Covid-19: Accelerare la transizione energetica e promuovere opportunità d'investimento climate-friendly

Quattro esperti ESG di AXA IM analizzeranno il possibile contributo della crisi ad accelerare la transizione energetica, esprimendo il loro pensiero sulle possibili implicazioni per il settore degli investimenti.

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Il decennio della transizione è iniziato in un modo che nessuno avrebbe potuto prevedere, o tantomeno auspicare. A meno di dodici mesi dall'inizio degli anni venti, il mondo è sotto shock per l'arrivo del Covid-19, una pandemia che ha già provocato molte vittime e che ha severamente colpito l'economia globale. Tra aprile e fine giugno, l'impatto del coronavirus e dei conseguenti lockdown generalizzati ha fatto registrare i peggiori trimestri di tutti i tempi per l'economia americana ed europea, e la pandemia è ancora in pieno corso. Per contro, con le fabbriche ferme e gli aerei a terra, l'ambiente ha potuto prendere un po' di respiro.

Dal rapporto "United in Science", studio promosso dalle Nazioni Unite e da altre istituzioni globali, è emerso che, con la chiusura generalizzata delle attività, ad aprile le emissioni giornaliere sono crollate del 17% rispetto allo stesso periodo del 2019. Tuttavia, dopo il parziale allentamento delle misure di lockdown, i livelli di emissioni sono di nuovo risaliti, tanto che a giugno risultavano inferiori a quelli dell'anno scorso solo del 5%. A livello complessivo, per tutto il 2020 si prevede un calo delle emissioni compreso tra il 4 e il 7%.

Ma gli analisti ci hanno avvisati che il periodo 2016 - 2020 sarà con ogni probabilità il quinquennio più caldo della storia, a causa del continuo aggravarsi del cambiamento climatico. Dal punto di vista dell'ambiente, il recente calo delle emissioni è sicuramente un fatto positivo. Come evidenzia António Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite: "Mai prima d'ora è stato così evidente che abbiamo bisogno di una transizione inclusiva e duratura alle energie pulite per riuscire ad affrontare la crisi climatica e consentire uno sviluppo sostenibile. Dobbiamo trasformare la ripresa dalla pandemia in una reale opportunità per costruire un futuro migliore".

Per riuscire a rispettare gli obiettivi fissati nell'Accordo di Parigi del 2015 di limitare il riscaldamento globale nettamente al di sotto di 2˚C e sforzarsi di contenerlo al di sotto di 1.5°C, occorre una drastica riduzione delle emissioni e una transizione del settore energetico globale verso alternative rinnovabili e più green ai combustibili fossili. AXA IM promuove con grande convinzione questa transizione verde – ci siamo già impegnati a chiudere tutti gli investimenti nel settore del carbone nei paesi OCSE entro la fine del decennio, e in tutto il resto del mondo entro il 2040.  Ma sappiamo bene che occorre fare di più.

Nonostante tutte le difficoltà con le quali ci stiamo confrontando, siamo convinti che una ‘ripartenza verde’ sia possibile. La causa gode anche del sostegno della politica: numerosi governi hanno annunciato iniziative per ridurre gli effetti sul clima - persino la Cina, il più grande emettitore mondiale di CO2, si è impegnata a raggiungere la neutralità di carbonio entro il 2060.

Guardando allo stato attuale delle cose, Chris Iggo, CIO Core Investments di AXA IM, è convinto che la pandemia abbia acuito l'attenzione sul cambiamento climatico e sulle tematiche ambientali, sociali e di governance (ESG).  In prospettiva, ritiene molto probabile che gli investitori premieranno le società che rispondono alla sfida di migliorare la loro sostenibilità. 

