Mercati: segni di nervosismo a gennaio

Dopo aver archiviato un anno di performance brillante, sui mercati azionari sono arrivati segni di nervosismo a gennaio, non ultimo a causa dei timori sull’epidemia di coronavirus scoppiata in Cina.

 

A gennaio, la comparsa e la rapida diffusione in Cina (e anche fuori) di un nuovo virus ha portato alla messa in quarantena di milioni di persone. Non si era mai visto un contagio su questa scala con la conseguenza di un possibile forte rallentamento dell’attività economica in Cina.

Tenuto conto dell’importante contributo della crescita cinese a quella mondiale e della mancanza di visibilità sull’entità del rallentamento della crescita a livello globale, il prudente ottimismo mostrato dagli investitori a fine 2019 si è rapidamente dissolto, lasciando il posto a un ritorno dell’avversione al rischio.

 

Modalità risk-off anche in Italia

Anche in Italia i mercati si sono messi in modalità risk-off. A gennaio, il Ftse Italia All Share NT ha lasciato sul terreno l’1,06%, ma ha perso meno rispetto agli altri mercati europei perché lo spread si è compresso sui timori dell’impatto del coronavirus e le utilities sono salite più del 10% sul mese precendente.

A trainare al ribasso il Ftse Italia sono stati principalmente i titoli dei settori ciclici, delle commodities, dell’energia, dei beni durevoli e della finanza, mentre i settori a lunga durata (sanità, consumo durevole, immobiliare, utilities e tecnologia) hanno beneficiato dei tassi bassi. Tra questi, è stata particolarmente forte la domanda per i titoli delle utilities dopo che la Commissione Ue ha annunciato un piano d’investimento per la transizione energetica.

 

Pesa la nuova incertezza sul ciclo economico

L’imprevista diffusione del coronavirus, con il suo impatto sull’economia, ha riportato in primo piano un certo nervosismo da parte degli investitori sul ciclo economico. Infatti, ne hanno beneficiato quei titoli che sono considerati difensivi, come appunto le utilities, che hanno riportato significativi guadagni. Il fondo AXA WF Framlington Italy, che è poco esposto sulle utilities, ha perso il 3,2% sulla parte A euro a gennaio, penalizzato soprattutto dall’impennata del settore, Enel in primis. Inoltre, il fondo è stato in parte penalizzato dal declino dei titoli industriali ciclici, per esempio CNH, Prysmian, Interpump o Ima che hanno sofferto per i timori su un rallentamento dell’economia globale.

 

Posizionamento tattico

Nel corso del mese, abbiamo fatto alcuni aggiustamenti di tipo tattico per riequilibrare il portafoglio. Nello specifico, abbiamo rafforzato la nostra esposizione su Enel e Terna approfittando del momento di debolezza delle utilities, in vista delle elezioni regionali in Italia, per aumentare un po’ il nostro peso nel settore. Abbiamo quindi aumentato Enel – che infatti è poi salita sulla scia dei timori di un rallentamento del ciclo economico – ma abbiamo venduto Eni, che potrebbe essere penalizzata dagli stessi timori. Abbiamo poi rafforzato la posizione su Terna in previsione del fatto che ci saranno investimenti per rinnovare le reti elettriche.

 

Outlook

Nel 2019 il mercato ha reagito all’andamento del Btp piuttosto che agli utili societari. La riduzione del rischio Italia ha favorito i titoli più domestici, dalle utilities ai finanziari. Tuttavia, per il 2020 riteniamo non ci sia molto spazio per un’ulteriore compressione dello spread e un’ulteriore discesa del Btp, tranne che nel caso di un evento particolare che riuscisse ad abbattere l’appetito al rischio. Quindi pensiamo che i titoli che l’anno scorso sono stati dei driver di performance, non lo saranno più quest’anno. Preferiamo puntare invece su società che sono competitive e in grado di generare utili nel mondo e sul lungo periodo.

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