Tastiamo il polso ai mercati

Le previsioni di consensus indicano una crescita stabile nelle principali economie. Gli investitori si aspettano un miglioramento nel breve termine. Il problema è che le valutazioni attuali e la crescita a lungo termine non appaiono entusiasmanti. Sulla base delle dinamiche demografiche, il risparmio disponibile è abbondante mentre le opportunità di investimento sono sempre più scarse, almeno in Borsa. I rendimenti saranno, pertanto, contenuti. L’unico tema di rilievo che potrebbe cambiare le carte in tavola è il clima. Non c’è però una mappa chiara da seguire. I governi devono prendere l’iniziativa e accelerare la transizione dal carbonio. Gli investitori seguiranno a ruota, impiegando i loro capitali di conseguenza. Questo è il vero grande tema. Nel frattempo, dobbiamo ancora investire secondo il ciclo economico.   

 

Così così

Resta un ciclo strano. Molti operatori del mercato stanno pubblicando le loro previsioni per il prossimo anno e sembra che ci sia accordo nel ritenere che l’espansione perdurerà. Non ci sono segnali che indicano una recessione nel 2020 tuttavia, col proliferare degli scenari di base, l’alternativa più probabile sembra un rallentamento. Sebbene si preveda un lieve miglioramento della crescita, soprattutto a causa del rimbalzo nel primo semestre collegato a un possibile rallentamento dovuto ai timori sul fronte commerciale nel 2019, il tasso di crescita tendenziale è ancora basso. Potrebbe certamente verificarsi un’evoluzione non lineare del rischio qualora si manifestasse un nuovo shock per la crescita nei prossimi trimestri, soprattutto poiché molte economie resteranno su ritmi abbastanza stagnanti. Per esempio, qualora il tasso di crescita negli Stati Uniti scendesse al di sotto dell’1,6% attualmente previsto dal nostro team economico, potrebbe verificarsi un rapido aumento della disoccupazione con un conseguente taglio della spesa da parte di consumatori e imprese. A questo punto, il sentiment degli investitori dipende molto dal fatto che non si concretizzano i rischi per la crescita.

 

Un bel sospiro

In realtà, negli ultimi mesi, gli investitori hanno riacquistato un po’ di fiducia. I timori di recessione di un anno fa hanno spinto la Federal Reserve a una svolta improvvisa nella politica monetaria. L’escalation delle preoccupazioni commerciali e dei dazi ha impensierito imprese e investitori, e tali timori si sono manifestati nella debolezza dell’attività manifatturiera globale. L’indice ISM negli Stati Uniti ha toccato il picco di 60,8 ad agosto 2018, a indicazione di una crescita molto robusta del settore manifatturiero USA, successivamente sceso sul minimo di 48,3 a settembre, segnalando una modesta contrazione dell’attività. Tuttavia, nelle ultime settimane, il sentiment è migliorato e i dati si sono stabilizzati. Nell’anno delle elezioni negli Stati Uniti prevedibilmente sarà raggiunto l’accordo commerciale con la Cina. La notizia sulla definizione di un’intesa sarà, temporaneamente, più importante per i mercati rispetto alle condizioni dettagliate e al fatto che i rapporti tra Cina e Stati Uniti restino fonte di tensione su scala globale. Analogamente, le probabilità che la Brexit si realizzi sono aumentate, con qualche effetto positivo sui mercati, per quanto questo segnerebbe solo l’inizio di un processo più importante per giungere a un accordo commerciale con l’UE nel prossimo anno circa. Se gli incontri preliminari tra i funzionari del Regno Unito e degli Stati Uniti in merito a un’intesa commerciale tra i due Paesi hanno prodotto un documento di 451 pagine (sfoggiato la scorsa settimana durante il dibattito elettorale), immaginatevi di quante pagine sarà il nuovo accordo tra Regno Unito e UE (che dovrà affrontare questioni come la dogana, i dazi e l’allineamento normativo). Queste però sono considerazioni che andranno fatte più avanti. Per il momento, la fiducia degli investitori è migliorata, negli ultimi mesi è stata immessa abbondante liquidità sui mercati e i rendimenti in generale sono più alti rispetto a quanto molti si sarebbero immaginati un anno fa.