Spiega: "È decisamente sorprendente la velocità con cui la transizione verso un’economia a basse emissioni impatti sulle strategie aziendali, imponendo la pubblicazione di maggiori informazioni sulle emissioni di carbonio, l'adesione a obiettivi compatibili con l'Accordo di Parigi e l'uso dei prezzi del carbonio come strumento per rispecchiare con precisione la situazione economica dell'azienda. La capacità di dimostrare come il Covid-19 abbia accelerato la transizione verso un'economia low-carbon sarà uno dei cardini nella discussione tra manager d'azienda e investitori. La recessione causata dal Covid-19 potrebbe rendere necessari aumenti fiscali, un'occasione per dare un ruolo più attivo alla "carbon tax", l'ecotassa che potrebbe contribuire a spostare la domanda dalle attività ad alta intensità di carbonio a fonti alternative.  Tuttavia, per realizzare gli obiettivi dell'Accordo di Parigi occorre investire di più in energie alternative, cattura di carbonio ed efficienza energetica. Green bond, integrazione ESG, impact investing e strategie d'investimento dedicate alla riduzione delle emissioni di carbonio saranno tutti elementi essenziali del contributo da parte degli investitori".

Gilles Moec, Chief Economist  del Gruppo AXA, aggiunge: "Le autorità politiche – perlomeno in Europa – hanno incominciato a considerare il supporto alla transizione verde come un mezzo per stimolare la crescita economica, in contrasto con l'approccio più diffuso che vede i due obiettivi come incompatibili.  In molti paesi core dell'Unione europea, dove l'opinione pubblica è tradizionalmente ostile all'attivismo fiscale, i temi ambientali sono considerati prioritari. “Siamo convinti che sarà più facile conciliare la crescita economica con la transizione verde nel momento in cui gli strumenti della politica punteranno su una sintesi tra progetti d'investimento e tassazione delle emissioni, anziché sulla tradizionale combinazione tra tassazione e sussidi alla produzione".

 

Il punto di vista di Lise Moret, Head of Climate Strategy – Impact and Responsible Investment

"Sono convinta che, in ultima analisi, la pandemia possa influenzare positivamente la velocità della transizione energetica. Prendiamo l'esempio dell'industria automobilistica: le vendite di veicoli elettrici si sono dimostrate resilienti nel 2019 rispetto ad altri segmenti, un trend che dovrebbe continuare nonostante la pandemia."

Ecco un punto interessante - la questione della mobilità. Questo aspetto dell'accelerazione della transizione energetica, aumentando la richiesta di nuove fonti di energia, a mio avviso va visto come diretta conseguenza della crisi innescata dal coronavirus. Complessivamente, un terzo della transizione energetica avverrà grazie a investimenti nel campo delle rinnovabili, ad esempio in parchi eolici e in tecnologia solare. La pandemia non può essere l'unico catalizzatore – serve un supplemento di sforzo. Ma la spinta verso un'energia più pulita e conveniente risponde anche a un'importante logica economica. Un altro aspetto da considerare è la possibile evoluzione dell'offerta di energia. Dobbiamo spingere le aziende a fare di più, oltre a smettere di investire nelle energie fossili, incrementando e accelerando i piani d'investimento in energie rinnovabili a basse emissioni.

Si inizia a vedere qualche cambiamento  sul lato della domanda, specialmente in relazione alla mobilità, ai trasporti e all'immobiliare. Ma dobbiamo continuare ad alzare l'asticella delle nostre aspettative verso le società da cui dipende l'offerta del mix energetico – in particolare le società gaspetrolifere, che hanno enormi responsabilità – facendo evolvere l'offerta energetica. C'è stato un deciso crollo dei prezzi e le società stanno iniziando a considerare l'importanza di modificare il mix energetico, ma più che altro alla luce della situazione economica – dobbiamo tenerne conto per capire come supportare al meglio il  settore in un'ottica di transizione. La transizione energetica potrebbe accelerare a causa della pandemia, ma se crolla l'economia, crolla tutto.

Dobbiamo continuare a far passare il messaggio alle autorità politiche che è necessario sostenere questa transizione, per esempio attraverso sussidi. Le ripercussioni del Covid-19 sul PIL globale, per il quale è prevista una contrazione annua del -4,4%, potrebbero avere natura temporanea, e di fatto il Fondo Monetario Internazionale si aspetta una crescita mondiale nel 2021 del 5,2%. Ma ciò significa che anche il calo  delle emissioni globali di CO2 non durerà nel tempo. Nonostante tutti i progressi compiuti negli anni, non siamo ancora stati capaci di decorrelare la crescita economica dalle emissioni, almeno per ora.

