 2019 si confermi come primo picco delle emissioni di carbonio dalla crisi finanziaria del 2008-2009, ma resta difficile stimare l'entità di un'eventuale riduzione delle emissioni. Le analisi note fino a questo momento fanno ipotizzare un calo superiore a quanto avvenuto in qualsiasi altro contesto recessivo, ma potrebbe non essere sufficiente a contenere le emissioni nella misura necessaria a rispettare gli obiettivi dell'Accordo di Parigi – mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi centigradi oltre i livelli dell’era preindustriale.

 

Evoluzione delle emissioni di CO2 dal 1990

Fonti: Stime di AXA IM, Global Carbon Project, CDIAC, Friedlingstein et al, 2019

 

Sarà cruciale capire in quale direzione si muoverà la società. Governi, industria e istituzioni finanziarie potranno cogliere questa occasione per considerare con grande attenzione ogni singola unità di carbonio che tornerà nel sistema dopo il riavvio delle attività economiche. L'obiettivo dovrà essere di salvaguardare la sostenibilità della crescita, minimizzando al tempo stesso le emissioni, e qui entra in gioco l'investitore responsabile.

 

Qualche dettaglio sull'impatto del Covid-19

Qual è stato l'effetto del coronavirus sulle emissioni di gas serra (GhG)? In Asia, il lockdown, la chiusura delle fabbriche, il divieto di assembramenti e la riduzione dei trasporti hanno fatto ridurre le emissioni di particolato e di CO2. Le analisi dell'editore specializzato Carbon Brief stimano che a febbraio 2020 ci sia stata una riduzione delle emissioni di carbonio in Cina del 25%, pari a 200 milioni di tonnellate di CO2 evitate 1.

In Europa, dove le emissioni probabilmente erano già diminuite nel 2019, le misurazioni effettuate con il sistema europeo di scambio di quote di emissioni (ETS UE) potrebbero rilevare un significativo calo del 25% rispetto al 2019 2. Le emissioni del settore energetico dovrebbero ridursi del 12,7%. Negli Stati Uniti, l'impatto del Covid-19 sulle emissioni di carbonio è più difficile da calcolare, per via del ritardo con cui è iniziata la diffusione del virus, ma la Energy Information Administration (EIA) ha già previsto che il consumo totale di petrolio nel 2010 potrebbe ridursi del 6,5%, con in media - 19,1 milioni di barili al giorno. Si tratterebbe del più forte calo percentuale degli ultimi 40 anni.

Potrebbe persino essere una stima troppo bassa. I mercati petroliferi nelle ultime settimane sono stati sconvolti dal crollo dei prezzi causato dal raggiungimento della massima capacità di stoccaggio e dall'improvviso crollo temporaneo della domanda.

Le stime di Carbon Brief sono state successivamente riviste a metà aprile a fronte di questa flessione della domanda, portando l'impatto del coronavirus sulle emissioni a -5,5% dal -4% 3. Con questo ricalcolo, si arriva a 2.000 milioni di tonnellate di CO2 solo nel 2020. In passato, la massima riduzione annua della CO2 era stata di 845 milioni di tonnellate nel 1944-45, nelle ultime fasi della Seconda guerra mondiale. La flessione che ha seguito la crisi finanziaria del 2008-09 si colloca solo al quinto posto, con 440 milioni di tonnellate

 

Previsti impatti del coronavirus sulle emissioni di carbonio

Fonte: Carbon Brief, Aprile 2020

 

Vivere entro le nostre possibilità

A fronte di quanto detto, a che punto siamo rispetto agli obiettivi dell'Accordo di Parigi? Viene da pensare che la situazione che stiamo vivendo – aerei a terra, riunioni a distanza, serrata delle attività economiche e commerciali – ci abbia in qualche misura rimessi al posto in cui dovremmo stare. Non proprio.

Se consideriamo il potenziale effetto del coronavirus sul 2020 in un contesto climatico più ampio, per limitare il riscaldamento climatico entro 1,5 °C rispetto ai livelli dell’era preindustriale, le emissioni globali di GhG dovrebbero scendere di oltre il 6% l'anno in tutto il prossimo decennio 4 – più di 2.200 milioni di tonnellate di CO2. Se non saranno sviluppate tecnologie a emissioni negative, o se non saranno disponibili in misura sufficiente, la riduzione delle emissioni necessaria per contenere l'aumento termico al di sotto di 1,5 °C sarebbe del 15% l'anno fino al 2040. A partire dall'anno prossimo, i tagli alle emissioni dovrebbero superare il 7%, per oltrepassare il prima possibile il picco.