 

Tra una vacanza e l’altra

Nessuno può prevedere cosa accadrà a dicembre. In genere è un mese risk-on in cui i rendimenti azionari sono positivi. Dopo la grande crisi finanziaria, il dicembre dello scorso anno è stato quello con la peggiore performance per l’indice S&P 500. A meno che non vengano diffusi dati economici sorprendenti o non si concretizzi il rischio effettivo di uno sconvolgimento politico negli Stati Uniti, con la procedura di impeachment inviata alla commissione giudiziaria della Camera, il mercato non sembra indirizzato verso il declino. In mancanza di un grave shock sul mercato, le valutazioni resteranno abbastanza generose per la maggior parte degli strumenti liquidi. Noi ci aspettiamo che i rendimenti obbligazionari siano molto più bassi nel 2020 che nel 2019. Per le azioni, ci sarà un po’ più di ottimismo sul fronte degli utili ma i rating sono già più alti. Detto questo, dal punto di vista di un'asset allocation puramente tattica, con l’inizio del nuovo anno la preferenza va a una posizione sovrappesata in azioni.   

 

Tassi invariati

Cosa sappiamo del prossimo anno? Che i tassi di interesse resteranno bassi. Gli alti e i bassi del mercato continueranno a essere condizionati dalla politica. Alcuni investitori si aspetteranno un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve. Altri cercheranno l’opportunità di ottenere rendimenti migliori di quelli disponibili sui mercati obbligazionari dove gli yield sono bassi. Tali dinamiche genereranno qualche rischio sul mercato. A fronte della debolezza dell’economia, gli investitori si interrogheranno sulle effettive possibilità di intervento da parte delle banche centrali. Se le armi a disposizione dovessero sembrare insufficienti, allora l’attenzione potrebbe concentrarsi sulla politica fiscale.

 

Caccia all’affare

Allora meglio concentrarsi sul valore. In campo obbligazionario, le strategie short duration o flessibili si addicono allo scenario attuale. Un’esposizione passiva sui tassi o sulla duration potrebbe comportare una volatilità indesiderata. Probabilmente il modo migliore di affrontare i mercati obbligazionari il prossimo anno sarà quello di limitare la duration e gestire bene tassi e rischio di credito. Nel mercato azionario, l’attenzione dovrebbe concentrarsi sulla crescita a lungo termine.

 

Si sentono già gli effetti del cambiamento climatico?

Dovremmo monitorare la dispersione sui mercati. Le obbligazioni con rating CCC nell’high yield USA hanno sottoperformato. Le azioni e il segmento automobilistico hanno riportato scarse performance in molti mercati. È questa la “mano invisibile” al centro del dibattito per la transizione dal carbonio che sta già punendo alcuni settori? Forse gli investitori stanno già sottopesando settori e imprese che secondo le previsioni non dovrebbero generare valore nel lungo periodo. È una tendenza che vale certamente la pena di monitorare. Le obbligazioni con rating CCC del settore dell’energia rappresentano circa il 2,5% del mercato high yield USA ma stanno contribuendo al 20% dello yield. È interessante? È un segnale d’allarme? Giustifica politiche ESG più aggressive? Probabilmente tutte e tre le cose. Per me appare evidente che il cambiamento climatico è il fulcro del dibattito strategico, persino nel settore finanziario. Col tempo, gli investitori otterranno rendimenti migliori se terranno conto (in particolare) degli obiettivi climatici nei loro portafogli. A giugno del prossimo anno, il Regno Unito ospiterà la COP26. La comunità di investitori si concentrerà sugli interventi necessari per favorire la transizione dal carbonio. In un contesto in cui gli indicatori di performance tradizionali saranno scarsi, la capacità di fare progressi sull’uso del capitale per centrare gli obiettivi del cambiamento climatico sarà di estrema importanza.  

 

Goal

Non mi sono occupato di calcio ultimamente. Il Liverpool è in testa alla Premier League. Il suo principale rivale è il Manchester City, mentre il Leicester City è il concorrente più popolare. Il Manchester United e l’Arsenal sono entrambe ben lontane dai fasti del passato. José Mourinho è tornato, questa volta col Tottenham. Se non altro, ora non dovrà vivere in un hotel. Nonostante quanto accaduto tra lui e lo United, continua a piacermi, non necessariamente come allenatore, ma come personaggio del calcio. Gli Spurs hanno le carte in regola con il loro grande stadio. Ma i tifosi vogliono vedere un calcio più avventuroso. Dove sono finite le partite dove si segnavano tanti goal? Dove sono le spavalderie alla Kevin Keegan? Dove sono gli attaccanti come Van Persie, Cole, Sheringham, Phillips, Henry e Wright? Non sono mai stato un fan del gioco caratterizzato dai lunghi passaggi di palla di Guardiola perché quando

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