Considerando il potenziale effetto del coronavirus nel contesto climatico più generale, per limitare il riscaldamento climatico entro 1,5°C rispetto ai livelli dell’era pre-industriale, le emissioni globali di GhG dovrebbero scendere di oltre il 6% l'anno per tutto il decennio. Se non saranno sviluppate tecnologie a emissioni negative, o se non saranno disponibili in quantità sufficienti, per contenere il rialzo termico entro 1,5°C occorrerà tagliare le emissioni del 15% l'anno fino al 2040.  A partire dal 2021, i tagli annuali alle emissioni dovrebbero superare il 7%, in modo da oltrepassare il prima possibile il picco.

In ogni caso, la prevista ripresa ci darà l'opportunità di integrare una serie di cambiamenti a livello industriale e sociale a supporto della transizione energetica. La pandemia da coronavirus dovrebbe indurre la politica a pensare con più risolutezza al cambiamento climatico, e alla necessità di un'azione decisiva e collaborativa per affrontare le minacce esistenziali globali. Dovrebbe contribuire a incoraggiare interventi pubblici a favore di iniziative verdi e rafforzare i principali temi su cui gli investitori dovrebbero puntare. In qualità di investitori, in quest'ottica manteniamo un dialogo attivo e costante con le aziende – approccio estendibile anche alla comunità finanziaria in senso lato, e la transizione apre nuove potenziali opportunità d'investimento sostenibili. I consumatori chiedono un'energia più pulita, e le società devono soddisfare questa loro richiesta, se non vogliono essere lasciate indietro.

 

Il punto di vista di Johann Plé, Green Bonds strategy manager

"A fronte della diffusione del coronavirus, si è temuto un possibile significativo rallentamento dei progetti green. Ma non è andata così. Qualche mese fa, l'Unione europea ha annunciato un piano per la ripresa che stanzia circa 550 miliardi di euro per iniziative legate all'economia verde – il più sostanzioso impegno a favore del clima di tutti i tempi."

A settembre, la Francia, che si è posta l'ambizioso obiettivo di diventare la prima grande economia europea low-carbon,  ha annunciato un piano di salvataggio post-Covid-19 da 100 miliardi di euro, di cui un terzo per progetti dedicati a strategie legate al clima. Il cambiamento climatico non è affatto stato dimenticato. Credo anzi che i piani per affrontare questa minaccia subiranno un'accelerazione. La raccolta obbligazionaria in questo momento è facilitata da tassi d'interesse ancora molto bassi e dal fatto che i mercati sono inondati di liquidità. Ma prima o poi questo debito dovrà essere rimborsato, e pertanto occorre che sia sostenibile. Per questo dobbiamo investire in progetti che tengano conto della lotta al cambiamento climatico, investendo in energie rinnovabili, trasporti puliti e edilizia verde – oltre che per la tutela dalla biodiversità. Tutti i piani per la ripartenza proposti tengono conto di questi elementi, e questo è un dato molto positivo.

Mi aspetto una crescita degli investimenti che mirano a orientare la crescita futura, tenendo conto del rischio climatico. Gli investitori vogliono spendere bene il loro denaro, ma non senza un adeguato ritorno finanziario.  Negli ultimi anni il settore dei green bond ha registrato una crescita robusta, che ha visto un numero crescente di emittenti e operazioni sul mercato. Nel 2019 le emissioni hanno registrato un balzo di oltre il 50% anno su anno, passando da 171,2 a 258,9 miliardi di dollari – un nuovo picco del mercato - mentre il numero degli emittenti è salito da 347 a 506, stando ai dati della Climate Bonds  Initiative. Limitandoci al nostro più specifico universo dei green bond, l'anno scorso abbiamo avuto una crescita del 75% – da 100 miliardi a 175 miliardi di dollari, con un incremento del numero di emittenti prossimo al 70%.  Le emissioni nel 2020 dovrebbero crescere di un ulteriore 25%, a circa 220 miliardi di dollari.

Nella prima metà di quest’anno il  mercato dei green bond ha deluso - le emissioni sono state a malapena in linea con quelle del 2019, ma per ragioni comprensibilissime. Ora prevediamo un aumento delle emissioni e guardiamo con un certo ottimismo al settore. Recentemente la Germania ha raccolto 6,5 miliardi di euro con al sua prima emissione di green bond, e anche molti brand internazionali hanno collocato sul mercato i loro prodotti. Per esempio, con il suo primo bond, la casa automobilistica Daimler ricevuto richieste di sottoscrizioni pari a quattro volte il numero di titoli disponibili. Il settore del credito evidenzia un'ottima dinamica di diversificazione e il segmento sovrano è in rialzo;  tutti fattori positivi in termini di crescita e di liquidità del mercato. Sono buone notizie per gli investitori, che si traducono in maggiori opportunità per generare un impatto, associato alla prospettiva di rendimenti potenzialmente migliori. 