Il nostro Chief Economist Gilles Moec ha recentemente dichiarato che il perdurare della recessione sta avendo solo un impatto marginale in termini di riduzione del nostro "Carbon Envelope" e non ci avvantaggia nella lotta al riscaldamento globale 5. In prospettiva macro, non dovremmo fare affidamento sulla crisi del Covid per la decarbonizzazione della nostra economia.

L'idea che nei prossimi vent'anni dovremmo replicare, e persino amplificare, gli effetti di questi ultimi mesi fa riflettere. Ma la crisi che stiamo vivendo ci ha comunque dato l'opportunità di ripartire sfruttando i progressi già compiuti.

 

Lasciare un impatto

Per quanto riguarda l'effetto sul PIL – che per quest'anno si prevede in calo del 3% 6 – si spera evidentemente che sia temporaneo, per cui probabilmente sarà tale anche il calo delle emissioni globali di biossido di carbonio. Nonostante tutti i progressi compiuti negli anni, non siamo ancora stati capaci di decorrelare la crescita economica dalle emissioni.

La prevista ripresa, tuttavia, ci darà la chance di integrare una serie di cambiamenti a livello industriale e sociale che favoriranno la transizione energetica. Siamo convinti che la pandemia di coronavirus debba indurre la politica a pensare con più risolutezza al cambiamento climatico, e alla necessità di un'azione decisiva e collaborativa per affrontare le minacce esistenziali globali. Dovrebbe contribuire a incoraggiare gli interventi pubblici a favore di iniziative verdi e rafforzare i principali temi sui quali gli investitori dovrebbero puntare.

Nonostante la relazione diretta ancora presente 7 tra intensità di carbonio e crescita economica, le emissioni di GhG sono anche in funzione del mix energetico e del suo contenuto di carbonio, oltre che dell'efficienza energetica dei consumi e della domanda finale. Sono questi i driver fondamentali per i politici e per gli investitori che auspicano una ripartenza verde.

Una fase imprescindibile consiste nel raddoppio degli sforzi per spostare il mix energetico. Le energie rinnovabili crescono esponenzialmente (+13,8% l'anno tra il 2013 e il 2018 8), ma la crescita è stata ancora troppo bassa per controbilanciare l'aumento dei consumi di energie fossili (+1,5% per il petrolio e +2,6% per il gas nello stesso periodo), che sono ancora dominanti. La crescita delle rinnovabili ha superato quella di tutte le altre forme di energia dal 2010, ma la quota di combustibili fossili nella domanda primaria globale di energia resta superiore all'80%.

Ora, stante l'imposizione delle misure di lockdown per rallentare la pandemia globale di coronavirus, la funesta associazione tra eccesso di offerta e crollo della domanda sta gravemente intaccando le risorse finanziarie dei colossi del petrolio. Ciò ha indotto molti ad annunciare radicali misure di taglio dei costi, che con ogni probabilità limiteranno gli investimenti industriali di ampio respiro nella transizione energetica. Dovremmo evitare che ciò accada, mettendo in campo interventi pubblici e, ove possibile, pressioni da parte degli azionisti. Considerata la volatilità dei guadagni legati ai combustibili fossili, investire nelle rinnovabili potrebbe contribuire a stabilizzare i profitti dei principali attori del settore – resta importante continuare a incentivare le società del settore oil & gas alla decarbonizzazione, in quanto decisioni legate ai costi marginali potrebbero portare a un temporaneo rinvio di alcuni progetti green. Lo stesso vale per le società di utility, i cui progetti di transizione per abbandonare il carbone e abbracciare le rinnovabili rischiano di essere prorogati per motivi analoghi.

Tra i settori più colpiti dall'inizio della pandemia c'è quello dei trasporti aerei. I velivoli sono a terra, il personale è senza lavoro, e i cieli sono stranamente calmi. Anche dopo il ritorno alla normalità una volta superata la pandemia, potremmo assistere a una flessione della domanda a lungo termine, ma il rischio nella corsa alla ripresa da una crisi di questa portata è che non si riescano a rispettare gli impegni presi per il clima.

