Trade War, leadership mondiale, inversione della curva dei tassi: dove va il mondo?

Stiamo vivendo una fase di transizione su più livelli. L’intervento deciso delle banche centrali dall’epoca della crisi ha esaurito un ciclo di flessione dei tassi durato 40 anni. Il mondo si sta "deglobalizzando", come dimostra l'ascesa del populismo a livello mondiale. Occorre anche tenere conto delle rivoluzioni tecnologiche che stanno trasformando interi settori dell'economia. Come far fronte a una situazione così complessa?
 

Cosa dobbiamo pensare delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina e quale impatto potranno avere sugli investitori?

La posta in gioco della guerra commerciale è chiara: stabilire quale sarà il leader economico di domani, pensando al 2050. Gli Stati Uniti sanno bene che la leadership cinese è sempre più forte. Donald Trump vorrebbe contenere il rafforzamento della Cina aumentando i dazi e obbligandola a rispettare la proprietà intellettuale, ma dobbiamo arrenderci all'evidenza: considerata la posta in gioco, è in atto una guerra fredda economica che rischia di durare per anni e di scandire il ritmo dei mercati anche in futuro.

Ciò nonostante, l'approssimarsi delle elezioni presidenziali americane del 2010 dovrebbe indurre Trump a cercare una tregua temporanea, a costo di fare qualche concessione. Siamo comunque lontani da una vera e propria risoluzione e gli investitori dovranno fare i conti a lungo con questo clima incerto di guerra fredda economica. Nel frattempo, l’incertezza della politica commerciale e gli effetti degli annunci di entrambe le parti, oltre a penalizzare l'economia reale americana, indeboliscono anche la crescita mondiale. Queste tensioni pesano sempre di più sulla fiducia dei consumatori e su quella delle imprese, che hanno tagliato decisamente gli investimenti.

Stando agli ultimi dati sulla produzione, l'occupazione e l'edilizia residenziale, l'economia americana sta tuttavia dando prova di resistenza, contrariamente a quanto ci dicono le indagini congiunturali, più pessimiste. In sintesi, l’attuale tregua tra USA e Cina, insieme al sostegno delle banche centrali e all'allontanarsi dell'ipotesi di un "no deal" nella telenovela Brexit, potrebbe ridare un po' di ossigeno all'economia mondiale e limitare le prospettive di rallentamento. Si potrebbe così evitare una nuova recessione nel 2020.

In questo contesto si possono comunque vedere delle opportunità. I divari in termini di valutazioni sono talmente ampi da far pensare a una recessione, scenario che comunque escludiamo per il prossimo anno. Le azioni difensive sono sopravvalutate, mentre gli investitori sembrano evitare i cosiddetti titoli ciclici, penalizzati dal pessimismo dilagante che pesa sui mercati da ottobre 2018. La situazione offre a nostro avviso un'opportunità tattica per cui abbiamo deciso di rafforzare l'esposizione alle azioni cicliche. In Europa abbiamo espresso questa scelta puntando su un paniere di titoli selezionati. Negli Stati Uniti, rispetto al mercato azionario generale (S&P 500), preferiamo l'industria e i beni voluttuari.

Per quanto riguarda l'area euro, i tassi bassi e il forte sostegno della Banca Centrale Europea ci spingono a preferire i settori che offrono dividendi elevati, come le telecomunicazioni e l'energia.

 

Dopo la nuova inversione della curva dei tassi, possiamo dire di avere scongiurato i rischi di recessione?

Il 14 agosto 2019 c'è stato un momento in cui i tassi a breve termine erano più alti di quelli a lungo termine, risultando in un'inversione della curva. La flessione dei tassi a breve termine e l'aumento dei rendimenti a lungo termine, amplificato dall’ottimismo per la tregua commerciale tra Cina e Stati Uniti, hanno successivamente portato a un nuovo irripidimento della curva, e questo ci sembra un segnale positivo. Le principali banche centrali continueranno a iniettare liquidità nel sistema economico, in particolare la Federal Reserve (Fed) che ha annunciato un programma di riacquisti obbligazionari da 60 miliardi di dollari al mese.