Siamo convinti che gli emittenti con una strategia sostenibile credibile abbiamo maggiori capacità di affrontare i rischi climatici e le connesse opportunità, per cui nel tempo dovrebbero avere fondamentali più solidi di altri player, assicurando performance migliori. In ultima analisi, la pandemia di Covid-19 potrebbe accelerare e intensificare la domanda da parte degli investitori di prodotti più trasparenti e sostenibili. La crisi innescata dal coronavirus ha evidenziato come i rischi non siano solo finanziari;  anche un rischio extrafinanziario, come quello che ci ha colpiti nel 2020, può avere un impatto enorme a livello macroeconomico.

 

Il punto di vista di Amanda O’Toole, Clean Economy strategy manager - Framlington Equities

"Mentre numerosi settori e società sono stati duramente colpiti, per il settore delle rinnovabili l'esperienza del 2020 è stata molto diversa. Quasi tutte le imprese del settore hanno dato prova di resilienza, in termini di domanda, nuovi business e potenziali progetti. Questa capacità si è manifestata con piani d'investimento, che ne rafforzano la capacità produttiva nel campo delle rinnovabili e delle relative infrastrutture di supporto."

Per esempio, come emerge dai dati disponibili, nonostante abbiano dovuto lottare con la pandemia, gli sviluppatori di progetti solari USA nel secondo trimestre di quest'anno hanno installato quasi tre volte la capacità di energia solare dello stesso periodo del 2019. Più in generale, comunque, abbiamo rilevato un cambiamento nel linguaggio delle aziende. Sia il personale che gli stakeholder esprimono il reale desiderio di fare la cosa giusta per favorire la transizione energetica. I consumer brand appaiono più che mai intenzionati a promuovere la neutralità di carbonio dei loro prodotti.

Per esempio, a gennaio Microsoft ha annunciato l'impegno a diventare carbon negative entro il 2030, e a rimuovere/compensare le proprie emissioni storiche entro il 2050, con un piano che le consentirà di raggiungere l'obiettivo net zero emissions dalla nascita. Si tratta di un impegno enorme, cui hanno fatto seguito altri colossi tecnologici, tra cui Facebook.

Ma ci sono logiche economiche, in termini di customer retention, alla base della fortissima domanda di fonti di energia più pulite. Il tutto supportato dall'interesse delle autorità politiche e normative per un mix di impianti generazione più orientati alle energie pulite, che solitamente sono anche i più economici da realizzare. La pandemia ha messo in luce la solidità della domanda nel campo delle tecnologie pulite e la sua ampia diffusione. Dal punto di vista degli investitori, ci sembra molto importante. Prendiamo il settore dei veicoli elettrici,con oltre 400000 unità vendute in Europa nella prima metà del 2020, pari a un incremento del 57% rispetto allo stesso periodo del 2019. È la prima volta in cinque anni che le vendite in Europa superano quelle della Cina.

E se il settore dell'auto non riuscirà a uscire indenne dalla crisi, è previsto un forte recupero nel segmento dei veicoli elettronici. Se teniamo conto anche dell'infrastruttura e delle supply chain di questo segmento, credo che potremo attingere a numerose potenziali opportunità d'investimento. L'altro pilastro che ha resistito molto bene è quello degli investimenti nel 5G; sebbene sia meno direttamente associata alla transizione energetica, è evidente che questa tecnologia supporta le smart city e le smart factory, garantendone l'efficienza. Anche questo settore è caratterizzato dall'estensione della sua supply chain – e da un set diversificato di potenziali opportunità d'investimento. 

Nel complesso, l'accelerazione della transizione energetica è favorita dall'attenzione di imprese e consumatori alle prassi di ‘good citizenship’,  ma anche l'impegno dei governi ha un suo peso. Dobbiamo favorire i progressi delle rinnovabili e delle tecnologie pulite. Lo sviluppo e l'apertura del mercato imprimono una spinta all'innovazione del settore.