Anche se non se ne parla nell'Accordo di Parigi, il settore dell'aviazione si è posto diversi obiettivi di sostenibilità, tra cui una crescita carbon-neutral dopo il 2020 e una riduzione del 50% delle emissioni nel 2050 rispetto al 2005. In gran parte il raggiungimento di questi traguardi prevedeva la compensazione delle emissioni di carbonio (il c.d. "carbon offsetting"), ma lo shock provocato dal coronavirus potrebbe far saltare i piani, rischiando un nuovo incremento delle emissioni nette di carbonio non appena riprenderà il traffico normale. Allo stesso tempo, in mancanza di un occhio vigile da parte degli investitori, altre misure, come l'uso di combustibili sostenibili e di nuove tecnologie, o la realizzazione di miglioramenti in termini di efficienza, rischiano di esse relegate in fondo alle priorità. Le compagnie aeree stanno premendo sui governi affinché rinviino le decisioni sul clima, come l'introduzione della green tax.

 

Realizzare il cambiamento

Ecco un punto importante. Molte società, e persino interi settori, sopravviveranno alla crisi solo grazie agli aiuti statali. Le autorità stanno già delineando misure di stimolo e di salvataggio per sostenere l'attività economica nel post crisi. Si tratta chiaramente di un'opportunità per incentivare le iniziative green, subordinando gli aiuti a criteri di decarbonizzazione.

AXA IM ha recentemente dato il suo supporto all'Alleanza europea per una ripresa verde lanciata da Pascal Canfin, Presidente della commissione ambiente dell'Europarlamento. L'iniziativa riunisce una coalizione di politici, imprese, sindacati e istituzioni finanziarie con l'obiettivo di sviluppare un pacchetto per la ripresa che acceleri la transizione verso la neutralità climatica e un ecosistema sano.

AXA IM ha anche proposto soluzioni concrete, e un approccio basato sull'impegno, che possa contribuire a una ripartenza più verde.

A novembre 2019, AXA IM ha proposto la costituzione di un "Fondo europeo per l'emergenza climatica", ispirato al Meccanismo Europeo di Stabilità, che dovrebbe emettere obbligazioni il cui ricavato potrebbe servire a finanziare progetti legati alla transizione verde di governi o aziende 9.

Anche in questo senso gli investitori possono avere un ruolo cruciale, rafforzando i programmi di impegno attivo, non solo nei confronti dei produttori di energia, ma anche intervenendo sul lato della domanda da parte del consumatore finale. Secondo il World Resource Institute, dal 1990 tre settori si distinguono come le fonti di emissioni di gas serra in più rapida crescita: l'uso di energia nei processi industriali, nei trasporti e nel settore manifatturiero/edilizio è cresciuto, rispettivamente, del 174%, del 71% e del 55%.

In rapporto, le emissioni legate alla generazione di calore e di energia hanno iniziato a ridursi dal 2013 per una serie di fattori, tra i quali il passaggio dal carbone al gas naturale e un uso maggiore di rinnovabili.

 

Emissioni di CO2 per segmento di domanda finale dal 1970

Fonte: Global Carbon Project, IEA 2019

 

Il nostro ruolo di grande società d'investimento globale prevede una strategia di engagement e partecipazione al voto incentrata sull'ambiente in tutti i settori dell'economia che possono avere un ruolo nella limitazione del riscaldamento climatico 10.

L'iniziativa Climate Action 100+ è tra le più note coalizioni di investitori e agisce sulle società a maggiore intensità di carbonio al mondo per questioni legate al clima. Fino a questo momento si è concentrata soprattutto sui settori fornitori di energia, ma ci sono opportunità di engagement anche nei settori responsabili del consumo finale. Ad esempio, la Transition Pathway Initiative (TPI), costituita da un gruppo di ricercatori del Grantham Institute della London School of Economics, offre consulenza accademica agli investitori della Climate Action 100+. La TPI ha sviluppato un sistema di riferimento esteso a più di 230 società per valutare l'allineamento dei loro obiettivi di riduzione delle emissioni di carbonio agli scenari previsti nell'Accordo di Parigi. Dalle analisi condotte risulta che, attualmente, solo il 13% del campione considerato è in linea con lo scenario di contenimento del rialzo termico sotto la soglia di 2°C. Queste carenze sono diffuse in modo abbastanza uniforme tra i settori fornitori di energia e i settori industriali sul lato della domanda.