In tale contesto, le previsioni di inflazione negli Stati Uniti appaiono troppo basse, e questo ci spinge a rafforzare l'esposizione dei nostri portafogli all'inflazione di break-even americana, acquistando obbligazioni indicizzate all'inflazione. Un discorso analogo vale anche per l'area euro.
Per quanto concerne le previsioni di recessione, pur seguendo gli indicatori economici, stiamo bene attenti a non farci influenzare dalle voci del mercato. Restiamo concentrati sul nostro consolidato processo d’investimento e sulla ricerca di rendimento per l'investitore.

 

Quindi dove possiamo trovare un potenziale di rendimento?

Le politiche accomodanti delle banche centrali favoriscono a nostro parere le obbligazioni ad alto rendimento. Dall'estate del 2019 preferiamo le obbligazioni high yield europee alle obbligazioni "Investment Grade", perché hanno un profilo più interessante, grazie a una duration più bassa e a livelli più elevati di spread, che potrebbero proteggere il portafoglio in caso di aumenti dei tassi. Abbiamo tuttavia ridotto l'esposizione a questa asset class per riallocare il rischio sui titoli ciclici di cui abbiamo parlato.

Pensiamo che i mercati emergenti, con rendimenti interessanti, dovrebbero essere favoriti dai toni più concilianti della Fed e dalla probabile interruzione della corsa al rialzo del dollaro americano. In questi paesi è importante avere un approccio selettivo.

 

Come gestire l'esposizione ai titoli tecnologici americani in un momento in cui il settore è ai massimi storici?

Il nostro approccio di "stock picker" è incentrato sulla selezione dei singoli titoli. Siamo convinti che, nonostante le valutazioni piuttosto alte del settore, alcune imprese siano molto ben posizionate sui megatrend a lungo termine. Abbiamo identificato le società con i modelli di business più solidi, le imprese leader nei rispettivi ambiti di attività e quelle che dovrebbero continuare a crescere, aumentare i profitti e ottenere livelli di "free cash flow" interessanti. Si trovano nella maggior parte dei casi negli Stati Uniti, ad eccezione di alcune società individuate in Europa.

In particolare, ci sembrano trend interessanti i pagamenti online, la cybersecurity, l’Internet of Things e la robotica. Le valutazioni elevate in questi segmenti non dovrebbero frenare la crescita. Tra le società identificate* ci sono Check Point Software e Palo Alto nel settore della cybersecurity, Pagseguros per i mezzi di pagamento in Brasile, e poi Mastercard, una delle nostre posizioni forti.  Anche alcune imprese "Med Tech", in particolare in Asia, come Becton Dickinson, una delle nostre posizioni principali della strategia multi-asset globale flessibile.

Anche se i titoli tecnologici rappresentano ancora la quota più importante dei nostri portafogli, a ottobre abbiamo aumentato gli investimenti in titoli ciclici, per approfittare delle opportunità emerse in questo contesto di mercato.

In sintesi, stiamo vivendo una fase di transizione su più livelli. L’intervento deciso delle banche centrali dall'epoca della crisi ha esaurito un ciclo di flessione dei tassi durato 40 anni. Apparentemente stiamo arrivando alla fine di questo ciclo. La questione è: per quanto tempo ancora avremo tassi così bassi? Inoltre, il mondo si sta "deglobalizzando", come dimostra l'ascesa del populismo a livello mondiale, sullo sfondo di 3 grandi blocchi economici e politici, Stati Uniti, Europa e Cina. Occorre anche tenere conto delle rivoluzioni tecnologiche che stanno trasformando interi settori dell'economia. Per far fronte a una situazione così complessa, ci vuole una strategia attiva ben diversificata.

 

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* La citazione di nomi di società all'interno dell'articolo non costituisce un consiglio d'investimento da parte di AXA IM.