 

Il punto di vista di Lise Renelleau, Director - Sustainable Investment Solutions,  Rosenberg Equities

"Si spera che la crisi innescata dal Covid-19 porti a un cambiamento di mentalità, sensibilizzando la società civile sui temi del cambiamento climatico.  Oggi non sono solo i giovani a invocare un intervento – la richiesta arriva anche dagli investitori e dagli asset owner."

La pandemia è stata uno shock per gli investitori, ma in qualche modo li ha risvegliati. Ci ha dimostrato come le organizzazioni più agili e innovative siano più abili nella gestione delle crisi. Naturalmente, dal punto di vista degli investitori, il 2020 ha costituito una sfida economica enorme, anche sotto il profilo della crisi climatica; diverse aree del mondo sono state colpite da siccità, incendi, uragani e alluvioni. 

Come investitori, sappiamo bene che, riguardo all'azione climatica, il tempo non gioca a nostro favore.  Considerata la transizione strutturale in gioco,  dobbiamo essere più che mai lungimiranti e puntare su soluzioni low-carbon. Molti governi colgono l'occasione per finanziare la ripresa in modo sensibile al clima, e questo è senz'altro un dato positivo. L'incremento degli investimenti sostenibili è essenziale. Inoltre, da investitore sostenibile, puntiamo a gestire i rischi associati al cambiamento climatico, cercando al tempo stesso di cogliere le possibili opportunità offerte dalla transizione energetica. 

Non sono d'accordo con la tesi che vede l'azione per il clima in contrasto con la  performance di un investimento. Non mancano le ricerche che evidenziano come l'integrazione dei fattori ESG migliori di fatto le performance.  Ad esempio, in quasi il 90% di  2.200 analisi empiriche condotte è emersa una relazione tra criteri ESG e performance finanziaria – nella maggior parte dei casi, un relazione positiva1. Inoltre, le relazioni strutturali tra credenziali ESG e società ci consentono di valutare la futura redditività e il rischio d'impresa delle singole società.

Nella nostra esperienza, le società più avanzate in termini di lotta al cambiamento climatico sono state molto più resilienti di quelle meno attive su questo fronte. Si ha la netta sensazione che oggi la necessità di un cambiamento sia ben chiara alle imprese come agli investitori, e che sia supportata da venti dominanti a favore.

Vediamo un numero crescente di aziende e governi impegnarsi per favorire la transizione energetica - persino Pechino si è impegnata a raggiungere l'obiettivo zero emissioni nette.

Le società in prima linea su questo tema saranno con ogni probabilità i leader di domani. Oggi così gli investitori hanno a disposizione diverse opportunità. Ma non si tratta solo di ‘acquistare il meglio’. Dalla nostra analisi emerge che il 15% degli indici di mercato ha ridotto la sua impronta di carbonio oltre il 7% annuo necessario per uno scenario climatico di riscaldamento entro 1,5˚C2.

Per questo dobbiamo investire in società in transizione, quelle che stanno cercando di abbandonare i combustibili fossili più inquinanti.  Per l'investitore, la cosa più importante è affrontare la questione con un approccio di lungo periodo, in termini assoluti, e di transizione, anticipando le politiche e normative sul clima, che avranno un impatto sulle imprese. Sperimentiamo un incremento della domanda di investimenti sostenibili.  Aziende e investitori privati cercano soluzioni per investire in modo sostenibile;  strategie capaci di assicurare quella resilienza necessaria per affrontare le incertezze del mercato riconducibili al Covid-19 e al cambiamento climatico. Siamo davanti a un cambiamento strutturale epocale. In passato investire in ottica ESG significava più che altro mitigare il rischio, ma oggi,  specialmente sugli aspetti climatici, si tratta anche di cogliere potenziali opportunità.  Fondamentalmente, gli obiettivi a lungo termine degli investitori sono allineati con un'azione immediata per il clima.

Note

1Gunnar Friede, Timo Busch & Alexander Bassen (2015) ESG and financial performance: aggregated evidence from more than 2000 empirical studies,  Journal of Sustainable Finance & Investment.

2AXA IM Rosenberg Equities, 2020

 

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