Gli investitori responsabili devono pubblicizzare in modo esplicito l'uso di questi strumenti e lo sviluppo di altri. Il messaggio deve essere forte e chiaro. Abbiamo potuto intravedere il tipo di cambiamenti di cui il mondo ha bisogno se vogliamo affrontare una volta per tutte l'incombente minaccia di una crisi climatica. Lungi dal distoglierci dal problema, il Covid-19 dovrebbe costituire un prezioso insegnamento che rafforzi la nostra determinazione.

Note

1 Carbon Brief, Aprile 2020.

2 Stime della Independent Commodity Intelligence Services company (ICIS),

3 “Analysis: Coronavirus set to cause largest ever annual fall in CO2 emissions” Aprile 2020

4 Gap report UNEP 2019

5 Cfr. Gilles Moec MacroCast #42, 20 aprile 2020

6 IMF World Economic Outlook, Aprile 2020

7 Questa relazione è conosciuta anche come equazione di Kaya, e mette in rapporto le emissioni di GhG al PIL pro capite, alla demografia, all'intensità energetica del PIL e all'efficienza energetica

8 Bioenergia, Eolico, Solare, Altre rinnovabili (escluda Energia idrica) - Global Carbon Project 2019

9 Cfr. "European Climate Emergency Fund", Gilles Moec AXA Chief economist. 19 novembre 2019.

10 Per maggiori dettagli sulla nostra strategia di engagement e partecipazione al voto, consultare il 2019 Active Ownership report .

 

Disclaimer

Il presente documento è riservato unicamente ad investitori professionali/Istituzionali, e non può essere in alcun modo diffuso al pubblico o consegnato ad investitori che non posseggano tale qualifica.

Le informazioni del presente contenuto hanno scopo esclusivamente informativo ed in nessun modo rappresentano da parte di AXA IM un’offerta d’acquisto o vendita, sollecitazione o consulenza all’investimento né una raccomandazione personalizzata ad investire in titoli o strumenti o a partecipare a strategie commerciali.

 AXA Investment Managers non offre consulenza legale, finanziaria, fiscale o di altra natura sull’idoneità dei prodotti o servizi menzionati per gli investitori, che - prima di investire – sono tenuti a richiedere un consiglio professionale appropriato e a fare le proprie valutazioni sui meriti, sui rischi e sulle conseguenze fiscali di un investimento.

A seconda della strategia finanziaria adottata, le informazioni ivi contenute possono risultare maggiormente dettagliate rispetto a quelle illustrate nel Prospetto del Fondo. Tali informazioni (i) non rappresentano dichiarazione o impegno da parte del gestore finanziario; (ii) sono soggettive e (iii) possono essere modificate in qualunque momento entro i limiti indicati nel Prospetto del Fondo. Nel caso in cui la valuta degli investimenti differisca rispetto alla valuta di riferimento del Fondo i profitti potrebbero variare considerevolmente a causa delle fluttuazioni del tasso di cambio. Le informazioni contenute nel presente documento posso essere aggiornate di volta in volta e variare rispetto a versioni pubblicate in precedenza o in futuro dello stesso. I documenti d’offerta più recenti, Prospetto e KIID, sono disponibili a tutti gli investitori che devono prenderne visione prima della sottoscrizione e qualsiasi decisione di investimento deve essere basata sulle informazioni contenute nel prospetto e nel KIID, che includono informazioni sul rischio dell’investimento nei fondi citati. Prima dell’adesione leggere il prospetto, a disposizione sul sito www.axa-im.it

Il Fondo menzionato nel documento è un comparto di AXA World Funds con sede legale in 49, avenue J.F Kennedy L-1885 Luxembourg. La Società è registrata con il numero B. 63.116 presso il Registro del Commercio e delle Imprese.

A cura di AXA Investment Managers Italia SIM S.p.A., Corso di Porta Romana, 68 – 20122- Milano, Tel +39 02 5829911, iscritta al n. 210 dell’albo delle SIM tenuto dalla CONSOB www.consob.it.

©AXA Investment Managers 2020. Tutti i diritti riservati.